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Bollette luce e gas, si paga l’Iva su accise e addizionali?

7 Marzo 2017
Bollette luce e gas, si paga l’Iva su accise e addizionali?

Per quanto riguarda le fatture elettriche e del gas è corretta l’inclusione nella base imponibile ai fini Iva delle accise e dell’imposta di consumo, nonché delle relative addizionali.

È corretto calcolare l’Iva sulle tasse? La Cassazione a Sezioni Unite, nel lontano 1997 [1], ha detto di no: un’imposta non costituisce mai base imponibile per un’altra. Ma questo non vale per le bollette della luce e del gas. È quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate in risposta a un recente interpello [2] presentato da un cittadino.

Il contribuente – che peraltro è nostro lettore e che, in spirito di amicizia, ci ha inviato la documentazione – sosteneva che, con riferimento alle fatture di fornitura elettrica e gas fosse illegittimo il calcolo dell’Iva eseguito su un imponibile comprensivo delle accise e addizionali comunali, quindi, su altre “tasse” (o imposte). Di qui la richiesta di chiarimenti all’Agenzia delle Entrate.

Sulle bollette della luce e del gas si paga l’Iva sulle tasse?

La legge [3] stabilisce che la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti dal cedente o prestatore secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri e le spese inerenti all’esecuzione e i debiti o altri oneri verso i terzi, accollati al cessionario o committente, aumentato delle integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti. In pratica, la base imponibile Iva, per le cessioni di beni e prestazioni di servizi, è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti alla controparte secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri verso terzi accollati al cessionario o committente. Ebbene, nell’ammontare dei corrispettivi figurano anche l’imposta di consumo delle forniture di gas metano, nonché le accise sulle forniture di energia elettrica, comprese le relative addizionali, in quanto, pur se dovute per legge dal cedente, di esse viene esercitata la rivalsa e, quindi, l’addebito del relativo onere agli utenti delle forniture. Tale interpretazione – sostiene l’Agenzia delle Entrate – si pone in linea con le specifiche disposizioni impartite dalle direttive comunitarie. In particolare, la direttiva del 2006 [4] stabilisce che l’accisa, le imposte di consumo e le relative addizionali devono essere contenute nella base imponibile («nella base imponibile devono essere compresi gli elementi seguenti: a) le imposte, i dazi, le tasse e i prelievi, ad eccezione della stessa Iva»).

La stessa Agenzia delle Entrate ha dato in passato, sullo stesso punto, identica interpretazione [5].


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 3671/1997.

[2] Interpello n. 910-11/2017.

[3] Art. 13 co. 1, dpr n. 633/1972.

[4] Direttiva Ue n. 112 del 28.12.2006, art. 78 co. 1, lett. a).

[5] Ag. Entrate, circolare n. 226/1999, risoluzione n. 2/E del 18.11.1994, risoluzione n. 350586 del 16.06.1982.


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4 Commenti

  1. MA CHE VA BLATERANDO L’AGENZIA DELLE ENTRATE, C’E’ LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE CHE E’ CHIARISSIMA, SE SI FA’ RICORSO E’ VITTORIA SICURA

    1. SECONDO TE A CHI E COME POTREBBE ESSERE RICHIESTO IL RIMBORSO CON RIFERIMENTO ALLA SENTENZA DI CASSAZIONE ? IO VORREI PROVARE A FARLO – GRAZIE

  2. La Sentenza della Cassazione è del 1997, nel 2007 è entrata in vigore una direttiva CEE che prevede che nella base imponibile (ai fini IVA) debbano rientrare le imposte, i dazi, le tasse e i prelievi, ad eccezione della stessa IVA. Normativa scritta con i piedi da una analfabeta, ma pur sempre normativa è. Vi è da considerare che a prescindere dalla direttiva il problema si pone sotto un profilo delle moltiplicazione delle imposizione, posto che l’accisa è già un tributo che grava sul consumo del bene/servizio su cui grava l’IVA, si tratta quindi di una tripla imposizione (IVA sul corrispettivo, accisa, IVA sull’accisa). Dobbiamo però ritenerci fortunati: il legislatore comunitario ha precisato che non si deve calcolare l’IVA sull’IVA !!!!

  3. La motivazione sarebbe che quelli sono oneri a carico del cessionario che si tramutano in costo per l’utente… In sostanza oneri per l’utente. La direttiva è iniqua. L’onere a carico del cessionario non dovrebbe essere imputato all’utente finale, poichè in tal modo si ha reato di elusione fiscale. Tale atto dovrebbe costituire quindi un reato di truffa di cui si rende complice lo Stato che consegue maggiore IVA sempre a scapito del consumatore finale costretto a pagare.

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