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Processo per stalking: come difendersi?

11 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 marzo 2017



Qualche considerazione di tipo processuale utile nella difesa da un accusa per un reato di cui tanto si sente parlare.

Lo stalking, ossia il reato di atti persecutori [1] si configura, volendo semplificare, quando con condotte reiterate (con più di una condotta) si minaccia o si molesta qualcuno cagionando, in questo modo,  un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ingenerando il timore per la propria incolumita’ (o di quella di un prossimo congiunto) oppure tale da costringere la vittima a modificare le proprie pregresse abitudini di vita (es. a non frequentare più determinati luoghi, a non andare più al solito cinema, al solito bar, a non vestire più in un determinato modo).

Difendersi da un’accusa di stalking, e da qualsiasi altra accusa, richiede, com’è ovvio, specifiche competenze professionali e esperienza pratica: il processo penale, difatti, è scandito da precisi termini (una certa attività, ad esempio, può essere validamente esperita solo fino ad una certa scadenza e non oltre) e da regole procedurali, non sempre di facile comprensione  e, comunque, sempre interconnesse tra loro.

Pensiamo, volendo fare un esempio, alla «lista dei testimoni». Immaginiamo che Tizio, imputato per stalking,  intenda far testimoniare a suo favore Caio e Sempronio i quali potrebbero riferire che, il giorno in cui la vittima (la cosiddetta persona offesa) è stata molestata, Tizio si trovava fuori città. Secondo la disposizione del codice di procedura penale [2]   Tizio deve, a pena di inammissibilità, depositare nella cancelleria del Tribunale, almeno sette giorni prima della data di inizio del processo, la lista delle persone che intende chiamare a testimoniare in suo favore indicando specificamente su quali fatti e circostanze dovranno essere interrogati.

Affrontando un processo per stalking, ma le considerazioni possono essere estese a ciascun altro reato, la prima valutazione che compie l’avvocato è, di norma, diversa da quella del proprio assistito. Mi spiego meglio.

L’imputato immediatamente, sia per istinto, sia per la mancanza delle necessarie competenze tecniche, inizia a parlare dei fatti per i quali dovrà essere processato, spesso andando oltre gli stessi confini determinati dal capo di imputazione, nel senso di riportare e spiegare anche di fatti diversi e ulteriori rispetto a quelli per cui è stato indagato e dovrà essere processato.

L’avvocato, invece, per prima cosa si sofferma sulla forma degli atti, sulle date di notificazione, sulla lettura attenta del capo di imputazione per verificare,  prima ancora del «merito» delle accuse, se, da un punto di vista che potremmo definire formale, le «carte sono in regola». Questo non significa, si badi bene, che il merito della causa (intesa quale fondatezza delle accuse) non sia immediatamente importante, ma solo che questo tipo di valutazione viene giuridicamente in un secondo momento rispetto alla valutazione di tutti gli elementi formali del processo.

Poco sopra si faceva riferimento a quelli che ho chiamato i «confini determinati dal capo di imputazione». Ma cosa significa in sostanza? In soldoni significa sia che il capo di imputazione deve aver determinate e specifiche caratteristiche, differenti in relazione al diverso tipo di atto che si sta analizzando [3], sia che è sulla base del capo di imputazione (o meglio dei fatti che il capo di imputazione descrive) che viene predeterminato il tema del processo.

Nel processo per stalking a carico di Tizio, per esempio, le domande che le parti (accusa e difesa) potranno porre ai testimoni (il processo penale è essenzialmente un processo orale) potranno riguardare solo il fatto così come specificato nella imputazione e non anche altre questioni e/o vicende che non sono state, come si dice in ergo tecnico, formalmente contestate.

La complessiva strategia difensiva, inoltre, deve esplicitarsi tenendo sempre a mente che nel nostro sistema processuale vige il principio di non colpevolezza [4] in forza del quale, in buona sostanza, l’imputato non è considerato colpevole sino alla sentenza di condanna definitiva, unitamente al principio, non meno rilevante, secondo il quale l’onere della prova della responsabilità penale incombe sull’accusa: è compito della pubblica accusa (il pubblico ministero), in altri termini, dimostrare la responsabilità penale dell’imputato «al di la di ogni ragionevole dubbio» [5].

Chiaramente, la corretta articolazione della stratega difensiva, passa per la corretta comprensione delle vicende umane connesse ai fatti per cui è processo: seppur attraverso determinati e formali passaggi procedurali, alla fine, nel processo penale si è chiamati a valutare i comportamenti delittuosi (le condotte di reato) posti in essere dall’imputato che, come tutti i fatti dell’uomo, possono avere una moltitudine di determinazioni (quelle che potremmo chiamare movente) e diverse sfaccettature e punti di vista.

Rispetto ad una imputazione per stalking, diverse sono, in linea teorica, le possibilità difensive:

  • dimostrare – se possibile – che le condotte in contestazione non sono mai avvenute [ad esempio si è accusati di aver minacciato la persona offesa, in un determinato luogo e a una specifica ora e si riesce a provare che la cosa non è possibile perché si era in un posto diverso (il cosiddetto alibi)];
  • evidenziare le incongruenze e le mancanze nella ricostruzione dei fatti della persona offesa;
  • fornire una diversa lettura della vicenda evidenziando, ad esempio, dei motivi di risentimento della presunta vittima (ex moglie tradita che ha denunciato per risentimento e vendetta).

Il tutto nel rispetto – e con la conoscenza –  delle regole procedurali che governano lo svolgimento, in pratica, del processo e nella consapevolezza che, non solo la pronuncia assolutoria ma anche l’irrogazione di una sanzione inferiore rispetto a quella prevista e richiesta dall’accusa, può costituire, dal punto di vista difensivo, un successo professionale. Solo l’attenta lettura delle carte del processo e una visione di prospettiva può, infatti, consentire l’articolazione di una adeguata linea difensiva.

note

[1] Art. 612 bis, cod. pen.

[2] Art. 468 cod. proc. pen.

[3] L’imputazione nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari può, ad esempio, essere “sommaria con l’enunciazione del fatto per il quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto”. Nel decreto che dispone il giudizio, invece, deve essere una “enunciazione in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione dei relativi articoli di legge”.

[4] Art. 27 Cost.

[5] Art. 533 cod.proc.pen.


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