HOME Articoli

Lo sai che? Separarsi senza motivo è possibile?

Lo sai che? Pubblicato il 8 marzo 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 8 marzo 2017

La separazione è sempre possibile se c’è il consenso di entrambi i coniugi; ma anche in caso contrario il giudice non accerta l’effettività delle cause sulla intollerabilità della convivenza.

Come tutti sanno, il matrimonio comporta degli obblighi, ma tra questi non vi è quello dell’indissolubilità del vincolo (obbligo che appartiene piuttosto alla dottrina cattolica): si può sempre fare marcia indietro e separarsi. Le ragioni possono essere le più disparate. In particolare ci si può separare tanto nel caso in cui il marito o la moglie si sia macchiato di una grave colpa, abbia cioè violato i doveri matrimoniali previsti dal codice civile (e in tal caso avremo la separazione con addebito), sia perché ci si litiga sempre o, semplicemente, non si è più innamorati ed è venuta mano quell’unione materiale e spirituale di un tempo (in tale ipotesi si avrà invece la separazione senza addebito). In quest’ultima ipotesi non è necessario che il venir meno del legame sia imputabile ad entrambi i coniugi: può chiedere la separazione anche uno solo dei due, nonostante l’opposizione dell’altro. A questo punto è lecito chiedersi se il marito o la moglie possa decidere, dalla sera all’indomani, di separarsi per semplice “capriccio”, motivando la scelta sulla base di futili ragioni: in altre parole separarsi senza motivo è possibile? Ed in tale caso si può chiedere l’addebito a carico di chi intraprende questa scelta? Cerchiamo di rispondere con semplicità a queste due domande.

La separazione per ragioni futili

La legge stabilisce che ciascuno dei coniugi può chiedere al tribunale la separazione quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi, dei fatti tali da rendere intollerabile la convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole [1].

Chi chiede la separazione può quindi motivare tale sua scelta in due modi:

1- Separazione con addebito

Si deve dimostrare che il comportamento dell’altro coniuge è contrario ai doveri coniugali come ad esempio:

  • la violenza,
  • il tradimento,
  • l’abbandono del tetto coniugale senza una giusta causa o il consenso dell’altro coniuge,
  • il venir meno dell’assistenza in un momento di malattia,
  • le offese in pubblico e un atteggiamento di mortificazione fisica o psicologica,
  • il sottrarsi ai rapporti sessuali unilateralmente, ecc.

È la cosiddetta separazione con addebito, quella cioè che implica, a carico di chi ha violato la legge, una responsabilità. Tale responsabilità si traduce però solo nelle due seguenti conseguenze:

  1. si perde il diritto a ottenere l’assegno di mantenimento;
  2. si perde il diritto a succedere all’altro coniuge qualora questi muoia tra la data di separazione e quella di divorzio.

2- Separazione senza addebito

Si devono indicare altri fatti o circostanze che, a sua dire, rendono intollerabile la convivenza. È la cosiddetta separazione senza addebito dove non c’è una vera e propria colpa di uno dei due coniugi. In questa categoria rientrano numerose ipotesi e che possiamo distinguere in due categorie:

  • i casi in cui il venir meno dei presupposti del matrimonio viene condiviso da entrambi i coniugi come, ad esempio: i continui litigi tra marito e moglie (anche se si verificano in modo particolarmente aspro e violento), la mancanza di rapporti sessuali, la decisione di andare a vivere separatamente;
  • i casi in cui il venir meno dei presupposti del matrimonio sono imputabili solo in capo a uno dei due coniugi come ad esempio qualora questi si scopra non più innamorato o, comunque, non abbia più alcun sentimento nei confronti dell’altro coniuge.

È di quest’ultimo caso che ora ci occuperemo, ossia dell’ipotesi in cui – tanto per fare un esempio – il marito dica alla moglie (o viceversa) «non ti amo più, non so perché». Insomma, la richiesta di separazione deve essere per forza motivata? E se non c’è una ragione valida per separarsi, chi tuttavia procede con la causa può subire il cosiddetto addebito?

Separazione senza una motivazione

In linea teorica una separazione senza motivo non è ammissibile. La separazione deve essere sempre fondata su una ragione di intollerabilità della convivenza. Tuttavia, questa ragione non viene accertata dal giudice che si limita, esclusivamente, a prendere atto della volontà del coniuge – al momento della presentazione del ricorso – di volersi separare. Il giudice valuta solo se dietro tale ragione vi sia la violazione di un dovere coniugale. Ma il semplice “disinnamoramento”, anche se inspiegabile e piovuto dalla sera alla mattina, non è considerato una colpa. Questo significa che, se in astratto non è possibile separarsi senza un motivo, in pratica lo è. Eccome!

Abbiamo detto che, secondo il codice civile, «La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole».

Ma cosa si intende con «fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza»? Secondo l’orientamento prevalente della giurisprudenza, la convivenza può diventare intollerabile quando c’è incompatibilità di carattere, contrasto tra culture, conflitto tra diversi credo ideologici o religiosi, manifestazioni di disaffezione o di distacco fisico, spirituale o psicologico, se c’è un esasperato spirito di autonomia dei coniugi o anche se ci sono dei fatti oggettivi indipendenti dalla volontà di uno o entrambi i coniugi.

Ma qui bisogna fare un’importantissima precisazione: non conta ciò che è oggettivamente intollerabile, ma ciò che, soggettivamente, viene avvertito come tale dal singolo coniuge. In altre parole, si prende in considerazione non l’uomo (o la donna) media, ma il singolo, secondo la sua personale sensibilità e modo di avvertire la realtà. Per individuare il concetto di «intollerabilità della convivenza» si deve avere riguardo alla percezione del coniuge che chiede la separazione: l’intollerabilità ha quindi un carattere soggettivo. Rileva cioè quello che percepisce e sente intimamente il singolo coniuge. Questo significa, per esempio, che se il marito o la moglie non riesce più a vivere con il coniuge disordinato, o che parla poco la sera a cena, o che guarda troppo la televisione, o che è ingrassato e non fa nulla per migliorare il suo aspetto fisico, o che non ha più gli stimoli di un tempo, o che è diventato più sterile e insensibile, per tutte queste ragioni può chiedere la separazione. Il motivo, quindi, alla fine c’è sempre ma – ed è questo l’aspetto fondamentale – non deve essere provato, poiché basta semplicemente riferirlo al giudice, il quale ne prede atto.

Resta però il fatto che se l’altro coniuge si oppone alla separazione e, magari sostiene che il matrimonio è venuto meno per un comportamento colpevole dell’ex e chiede, pertanto, la separazione con addebito, bisognerà dimostrare il contrario e l’assenza di proprie colpe.

La separazione senza motivo è causa di addebito?

Per sintetizzare, la separazione senza motivo è possibile, salvo che l’altro coniuge dimostri che, invece, questa viene chiesta per una specifica colpa dell’altro. Non si richiede quindi una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi: la frattura può dipendere anche solo dalla condizione di disaffezione e distacco spirituale di una delle parti, tali da rendere intollerabile la convivenza [2].

C’è ormai un vero e proprio diritto potestativo alla separazione, per cui il coniuge che la chiede non deve giustificare la propria richiesta: non deve dimostrare che sussiste l’intollerabilità, né deve provare che essa non è occasionale o di non lieve conto o non reversibile [3].

Se dunque è vero che separarsi senza motivo è un diritto, è anche vero che chi la chiede non può neanche dirsi responsabile e, quindi, non gli si può imputare il cosiddetto addebito. In pratica, si può sempre chiedere la separazione, senza dover dimostrare al giudice i fatti che hanno determinato tale scelta: basta semplicemente riferirli. E, sebbene tali ragioni possano apparire anche futili e inaccettabili, non scatta alcun addebito. In ogni caso, in presenza dell’opposizione dell’altro coniuge sarà necessario fare una causa di separazione.

note

[1] Art. 151 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 1164/2014, n. 2274/2012, n. 7125/2011.

[3] Trib. Varese sent. dell’11.01.2011.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Cos’è un contratto se non una chiara dimostrazione di una reciproca mancanza di fiducia nei riguardi degli stessi firmatari, al fine di assicurarsi che le regole al momento condivise siano anche in seguito rispettate dai partecipanti, pena pesanti sanzioni e il pagamento di risarcimenti a carico di chi evade gli impegni presi o diserta il progetto che per tal motivo arrecherà danno al resto dei soci?
    Un contratto matrimoniale , pur non discostandosi dalla natura che lo contraddistingue da un normale compromesso (mancanza di fiducia), è comunque una accordo sui generis anche se praticato con rito civile , senza cioè essere appesantito da particolari regole volute da minoranze legate a filosofie delle più disparate i cui valori sono sorretti da presupposti.
    1) Sui generis perché: Contrariamente allo standard, il non rispetto di quanto è stato sottoscritto non comporta alcuna contropartita a carico del responsabile.
    2) Sui generis perché: Il risultato del fallimento del progetto familiare per decisione unilaterale di uno dei componenti la coppia le cui motivazioni è consentito omettere, non inficia negativamente solo nella sfera strettamente privata della singola piccola società, che è la famiglia, fondata anche sulla concessa irresponsabilità di uno dei componenti, ma all’intera collettività. Infatti sarà quest’ultima, oltre l’ignaro soggetto colpito da ripudio, (non di rado si dimentica o si evita di ricordare che l’estromissione immotivata di un componente di una famiglia viene definita ripudio e che tale azione non è contemplata da una società autodefinitasi civile) a dover affrontare le conseguenze nefaste che si manifesteranno irrimediabilmente e alle quali non solo il reietto, ma l’intera comunità dovrà porre rimedio, essendo la famiglia la cellula primaria di un organismo complesso come appunto è un ampio gruppo interconnesso da individui e che il fallimento di una sua unità ne condizionerà in negativo gli eventi.
    3) Sui generis perché: Viene colpito, dalle conseguenze dannose che seguiranno, chi ha mantenuto fede all’accordo e che sarà a sua volta chiamato a soddisfare obbligatoriamente, vita natural durante, ogni necessità di chi si è estraniato dalle proprie responsabilità .
    Per quanto detto, è pur vero che non si può né si deve imporre ad un personaggio privo di senso di responsabilità nonché di valore personale a condividere la propria sciatta vita con una persona da essa stessa designata per soddisfare le proprie necessità, ma dovrà , se non attraverso le facoltà intellettive che non gli appartengono, almeno risarcire economicamente il danno provocato al restante nucleo familiare attraverso, se non già in corso, un’ attività anche di second’ordine imposta per legge i cui proventi saranno devoluti quasi totalmente alla famiglia superstite che non dovrà , per legge, aver alcun contatto con l’attrice/tore, mentre una piccola quota sarà gestita da un’Autorità governativa che procurerà al responsabile del disastro sociale, il necessario, non in denaro, ma in servizi che riterrà opportuno per la sola continuazione dell’attività lavorativa per il tempo necessario per risarcire, anche se formalmente, il danno cagionato.
    Se è pacificamente accettato, dunque, che lo sfascio di una famiglia non solo è consentito ma non debba neppure essere giustificata se non addirittura incentivata da quanto ne consegue a favore di chi lo provoca, allora delle due, una: O non si ha la facoltà di comprendere il benessere proprio e collettivo derivante dalla stabilità di una società costituita da soggetti appositamente formati in seno ad una equilibrata conduzione familiare, oppure ……. c’è dell’atro.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI