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Quando c’è responsabilità precontrattuale?

28 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 marzo 2017



Nella fase delle trattative per la stipulazione di un contratto, le parti devono comportarsi secondo buona fede; in caso contrario c’è responsabilità extracontrattuale. Di cosa si tratta?

Perché si abbia responsabilità precontrattuale [1], occorre una legittima aspettativa di una parte acché le trattative di svolgano in modo corretto senza che l’altra la tenga impegnata senza una reale volontà di giungere a un accordo definitivo, recedendo poi senza giusta causa. Occorre, inoltre, una violazione volontaria dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede, che determinerebbe, di conseguenza, un risarcimento del danno. In altre parole, affinchè tale tipologia possa risultare configurabile è necessario far riferimento sia al processo formativo del contratto sia alle semplici trattative che costituiscono la fase antecedente all’estrinsecazione definitiva delle volontà delle parti, ma che assumono rilevanza ai fini della valutazione del comportamento delle stesse durante la fase precontrattuale. A stabilirlo è il Tribunale di Brindisi, in una recente sentenza [2]: Tizio, attore, sosteneva di aver concluso, in veste di promissario acquirente, con i convenuti Caio e Sempronia, nelle vesti di promissari venditori, un contratto preliminare di compravendita immobiliare versando, a titolo di caparra confirmatoria contestualmente alla stipula dello stesso, una certa somma di denaro. Tale contratto prevedeva che il terreno oggetto del preliminare fosse libero da pesi, oneri ed ipoteche. Tizio chiedeva di poter recedere dal contratto in questione in quanto il terreno era soggetto a una norma di legge [3] in base alla quale non potevano essere alienati immobili di dimensioni pari a quello oggetto delle trattative. Dal canto loro Caio e Sempronia sostenevano di essere venuti a conoscenza di tale divieto solo dopo la stipulazione del preliminare

Responsabilità precontrattuale: cos’è?

Quando si decide di stipulare un contratto, la fase preliminare si caratterizza per le trattative tra le parti, nel corso delle quali esse si scambiano le varie proposte. Tali trattative non sono vincolanti: si è liberi di addivenire o meno all’accordo, potendo addirittura revocare la proposta o l’accettazione prima della conclusione del contratto, senza che possano nascere a carico delle parti specifiche responsabilità. Ciò non vuol dire, però, che si possa agire nelle trattative in mala fede, trascinando l’altra parte in inutili lungaggini o facendole sostenere delle spese, ben sapendo, già in partenza, che non si giungerà alla stipula di nessun contratto. In pratica, anche nella fase delle trattative, le parti devono comportarsi secondo buona fede, cioè correttamente. Che significa? Significa che le parti hanno il dovere di:

  1. non coinvolgere l’altra parte in trattative inutili;
  2. informare l’altra parte sulle circostanze che possono rendere invalido il contratto;
  3. chiarezza, al fine di evitare qualsiasi fraintendimento all’altra parte;
  4. compiere tutti gli atti necessari per la validità o efficacia del contratto (ad esempio, chiedere un’autorizzazione se serve a pena di nullità o inefficacia del contratto);
  5. non indurre in errore o ingannare l’altra parte al fine di indurla ad un contratto che non avrebbe altrimenti concluso oppure avrebbe stipulato a condizioni diverse.

Nel caso che stiamo esaminando, Caio e Sempronia hanno omesso di riferire l’esistenza, sul bene oggetto del preliminare sottoscritto, del divieto di alienazione, nonostante, nell’ambito del preliminare, si fossero impegnati a vendere il bene libero da pesi, oneri ed ipoteche. Hanno, quindi, violato il principio di buona fede, non informandosi, né informando l’altra parte sulle circostanze che potevano rendere invalido il contratto. Per questi motivi, il giudice ha accolto la domanda di Tizio.

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