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Quote sociali in eredità: che tasse pago?


Quote sociali in eredità: che tasse pago?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2017



Ho una partecipazione in una snc al 50%. Se la lascio a mio figlio in successione dichiarando il mantenimento per 5 anni vado in esenzione fiscale e ricevo l’azienda al valore normale. È corretto?

La normativa attualmente in vigore [1] stabilisce per le partecipazioni relative a società di persone l’esenzione totale dall’imposta di successione o donazione (per le successioni e donazioni successive al 3.10.2006) a queste condizioni:

  • l’erede o il beneficiario deve essere un discendente (quindi figli) o il coniuge;
  • il beneficiario deve proseguire l’attività o detenere le partecipazioni per un periodo minimo di 5 anni dalla data di trasferimento (nelle società di persone non è necessario che il beneficiario acquisisca o integri il controllo della società [2]);
  • per godere di questa esenzione occorre rendere apposita dichiarazione contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione.

L’esenzione dall’imposta di successione, quindi, spetta indipendentemente dal valore economico della quota, sempre che siano rispettate le condizioni indicate. Nel caso in cui vengano meno le condizioni indicate si dovrà pagare, oltre all’imposta in misura ordinaria, anche una sanzione pari al 30% dell’imposta ordinaria e gli interessi di mora.

Questione diversa è, invece, la tassazione della plusvalenza nel caso in cui l’erede a cui la partecipazione sia stata trasferita decida poi di cederla. A tal fine, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi stabilisce che si assume come costo della partecipazione ricevuta dagli eredi quello dichiarato agli effetti dell’imposta di successione, nonché, per i titoli esenti da tale imposta, il valore normale alla data di apertura della successione (che è il valore proporzionalmente corrispondente al valore, alla data di apertura della successione, del patrimonio netto dell’ente o della società risultante dall’ultimo bilancio pubblicato o dall’ultimo inventario regolarmente redatto e vidimato, tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti, ovvero, in mancanza di bilancio o inventario, al valore complessivo dei beni e dei diritti appartenenti al’ente o società al netto delle passività).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 1, comma 78, l. n.  296 del 27.12.2006.

[2] Circ. n. 3/E/08.

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