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Bonifico sul conto: posso dire che è un prestito?

8 marzo 2017


Bonifico sul conto: posso dire che è un prestito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 marzo 2017



L’Agenzia delle Entrate può eseguire un accertamento fiscale sui bonifici transitati sul conto corrente del contribuente e chiederne la motivazione: se manca la prova del prestito scatta l’accertamento fiscale.

Immaginiamo di ricevere, da un amico, una somma di denaro con bonifico sul conto corrente, somma che ci viene prestata per far fronte ad alcune spese di fine mese, visto che abbiamo una serie di scadenze con il mutuo della banca e le bollette. L’episodio si ripresenta più volte e, in tutte le occasioni, il nostro amico è sempre disponibile a venirci incontro e a fornirci il denaro di cui abbiamo bisogno per pagare i debiti. Quest’ultimo, però, non ci dà contanti: preferisce il bonifico bancario anche perché – lui dice – non vuole firmare contratti con noi, vista l’amicizia di lunga data, ma grazie alla tracciabilità del pagamento potrà avere uno stralcio di prova che dimostri, un giorno, tutti i soldi che ci ha prestato e possa esigerne eventualmente la restituzione. Senonché di tutti questi bonifici si accorge l’Agenzia delle Entrate e ci chiede di giustificarli, sospettando che si tratti di pagamenti ricevuti da terzi per attività e prestazioni non fatturate. Noi facciamo presente che i bonifici non sono nient’altro che prestiti di un amico e ci dichiariamo disponibili a portare quest’ultimo come testimone dinanzi all’ufficio del fisco. In tutta risposta, l’Agenzia ci notifica un accertamento fiscale. Chi ha ragione? La risposta è in una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma [1].

In caso di verifica bancaria, il contribuente che non dimostra, punto per punto, che i soldi ricevuti con bonifico bancario sul proprio conto corrente sono il frutto di un prestito, può subire un accertamento fiscale ai fini Irpef (l’imposta sui redditi) in rettifica della dichiarazione dei redditi.

Spetta dunque al titolare del conto dimostrare, documenti alla mano aventi tutti «data certa», la sussistenza di prestiti ricevuti da parenti o amici e transitati sul conto corrente con bonifico [2].

Questo significa anche che la semplice scrittura privata, firmata dalle parti, ma priva di data certa potrebbe essere ritenuta insufficiente, specie se il rapporto di mutuo (così si chiamano i prestiti anche tra privati) è con un estraneo – anche un amico – non legato da rapporti di parentela. C’è quindi bisogno che l’atto venga registrato o che sia munito di un timbro postale (come nel caso di spedizione a sé stesso) o che ci sia uno scambio di Pec (posta elettronica certificata), strumenti questi che garantiscono tutti la certezza della data.

In caso di bonifico bancario, per evitare l’accertamento fiscale, quindi, non si può dire che si tratta di soldi ricevuti in prestito se non viene fornita alcuna informazione sulle modalità di restituzione delle somme prese in prestito, né sono identificati «puntualmente» i soggetti dai quali il contribuente dichiara di aver ricevuto prestiti. L’insufficiente dimostrazione punto su punto delle somme risultanti dal conto corrente legittima l’operato dell’agenzia delle entrate.

note

[1] CTR Roma, sent. n. 9577/16.

[2] Come stabilisce l’art. 32, co. 1, n. 2 del Dpr 600/73 con riguardo alle acquisizioni bancarie «i singoli dati ed elementi risultanti dai conti sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli articoli 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto a imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono posti come ricavi alla base delle rettifiche e accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario, i prelevamenti annotati negli stessi conti e non risultanti dalle scritture contabili».

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