Diritto e Fisco | Articoli

Unioni civili: le prestazioni previdenziali in favore del partner

25 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 marzo 2017



La legge Cirinnà ha dato tutela e riconoscimento alle coppie omosessuali istituendo anche diritti patrimoniali e previdenziali.

Grazie all’introduzione dell’istituto delle unioni civili, le coppie omossessuali possono ufficializzare il loro rapporto davanti alla legge, disciplinando reciprochi impegni, diritti e doveri.

Alcuni hanno definito questo momento storico come una sorta di rivoluzione dal punto di vista culturale, grazie alla quale molti sono riusciti finalmente a fare outing o coming out, ossia a manifestare liberamente il proprio orientamento sessuale, senza la paura di essere giudicati o emarginati dalla società. La legge Cirinnà, dunque,  oltre a riconoscere l’amore indipendentemente dal genere, ha consentito di regolamentare i rapporti tra partner di natura patrimoniale e previdenziale.

La legge prevede in favore dei familiari superstiti del lavoratore/pensionato una prestazione economica che prende il nome di pensione indiretta, in caso di decesso del lavoratore, e di pensione di reversibilità, in caso di decesso del pensionato; se poi la morte del lavoratore avviene per cause connesse allo svolgimento delle proprie mansioni lavorative, i familiari superstiti hanno diritto alla pensione indiretta per inabilità.

In primo luogo, ha diritto alla pensione il coniuge superstite, al coniuge divorziato spetta invece la pensione solo se lo stesso sia titolare dell’assegno divorzile. Per la clausola di equivalenza introdotta dalla legge Cirinnà, le prestazioni previdenziali spettano quindi anche alla parte superstite dell’unione civile, con un trattamento pari a quello previsto per il coniuge. Occorre però considerare che insieme al coniuge, e ad ognuna delle parti dell’unione civile, concorrono alla pensione sia i figli che alla data della morte del genitore siano minorenni, inabili, studenti o universitari a carico del medesimo, sia i nipoti minori esclusivamente nel caso in cui risultino a carico degli ascendenti, anche se non formalmente loro affidati, alla data di morte dei medesimi.

Nel caso di unione civile, il partner superstite dovrà quindi concorrere alla pensione del proprio compagno defunto con gli eventuali figli avuti da quest’ultimo nel corso della propria vita. In mancanza del coniuge, di una delle parti dell’unione civile, dei figli e dei nipoti, la pensione può anche essere erogata ai genitori di età non inferiore a 65 anni, non titolari di pensione, che alla data dei morte del lavoratore e/o pensionato risultino a carico del medesimo. In mancanza di tutti i soggetti di cui sopra, la pensione può infine essere erogata ai fratelli e sorelle di stato libero, inabili, non titolari di pensione, che alla data di morte risultino a carico.

Per avere diritto alla pensione il partner superstite deve essere considerato a carico del defunto, ricorre tale situazione qualora il familiare non sia in condizione di autosufficienza economica e vi fosse un mantenimento abituale del medesimo da parte del defunto. Tale condizione sussiste quando il reddito individuale del superstite, dedotti i redditi non computabili per legge, non supera l’importo del trattamento minimo della pensione, maggiorato del 30%. La condizione di mantenimento abituale a carico del familiare defunto deve essere invece desunta dall’effettivo comportamento di quest’ultimo nei confronti del superstite, per la verifica delle condizioni assume particolare rilievo anche la convivenza o meno con lo stesso.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI