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Lo sai che? Mantenimento all’ex moglie non dovuto se coabita con un amico

Lo sai che? Pubblicato il 9 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 marzo 2017

La coabitazione con un uomo da parte dell’ex moglie fa perdere il diritto al mantenimento versato dal marito il quale non è tenuto a dimostrare che tra i due vi sia anche una relazione amorosa. 

Se la donna, che percepisce il mantenimento da parte dell’ex marito, inizia una convivenza stabile e duratura con un altro uomo perde il diritto all’assegno mensile: ciò perché la nascita di una nuova famiglia, anche se di fatto, implica l’assunzione di tutte le relative responsabilità come, appunto, quella del reciproco mantenimento. Responsabilità che non possono mai gravare sul precedente coniuge con il quale, quindi, si interrompe ogni legame, anche di tipo economico. Ma che succede se l’ex moglie si trasferisce da un amico, che non è invece il nuovo compagno? Secondo una interessantissima sentenza della Cassazione appena pubblicata [1] la situazione non cambia e, pertanto, si perde ugualmente il diritto all’assegno di mantenimento. Secondo la Corte, la semplice coabitazione con un uomo da parte dell’ex moglie fa perdere a quest’ultima il diritto all’assegno anche se lei dichiara che si tratta di affettuosa amicizia e non di convivenza “di fatto” (cosiddetta convivenza more uxorio). Non si può infatti porre a carico dell’ex marito l’onere di dimostrare il grado di intimità tra i due. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire perché il mantenimento non è dovuto se l’ex moglie coabita con un amico.

La convivenza fa perdere il diritto al mantenimento

La Cassazione ha avuto modo di sottolineare, più volte, come tanto l’assegno di mantenimento (quello cioè dovuto dopo la separazione) quanto l’assegno divorzile (quello che, invece, scatta dopo il divorzio) cessino nel momento in cui instaura una nuova famiglia, anche se «di fatto» (ossia senza matrimonio), costituita da uno stabile modello di vita in comune, con la nascita di figli ed il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente [2].

La costituzione da parte del coniuge separato o divorziato di una nuova famiglia di fatto, basata su una convivenza stabile e duratura, del tutto simile a quella che si instaura dopo il matrimonio (quindi basata su reciproci obblighi di solidarietà e assistenza) fa venir meno definitivamente il diritto all’assegno di mantenimento. Si tratta, infatti di una libera scelta, espressione di una volontà consapevole, eventualmente potenziata dalla nascita di figli (fatto che dovrebbe escludere ogni residua solidarietà post matrimoniale con l’altro coniuge). Ne consegue una piena assunzione del rischio anche di una successiva cessazione del rapporto amoroso, fatto che non fa resuscitare il diritto al mantenimento: in buona sostanza, chi va a convivere con un’altra persona perde il diritto al mantenimento anche se poi questa relazione cessa e i due tornano a stare ciascuno per proprio conto [3]. La perdita del diritto al mantenimento per la moglie non tocca invece quello per i figli che continua a rimanere stabile fino alla loro indipendenza economica.

Al contrario, la convivenza del coniuge con altra persona, convivenza che abbia però carattere solo occasionale o temporaneo, non incide sull’assegno di divorzio. La nozione di famiglia di fatto richiede – onde poter dire addio al mantenimento – che i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che, di regola, caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio). Si richiede, pertanto, un arricchimento e un potenziamento reciproco della personalità dei conviventi, la trasmissione di valori educativi ai figli, per altro ormai quasi del tutto assimilati a quelli legittimi [4].

Il trasferimento a casa di un amico fa perdere il diritto al mantenimento

Ma come si fa a dimostrare che si tratta di una convivenza stabile e duratura? Di certo influisce il tempo o la partecipazione alle spese della casa, la modifica della residenza anagrafica e la reciproca assistenza anche di tipo economico.

Il problema però si complica se l’ex marito, che voglia interrompere il versamento dell’assegno di mantenimento, dovesse anche dimostrare che tra l’ex moglie e il nuovo convivente vi è non solo un rapporto di convivenza (fatto facilmente dimostrabile perché risulta in modo obiettivo ed esteriormente), ma anche una relazione amorosa (circostanza invece che ben potrebbe essere nascosta e condivisa solo dentro le mura domestiche). Proprio per sollevare l’uomo da una prova così difficile, secondo la Cassazione si perde il diritto all’assegno di mantenimento o divorzile anche nell’ipotesi in cui la convivenza – purché stabile e duratura – sia presso un semplice amico.

Ecco perché, secondo la sentenza in commento, il trasferimento a casa di un altro uomo fa perdere alla moglie separata il diritto all’assegno anche se manca la prova di una convivenza «di fatto» e si tratta solo di una «affettuosa amicizia». Né al marito può essere addossato l’onere di dimostrare il grado di intimità che c’è tra la sua ex moglie e il suo nuovo partner.

L’unica prova che è in grado di fornire l’uomo circa la nuova situazione di vita della ex moglie è quella della coabitazione con un nuovo compagno, ma non di una stabile convivenza tra i due, «caratterizzata da una piena comunione materiale e spirituale». E tanto basta.

Mantenimento all’ex moglie non dovuto se coabita con un amico

La decisione di ieri è estremamente importante perché riforma il precedente orientamento di segno opposto. Con una sentenza del 2015 [5], infatti, la Cassazione aveva detto che, per potersi parlare di famiglia di fatto – e, quindi, di perdita dell’assegno di mantenimento – non basta la convivenza come coniugi ma è necessario che la famiglia sia portatrice di valori, di stretta solidarietà di arricchimento e di sviluppo. Sempre la Suprema Corte aveva poi chiarito [6] che, se l’ex marito vuol chiedere al Tribunale la cessazione dell’obbligo di versare l’assegno di mantenimento deve provare non solo la convivenza della donna con il nuovo compagno, ma anche la stabilità tipica della famiglia di fatto.

note

[1] Cass. sent. n. 6009/2017.

[2] Cass. sent. n. 4649/2017.

[3] Cass. sent. n. 6855/2015.

[4] Cass. sent. n. 3923/2012.

[5] Cass. sent. n. 6855/2015.

[6] Cass. sent. n. 4175/2016.

Autore immagine: 123rf com


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