Addio ai voucher per le imprese

9 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 marzo 2017



Voucher per retribuire i lavoratori soltanto per le imprese senza dipendenti: arrivano nuovi limiti per l’utilizzo dei buoni lavoro.

Addio, o quasi, ai voucher: questi strumenti di pagamento dei lavoratori potranno essere utilizzati soltanto dalle imprese senza dipendenti, con un limite annuo di 3.000 euro complessivi (cioè un’azienda potrà erogare, nell’anno, un massimo di 3.000 euro in buoni lavoro, anche se ha retribuito diversi lavoratori); inoltre, il valore unitario di ogni voucher, per imprese e professionisti, sarà pari a 15 euro e non più a 10.

Nuovi limiti anche per le famiglie, che potranno erogare ai lavoratori retribuiti con i voucher sino a 5.000 euro l’anno.

Confermata, invece, la possibilità di impiegare i voucher in agricoltura per vendemmie e raccolta stagionale, mentre il ricorso ai buoni lavoro per la Pubblica amministrazione è previsto solo per eventi straordinari, a carattere solidaristico.

È quanto prevede la proposta in elaborazione in commissione Lavoro alla Camera, cioè il nuovo Testo unico sui voucher, che ha l’obiettivo di ridurre drasticamente l’impiego dei buoni lavoro, in quanto si tratta di uno strumento troppo spesso abusato e che offre pochissime tutele per i lavoratori.

Ma vediamo subito che cosa cambierà, nel caso in cui il testo unico sui voucher entrasse in vigore.

Niente voucher per imprese con dipendenti

Innanzitutto, le imprese con almeno un dipendente non potranno più utilizzare alcun voucher per retribuire i lavoratori. Sul punto ci sono state notevoli proteste e si pensa che la norma verrà presto modificata, consentendo l’impiego dei voucher alle aziende con un solo dipendente.

Meno voucher per le imprese

Anche per le aziende a cui sarà consentito l’impiego dei voucher ci saranno, comunque, forti limiti: il valore complessivo delle prestazioni di lavoro retribuite con i buoni, difatti, non potrà superare 3.000 euro annui.

Vale a dire che, se l’azienda Alfa, in un anno, ha retribuito con i voucher Tizio, Caio e Sempronio, la somma di quanto erogato in ticket ai tre lavoratori complessivamente non potrà superare 3.000 euro.

Ogni singolo ticket, poi, avrà il valore di 15 euro (si tratta di una valore orario, anche se datore e lavoratore possono accordarsi per una retribuzione oraria più alta; non è possibile invece accordarsi per una retribuzione oraria più bassa), anziché di 10 euro. Questo limiterà ancora di più l’utilizzo dei buoni.

Meno voucher per le famiglie

Ricorso minore ai voucher anche per le famiglie: nonostante per loro il valore orario dei buoni resti pari a 10 euro, si ridurrà l’attuale limite di compenso annuo di 7.000 euro che un singolo lavoratore può percepire, ritornando al vecchio importo di 5.000 euro.

Voucher solo per alcuni lavoratori

Secondo il testo unico in elaborazione, poi, i voucher interesseranno solo alcune categorie di lavoratori:

  • studenti;
  • pensionati;
  • disoccupati;
  • disabili;
  • soggetti in situazioni di disagio sociale;
  • extracomunitari con permesso di soggiorno e in stato di disoccupazione da oltre sei mesi.

Nessuna limitazione, invece,  ai settori d’attività, fatta eccezione per le imprese che lavorano in situazioni a rischio sicurezza.

Insomma, una vera e propria “lotta ai voucher”, volta a restituire a questi strumenti la loro vera natura, cioè quella di “copertura” dei lavori meramente marginali. Il testo unico sui voucher, però, ha anche lo scopo di non eliminare questo strumento, comunque utile ad offrire una tutela, seppur minima, a quei lavori che, in assenza dei buoni, sarebbero svolti in nero. In pratica, il nuovo testo unico vuole “scongiurare” le conseguenze del referendum indetto dalla Cgil per abolire totalmente i voucher.

Ma l’utilizzo dei voucher è davvero dannoso per il lavoratore? Quali tipi di tutela offrono i buoni lavoro?

Voucher: quale tutela offrono

Effettivamente, le tutele offerte dai buoni lavoro sono abbastanza ridotte.

Ogni buono, difatti, è pari a 10 euro, che sono così destinati:

  • 7,50 euro vanno al lavoratore, come retribuzione, esente da tassazione;
  • 1,30 euro vanno alla Gestione separata dell’Inps come contributi Ivs (cioè per l’assicurazione invalidità-vecchiaia-superstiti, in pratica per la pensione);
  • 50 centesimi vanno all’Inps per la gestione del servizio;
  • 70 centesimi vanno all’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni.

In pratica, i voucher tutelano contro gli infortuni sul lavoro e servono (molto poco) per la pensione. Ma non offrono alcuna tutela in termini di malattia, maternità e disoccupazione.


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