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Come fare causa per mobbing

22 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Novembre 2018



Tempi e costi di una causa di lavoro; le prove che bisogna portare in processo e le possibilità di vittoria.

Se ritieni di essere vittima di vessazioni e mobbing nel luogo di lavoro puoi agire nei confronti dell’azienda per essere risarcito. Ecco dunque come si fa una causa di lavoro, i tempi necessari, i costi, ma soprattutto le prove di cui è necessario munirsi, prima del giudizio, per poter vincere la casa di mobbing. In questo articolo cercheremo, dunque, di spiegare come fare causa per mobbing.

Cos’è il mobbing?

Innanzitutto è bene definire cos’è il mobbing. Per mobbing si intende una serie di comportamenti posti in essere dal datore per un prolungato lasso di tempo (si considera che per avere mobbing le condotte debbono protrarsi per almeno 6 mesi continuativi) nei confronti del dipendente finalizzati ad umiliarlo, bloccargli la carriera, escluderlo progressivamente dal contesto aziendale; si tratta di comportamenti sempre più espliciti, ripetuti nel tempo, finalizzati a rendere l’ambiente di lavoro infernale per il dipendente, fino a spingerlo alle dimissioni.

Frequentemente il mobbing non si manifesta nei confronti dei soli dipendenti deboli, ma soprattutto a danno dei lavoratori con spiccata personalità, o troppo bravi, o con un’anzianità che è divenuta troppo costosa dal punto di vista della retribuzione.

L’obiettivo del datore è pertanto quello di isolare la persona che ritiene rappresenti una minaccia o un pericolo, bloccargli la carriera, togliergli il potere, renderlo innocuo.

L’effetto mobbizzante può attuarsi con ogni mezzo che procuri intorno al lavoratore un’atmosfera di tensione insostenibile: con atteggiamenti severi ingiustificati, minacce, rimproveri, spesso anche sabotaggi venuti dall’alto difficilmente dimostrabili, togliendo al dipendente scomodo i propri strumenti di lavoro, quali ad esempio l’auto dell’azienda, il telefono cellulare, la carta di credito aziendale, oppure affidandogli improvvisamente dei lavori degradanti e dequalificanti, ma anche riducendolo all’inoperatività, privandolo così di ogni opportunità di crescita sia personale che professionale.

La giurisprudenza ha individuato numerosi comportamenti che sono riconducibili alla fattispecie del mobbing, quali l’abuso del potere di controllo da parte del datore di lavoro nei confronti del lavoratore, il licenziamento ingiurioso, la dequalificazione professionale [1] e molti altri.

Quali sono i tipi di mobbing?

Siamo portati a pensare che il mobbing derivi sempre da un comportamento posto in essere dal datore di lavoro nei confronti del dipendente. In realtà non è affatto così. In alcuni casi le condotte mobizzanti sono prodotte non dal datore di lavoro ma dal superiore gerarchico. Si pensi al caso del capo-ufficio che mobbizza un impiegato. In altri casi si assiste, addirittura, ad un rovesciamento completo della situazione. Sono i dipendenti gerarchicamente subordinati a mobbizzare il capo. E’ una situazione più rara ma in alcuni casi succede anche questo.

Proprio in base ai soggetti che pongo in essere il mobbing ed alle caratteristiche delle condotte mobbizzanti, la giurisprudenza ha elaborato delle categorie di mobbing:

  • mobbing verticale o strategico: si tratta del classico caso di mobbing posto in essere dall’alto (datore di lavoro o superiore gerarchico) verso il basso (dipendente sottoposto);
  • mobbing orizzontale: in questo caso le condotte mobbizzanti si sviluppano all’interno del gruppo di colleghi di pari grado e deriva da una estremizzazione delle dinamiche che comunemente si trovano all’interno dei gruppi come la competitività e l’invidia;
  • mobbing dal basso: sono i dipendenti sottoposti a porre in essere una serie di condotte che finiscono per svilire il ruolo del capo ed emarginarlo;
  • quick mobbing: in questo caso basta una sola azione vessatoria molto violenta ed intensa per destabilizzare il soggetto senza rispettare quindi il criterio temporale dei 6 mesi.

Cos’è il danno da mobbing?

In base alle modalità con le quali vengono realizzate le condotte mobbizzanti, il mobbing può provocare alla vittima un danno patrimoniale e/o un danno non patrimoniale.
Il danno patrimoniale è costituito dai danni economici diretti che sono stati subiti a causa del mobbing. Si pensi al mutamento peggiorativo delle mansioni. Se un dipendente addetto alla cassa viene demansionato a operatore delle pulizie perde, ad esempio, l’indennità di cassa. Questo è un danno economico diretto, ossia una diretta diminuzione di entrate per il dipendente mobizzato.

I casi più frequenti di danno patrimoniale da mobbing sono:

  • il danno da demansionamento o dequalificazione professionale o per perdita di professionalità pregressa;
  • il danno emergente: vi rientrano, ad esempio, dai soldi che la vittima ha dovuto sborsare per cure mediche e cure sostenute a causa della malattia psico-fisica causata dagli attacchi mobbizzanti);
  • il danno da lucro cessante: vi rientrano, tra gli altri, i possibili riflessi negativi causati dalla riduzione della capacità di lavoro, e quindi di produrre reddito, o dalla perdita di chances;
  • il danno da licenziamento illegittimo o da dimissioni per giusta causa.

In alcuni casi è possibile, dunque, quantificare con certezza il danno subito. Si pensi ai casi di  demansionamento, dequalificazione, perdita di ulteriori chances.

Quando non è possibile quantificare in modo certo il danno, il Giudice, se viene provato il mobbing, potrà procedere ad una liquidazione equitativa, vale a dire secondo giustizia, utilizzando come parametro di riferimento una quota della retribuzione per il periodo in cui si è protratta la condotta mobbizzante [2].

Chi risponde per il mobbing?

Occorre premettere che quando si firma il contratto di lavoro, il datore di lavoro si impegna a garantire al dipendente un ambiente di lavoro salutare. La legge, infatti, pone a carico del datore di lavoro l’obbligo di tutelare e preservare la salute e sicurezza del dipendente [3]. Da questo obbligo discende la responsabilità del datore di lavoro in caso di mobbing. Se, infatti, nel posto di lavoro il dipendente subisce dei comportamenti che gli provocano un danno psichico e fisico evidentemente il datore di lavoro non ha adeguatamente tutelato la sua salute e per ciò è chiamato a risponderne. Sotto questo profilo, la responsabilità del datore di lavoro non scatta solo quando il mobbing è verticale e, quindi, è stato lo stesso datore di lavoro o comunque un superiore gerarchico a porre in essere i comportamenti mobbizzanti nei confronti del dipendente sottoposto ma scatta anche laddove siano stati i colleghi a mobbizzare il dipendente (mobbing orizzontale).

Proprio per questo la causa per il risarcimento del danno da mobbing viene fatta al datore di lavoro e non alle singole persone che hanno posto in essere i comportamenti vessatori.

Come si fa una causa per mobbing: le prove

Prima di incaricare un avvocato per avviare una causa per mobbing, devi prima valutare se hai o meno le prove del tuo diritto. Devi cioè poter dimostrare:

  • di essere stato vittima di comportamenti mobbizzanti da parte del datore: di essere stato ad esempio assegnato a mansioni inferiori o privato degli incarichi che hai sempre svolto;
  • di essere stato ingiustificatamente rimproverato o umiliato davanti a colleghi e/o clienti;
  • di essere stato isolato dai colleghi perché, ad esempio, assegnato ad un ufficio dove lavori da solo e dove nessuno ti passa informazioni, ecc.;
  • che questa condotta mobbizzante ti ha danneggiato sul piano professionale e/o personale: ad esempio ti ha impedito di progredire nella carriera, ha impoverito il tuo bagaglio di conoscenze professionali impedendoti di aggiornarti; ha determinato uno stato di depressione, ansia, certificato o certificabile dal tuo medico in quanto stai seguendo terapie, prendendo farmaci o seguendo delle sedute dallo psicologo;
  • di esserti recato presso un centro specializzato in medicina del lavoro istituito in uno dei principali ospedali della tua città, o presso lo Spisal (che generalmente si trova presso le Asl del territorio) ed essere dunque in possesso di una relazione medica che attesti che ti trovi in una condizione di stress, depressione o malessere derivanti dall’ambiente in cui lavori.

In realtà le prove che occorre procurarsi sono di due tipi. Innanzitutto occorre provare le condotte mobbizzanti e prolungate nel tempo poste in essere dal datore di lavoro, dal superiore gerarchico o dai colleghi. Per provare queste condotte la prova principale è costituita dai testimoni. Una volta provato che effettivamente c’è stato mobbing occorre provare il danno. In questo caso la prova principale sono i documenti (perizie medico-legali; giustificativi di spese mediche, etc.) che attestano le spese sostenute o le minori entrate subite.

Nella causa di risarcimento danni da mobbing l’onere della prova, e cioè l’obbligo di fornire le prove che dimostrano che è vero quanto viene rappresentato al Giudice, è tutto a carico del dipendente. Prima di avviare la causa sarà dunque fondamentale capire se si hanno prove sufficienti, sia testimoni che documenti, per consentire al Giudice di accertare che c’è stato davvero mobbing e che si è prodotto un certo danno.

Come si fa una causa di mobbing: l’inizio

Per l’avvio della causa di mobbing è necessario depositare in Tribunale un ricorso che viene ovviamente redatto da un avvocato.

Il ricorso depositato viene assegnato ad un giudice che fisserà la data della prima udienza e ne restituirà copia all’avvocato perché lo notifichi alla controparte tramite l’ufficiale giudiziario o a mezzo pec. Il ricorso deve da subito contenere la precisa descrizione dei comportamenti mobbizzanti subiti e l’indicazione di tutte le prove a disposizione. Non è infatti possibile, nelle cause di lavoro, indicare testimoni e produrre documenti successivamente al deposito del ricorso che dà inizio al processo.

La causa si fa sempre davanti al tribunale del lavoro competente per territorio.

Alla prima udienza è importante che le parti siano presenti personalmente, in quanto il giudice, chiesti eventuali chiarimenti, deve chiedere al lavoratore e al datore se siano disposti a trovare un accordo ed, eventualmente, formulare lui stesso una proposta per conciliare le parti.

Se non si trova un accordo o le parti non intendono trattare, il giudice fissa una nuova udienza per sentire quanti testimoni – tra quelli indicati dalle parti – ritiene sufficienti a dimostrare i fatti di causa.

Sentiti i testimoni, se il giudice ritiene i fatti di causa sufficientemente dimostrati e chiariti, fissa un’ulteriore ultima udienza per la discussione della causa.

A tale udienza è sufficiente che sia presente solo l’avvocato, dovendo, in pratica, riassumere al giudice: qual è stato il comportamento illegittimo del datore, i fatti emersi dalle testimonianze, le regole di diritto che fondano la pretesa del lavoratore, le sentenze favorevoli in materia al lavoratore.

Quanto bisogna aspettare per una causa di lavoro?
Per una causa di lavoro i tempi non sono generalmente lunghissimi, dipende dal carico di lavoro dei giudici nei singoli tribunali.

Essendo il processo del lavoro caratterizzato da poche udienze e pochi atti rispetto al comune processo civile, i tempi sono sicuramente più brevi. Si parte da un minimo di 1 anno per finire a circa 3 anni, per il primo grado.

Ovviamente se si va in appello, benché la sentenza di primo grado sia già efficace in via provvisoria, i tempi si allungano. Non parliamo poi se si va anche in Cassazione.

I costi per una causa di mobbing

Il costo per fare una causa di lavoro varia a seconda dell’importo del risarcimento per danno alla salute e alla professionalità che si chiede e dal reddito del lavoratore. Difatti, la tassa di avvio del giudizio – il cosiddetto «contributo unificato» – viene calcolata a scaglioni secondo il valore del diritto fatto valere ed è dovuta solo se il lavoratore ricorrente gode di un reddito(considerato come somma delle entrate di tutto il nucleo familiare) pari o superiore a € 34.585,23.

Si va, ad esempio, da un contributo unificato di circa 118.50 euro per un risarcimento che vale da 5mila a 26 mila euro, a un contributo di circa 259 euro per una richiesta di risarcimento di valore compreso tra 26mila a 52mila euro e così via.

Che possibilità ho di vincere una causa di mobbing?

Per vincere la causa di mobbing devi innanzitutto assicurarti che le prove in tuo possesso siano inoppugnabili. Se l’avversario non si costituisce in giudizio – ma generalmente il datore si costituisce e si difende – avrai maggiori possibilità di successo, ma questo non significa che hai automaticamente vinto.

note

[1] Pret. Milano, 14.12.1995; Trib. Milano, 28.02.2003; Cass., Sez. lav., sent. n. 10113 del 11.07.2002.

[2] Trib. Milano, 30.09.2006.

[3] Articolo 2087, c.c.; Cassazione 25 maggio 2006, n. 12445; Cassazione 6 marzo 2006 n. 4774.


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