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Che fare se la banca non vuole unificare rate di più prestiti?

29 marzo 2017


Che fare se la banca non vuole unificare rate di più prestiti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2017



Mutuo, poi ritrattato cambiando banca. Altri prestiti, rate altissime. Vogliamo unificarle ma secondo le banche il mutuo è stato già ritrattato e i redditi non sono adeguati. Cosa fare?

La lettrice ci dice che la garanzia data è una villa di un valore di circa 800000,00. Non si capisce se essa è di valore pari a circa 800.000 euro e sia già stata data in garanzia alle banche o meno. Nel primo caso infatti, non si vede purtroppo la possibilità di una ristrutturazione del debito in mancanza di altri beni da offrire in garanzia e/o di redditi sufficienti alla concessione di un prestito che estingua i precedenti.

In linea teorica, una via d’uscita al totale di debiti accumulati potrebbe essere il ricorso alla procedura di cosiddetto “esdebitamento[1] e prevista per tutti i soggetti non fallibili e che si trovino in una perdurante situazione di squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile tale da determinare, in alternativa, o la rilevante difficoltà ad adempiere le obbligazioni contratte oppure la definitiva incapacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni. Tale procedura, prevista per l’imprenditore fallito ma anche per tutti i soggetti considerati non fallibili o comunque non soggetti alle procedure concorsuali già disciplinate dalla legge, si può tradurre in tre possibilità:

  • un accordo con almeno il 60% dei creditori volto alla pronta liquidazione dei loro crediti;
  • un piano di composizione della crisi che non necessita dell’approvazione dei creditori ma che, come quest’ultimo, deve passare comunque dall’omologa del tribunale;
  • la liquidazione di tutti i beni del debitore.

Questo strumento è, tuttavia, impedito laddove sia stato il debitore a concorrere alla situazione di sovraindebitamento poiché determinata da un ricorso colposo al credito giacché del tutto sproporzionato alle capacità patrimoniali del debitore stesso, oppure nel caso in cui il debitore abbia in precedenza subito, per cause a lui imputabili, l’annullamento o la risoluzione dell’accordo omologato di ristrutturazione dei debiti e, infine, nel caso in cui il debitore non presenti una documentazione che consenta di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

Discorso diverso, invece, nel caso in cui la villa sopracitata sia ancora libera da gravami. In tale ultimo caso, infatti, prima di trasformarla in liquidità mediante un’operazione di vendita che rischierebbe comunque di deprimerne il valore, si potrebbe tentare di chiedere alla banca, non necessariamente quella in cui è in essere l’attuale prestito, un nuovo mutuo di liquidità garantito dalla villa e che consenta di chiudere tutti i prestiti in corso. Tale operazione andrebbe comunque concordata con l’istituto di credito prescelto soprattutto al fine di studiare una durata del nuovo finanziamento e soprattutto un tasso di prestito sostenibile in grado di consentirvi il rientro.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] L. n. 3 del 27.01.2012.

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