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Eredità: come rientrare in possesso dei miei beni posseduti da altri?

30 marzo 2017


Eredità: come rientrare in possesso dei miei beni posseduti da altri?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2017



Papà era proprietario di 3 terreni ereditati da mia madre; essi risultano di proprietà di altri che dicono di averli usucapiti. C’è un modo per rientrare in possesso dei fondi?

 

Esiste nel nostro ordinamento la possibilità per l’erede del defunto di rivendicare i beni del patrimonio ereditario presso chiunque li possieda a titolo di apparente eredità oppure anche senza alcuna legittima motivazione. In particolare, la legge [1] prevede che il vero erede possa agire in giudizio tanto contro un erede apparente, ossia chi assume di aver a propria volta ereditato i beni contesi, quanto contro l’avente causa da quest’ultimo, cioè chi ha a propria volta acquistato i beni suddetti dall’erede apparente. In entrambi i casi, si tratta di rivendicazione che va condotta giudizialmente dinnanzi al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. I limiti entro i quali è possibile agire in giudizio sono diversi a seconda che la propria pretesa si rivolga a un apparente erede oppure a un suo eventuale avente causa. Nel primo caso, infatti, l’azione è esperibile fatti salvi gli effetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni. Nel secondo caso, invece, si può agire, oltre che entro i limiti sopracitati, fatti salvi i diritti acquistati dal terzo in buona fede e per mezzo di convenzioni a titolo oneroso con l’erede apparente. Tuttavia, se si tratta di recuperare beni immobili, quest’ultima eccezione vale solo se l’acquisto dei beni da parte dell’erede apparente e l’acquisto del terzo da quest’ultimo sono stati trascritti nei pubblici registri immobiliari in epoca anteriore alla trascrizione dell’acquisto da parte dell’erede vero. In tutti e due i casi, corre l’obbligo di sottolinearlo, l’azione è imprescrittibile, ossia può essere esercitata in qualsiasi tempo a prescindere dal momento in cui si è aperta la successione. Chi promuove l’azione di petizione ereditaria (così infatti si chiama questo tipo di causa) deve provare la propria qualità di erede (in questo caso, essendovi un testamento, sarà necessario produrre in giudizio una copia autentica del verbale di pubblicazione fatto innanzi al notaio) e, quindi, la morte del de cuius (quest’ultima attraverso la produzione di un certificato di morte) nonché, se all’epoca dell’azione il diritto ad accettare l’eredità si è già prescritto, di aver precedentemente accettato l’eredità (anche attraverso comportamenti taciti come, ad esempio, la voltura catastale degli immobili ereditari) e, infine, l’appartenenza dei beni stessi all’asse ereditario.

In alternativa, è possibile rivendicare i beni già in possesso del defunto tramite azione di rivendicazione contro gli attuali detentori. Anch’essa imprescrittibile, questo tipo di azione si differenzia dalla petizione di eredità per l’onere della prova a carico del ricorrente: in questo caso, infatti, chi agisce in giudizio non può limitarsi a provare soltanto la morte del defunto, che il bene apparteneva a quest’ultimo e la propria qualità ereditaria, ma deve, invece, provare la proprietà dei beni rivendicati mediante una serie continua di trasferimenti tale da coprire almeno il ventennio necessario a usucapire il bene stesso.

Fatte queste doverose premesse teoriche, nel caso concreto si dovranno esaminare le circostanze di fatto per verificare quale azione intraprendere contro gli attuali possessori dei beni e individuare esattamente l’onere della prova a carico. Ove ad esempio, gli attuali possessori non contestassero il titolo di erede in capo alla signora richiedente, occorrerebbe promuovere l’azione di rivendica e, quindi, dimostrare la proprietà dei singoli beni ereditari attraverso una regolare serie di trasferimenti avvenuti nel corso degli anni.

In secondo luogo, ove si optasse, invece, per l’azione di petizione ereditaria, occorrerebbe verificare quali atti sono stati compiuti dall’erede vero che possano integrare l’accettazione tacita dell’eredità in quanto presupposto per l’eventuale esperimento di questa azione. Infine, bisognerà considerare quali conseguenze abbia portato il decorso del tempo e il compimento di ulteriori atti sui beni che si vogliono rivendicare per escludere che, nel frattempo, gli attuali possessori dei beni stessi li abbiano usucapiti. Importante sarà, ad esempio, verificare l’eventuale compimento di qualunque atto rivendicativo che abbia interrotto il lasso di tempo per scongiurare l’usucapione decennale da parte del Demanio.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Artt. 533, 534 e 535 cod. civ.

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