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Se ho un credito di pochi euro mi conviene fare causa?

31 marzo 2017


Se ho un credito di pochi euro mi conviene fare causa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 marzo 2017



Considerata l’esiguità della somma di cui sono creditore è opportuno intraprendere un giudizio civile?

L’ammontare esiguo di una controversia scoraggia l’inizio di una qualsiasi vertenza davanti al giudice, causa che, quantomeno, si rivelerebbe antieconomica dal momento che per chi introduce la domanda in giudizio è previsto l’onere di sostenere le iniziali spese vive (marca da bollo, contributo unificato, spese di notifica per l’atto di citazione) nonché l’onorario dell’avvocato difensore salvo eventuale rimborso all’esito del giudizio ove la sentenza, accogliendo le ragioni di chi agisce, ponga a carico della parte soccombente l’obbligo di pagare tutte le spese legali sostenute.

Si possono prendere in considerazione alcuni metodi alternativi di risoluzione della controversia che tuttavia, pur non prevedendo l’ingresso della vertenza in tribunale, non impongono una partecipazione obbligatoria della controparte. Ciò significa che il debitore potrebbe legittimamente sottrarsi a un eventuale invito a comporre la lite fuori dal tribunale attraverso i metodi che si andranno a illustrare, con ciò lasciandoci l’unica alternativa del ricorso al giudice.

Un primo metodo di risoluzione alternativa della controversia è la mediazione. Si tratta di una procedura che viene condotta da un avvocato che, grazie ad apposita formazione e iscrizione in albo ad hoc, assume la veste di mediatore ed è deputato a risolvere la controversia cercando di conciliare le opposte richieste. Per attivare la procedura è necessario rivolgersi a un organismo di mediazione che sia territorialmente competente rispetto alla controversia. La mediazione, inoltre, prevede l’assistenza obbligatoria di un avvocato per ciascuna parte in lite e si svolge, normalmente, attraverso un primo incontro di carattere esclusivamente informativo nel quale, se tutte le parti sono presenti, il mediatore informa queste ultime della natura e degli scopi della mediazione nonché della procedura della stessa. Se le parti concordemente decidono di proseguire, la mediazione entra nel vivo e si discuterà dei termini della controversia. Il procedimento prevede il versamento di un contributo a carico di presenta istanza (normalmente intorno ai 50 euro) e il pagamento di una successiva indennità parametrata al valore della controversia a carico di entrambe le parti laddove la mediazione prosegua oltre il primo incontro.

Un secondo metodo di soluzione della controversia è rappresentato dalla negoziazione assistita, ossia una procedura che si svolge attraverso contatti fra gli avvocati delle parti in lite e che prevede la previa sottoscrizione di una convenzione fra le parti che si impegnano a cooperare in buona fede per l’eventuale componimento della controversia e, successivamente, ove si pervenga alla conciliazione, la successiva formalizzazione di un accordo conciliativo. In particolare, la procedura viene avviata da una delle parti in lite che invia all’altro l’invito a perfezionare una negoziazione assistita per la risoluzione della controversia. Dal momento del ricevimento dell’invito la controparte ha trenta giorni per rispondere aderendo o meno alla procedura.

Entrambi i procedimenti hanno una durata massima di tre mesi e, laddove la controparte non aderisca all’istanza di mediazione o all’invito alla negoziazione, tale comportamento potrà essere valutato dal giudice della causa ai fini dell’addebito delle spese legali nonché del riconoscimento di una responsabilità aggravata per aver resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.

Nel caso del lettore, possono formularsi le seguenti alternative. Innanzitutto si potrebbe inviare una lettera di diffida e messa in mora nella quale denunciare l’accaduto e riservarsi, in caso di mancata restituzione del prezzo pagato, l’inizio di una causa nella quale chiedere anche i maggiori danni subiti così da “intimorire” maggiormente la controparte per le eventuali conseguenze di una mancata risposta. Diversamente, non resta che procedere con uno dei metodi sopra indicati tenendo a mente tuttavia che non vi è un obbligo per la controparte di aderire a queste procedure e, quindi, in caso di mancata risposta, non resterebbe altra strada che quella di un ricorso al giudice di pace.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato


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