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Lo sai che? Rivalutazione della pensione negata: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017

Ho chiesto all’Inps – senza risultato – la rivalutazione della pensione e il rimborso degli arretrati a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015. Come posso fare?

Il Governo Monti aveva introdotto un limite alla rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici erogati dall’Inps per gli anni 2012 e 2013, escludendo da tale meccanismo tutte le pensioni il cui importo complessivo risultava superiore a tre volte il trattamento minimo Inps (cosiddetto blocco delle pensioni) Con la sentenza n. 70 del 10 marzo 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 24, comma 25, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (la riforma Fornero) nella parte in cui prevedeva che in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici [1] è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100%.

A seguito della sentenza, il Governo prima ed il Legislatore poi hanno disposto solo parziali rimborsi della rivalutazione limitandoli ad alcune fasce di pensionati (da 3 a 6 volte il minimo della pensione sociale) ribadendo il blocco per quelli con pensioni superiori a sei volte il trattamento minimo dell’Inps.

In particolare, viene riconosciuta per gli anni 2012 e 2013 una rivalutazione dei trattamenti pensionistici:

  • nella misura del 100% per quelli di importo complessivo sino a tre volte il trattamento minimo Inps;
  • nella misura del 40% per quelli superiori inclusi fra il triplo ed il quadruplo del trattamento minimo Inps;
  • nella misura del 20% per quelli superiori inclusi fra il quadruplo ed il quintuplo del trattamento minimo dell’Inps;
  • nella misura del 10% per quelli superiori inclusi fra il quintuplo ed il sestuplo del trattamento minimo dell’Inps.

Inoltre, il Legislatore ha ridotto la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici di importo complessivamente superiore a tre volte il trattamento minimo dell’Inps, nella misura del 20% per gli anni 2014-2015 (pari all’8%, 4% e 2% di quanto riconosciuto per gli anni 2012-2013) e nella misura del 50% a decorrere dal 2016 (pari al 20%, 10% e 5% di quanto riconosciuto per gli anni 2012 e 2013).

Questo spiega il diniego ricevuto dal lettore parte dell’Inps.

Si può e si deve contrastare questo stato di cose soprattutto perché tali previsioni della si palesano contrarie al principio di adeguatezza delle prestazioni previdenziali intese come retribuzione differita. Per questa ragione, poiché la diffida inoltrata all’Inps ha consentito di interrompere la prescrizione e costituisce un passaggio preliminare per il riconoscimento dei suoi diritti, il lettore deve fare il passaggio successivo, ossia agire in via giudiziaria, da solo o per il tramite di associazioni di pensionati o dei consumatori che si stanno organizzando per ricorrere in maniera collettiva presso il tribunale del lavoro competente, in caso di lavoro privato, o presso la Corte dei Conti, in caso di lavoro pubblico.

Si suggerisce al lettore, pertanto, di contattare un’associazione operante nella sua zona di residenza, in modo da partecipare al ricorso collettivo in quanto in questo, come in tanti altri casi analoghi, l’unione fa la forza e consente di ottenere risultati più vantaggiosi.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, co. 1, l. n. 448 del 23.12.1998, n. 448.


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1 Commento

  1. Ho presentato ricorso avverso alla Procura Regionale della C.C. ma l’esito è stato negativo. Quindi per fare Giustizia occorre sempre rivolgersi ad un legale,sostenere spese e con esito incerto se non altrettanto negativo?

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