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Lo sai che? Come vedere se sono sposato in comunione o separazione dei beni?

Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

Nell’atto di matrimonio viene annotata la scelta dei coniugi sul regime patrimoniale: se risulta nessuna annotazione vuol dire che è stata prevista la comunione legale dei beni.

Anche dopo diversi anni dal matrimonio è difficile dimenticare i momenti più significativi di quel particolare giorno: la festa, la celebrazione in chiesa, gli auguri degli amici e dei parenti, per qualcuno anche i regali. Ma, di solito, tutti gli aspetti “burocratici” legati alle nozze passano in secondo piano, tanto è vero che, dopo molto tempo, potresti aver dimenticato per quale regime patrimoniale avevate all’epoca optato tu e il tuo coniuge (marito o moglie che sia): se, cioè, la vostra scelta è ricaduta sulla comunione dei beni o sulla separazione dei beni. Su una cosa possiamo assicurarti: non è possibile che nulla sia stato previsto, anche se non rammenti nulla a riguardo. Difatti, salvo vi sia stato un diverso ed esplicito accordo, si applica automaticamente, dal 1975, la comunione dei beni che, come noto, comporta la comproprietà su tutti (quasi tutti) i beni acquistati durante il matrimonio (non su quelli pervenuti prima). Se però ora ti stai chiedendo come vedere se sono sposato in comunione o separazione dei beni ecco cosa devi fare.

Il certificato di matrimonio è il documento necessario e sufficiente a provare il regime patrimoniale di comunione dei beni fra coniugi. È su questo documento che, dopo le nozze, viene trascritto il regime patrimoniale prescelto dai coniugi. Con questa importante precisazione:

  • per i matrimoni contratti fino al 20 settembre 1975, il regime che veniva automaticamente applicato, anche in mancanza di espresso consenso, era quello della separazione dei beni. Quindi, salvo che i coniugi avessero voluto optare per la comunione dei beni – circostanza che doveva risultare manifestata in modo chiaro ed esplicito – marito e moglie restavano ciascuno titolare dei propri beni, beni che pertanto non cadevamo mai in comunione;
  • per i matrimoni contratti dal 20 settembre 1975 in poi (quindi, sino ad oggi), la situazione si è capovolta e, pertanto, il regime “automatico” – quello cioè che scatta in assenza di autonoma previsione – è quello della comunione dei beni. Ai coniugi comunque, anche successivamente al matrimonio, è sempre data la possibilità di optare per la separazione dei beni.

Ma, dopo tanti anni, come fare a capire se si è sposati in regime di comunione o di separazione dei beni? La scelta viene annotata a margine dell’atto di matrimonio da chi lo redige. Non è un compiuto quindi che spetta ai coniugi ai quali basta semplicemente dire il fatidico “sì” in chiesa e firmare il documento. Quindi per sapere quale regime patrimoniale hai scelto al momento del matrimonio e se sei sposato in comunione dei beni o in separazione tutto ciò che devi fare è chiedere un estratto dell’atto di matrimonio al Comune presso cui ti sei sposato. Se sull’atto risulta indicato «nessuna annotazione» significa che sei sposato in regime di comunione legale dei beni.

Anche se successivamente al matrimonio sei andato dal notaio a fare la separazione dei beni (pratica per la quale, appunto, c’è bisogno dell’atto notarile e della presenza dei testimoni), tale circostanza risulterà ugualmente sull’atto di matrimonio. Dunque, in qualsiasi momento, puoi chiedere un estratto dell’atto di matrimonio e, in questo modo, conoscere il tuo regime coniugale.

In teoria non è possibile trovarsi in regime di separazione dei beni senza saperlo perché, come abbiamo detto, dal 20 settembre 1975 in poi, chi vuole optare per tale regime patrimoniale, deve farlo con un atto espresso davanti al notaio. Se nulla è stato fatto, invece, si è sicuramente nel regime di comunione dei beni.

C’è un solo caso in cui il coniuge potrebbe trovarsi in regime di separazione dei beni senza saperlo. Nel periodo che è andato dal 20 settembre 1975 e il 16 gennaio 1976, il regime di separazione dei beni poteva essere scelto anche con atto unilaterale e quindi senza il consenso dell’altro coniuge, anche se il matrimonio era già in essere all’epoca. Questo significa che il coniuge, sposatosi prima del 16 gennaio 1976 potrebbe trovarsi in regime di separazione dei beni senza saperlo.

Per le convivenze, invece, il decreto Cirinnà [1] prevede che «i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza»; e che il predetto contratto può contenere: il regime patrimoniale della comunione dei beni.

note

[1] L. n. 76/2016.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Sono una vittima dell’art. 228 della legge sui diritti di famiglia del 1975. Sono in separazione di beni a mia insaputa. L’ho scoperto cinsultando l’atto di matrimonio.
    Cosa posso fare per avere la mia metà della casa che abbiamo construito insieme e che però é a nome di mio marito? I soldi spesi per la construzione erano proventi dei rispettivi lavori dipendenti. Il terreno l’abbiamo acquistato alla morte di mio suocero pagando le rispettive quote ai fratelli. Grazie

  2. “C’è un solo caso in cui il coniuge potrebbe trovarsi in regime di separazione dei beni senza saperlo. Nel periodo che è andato dal 20 settembre 1975 e il 16 gennaio 1976, il regime di separazione dei beni poteva essere scelto anche con atto unilaterale e quindi senza il consenso dell’altro coniuge, anche se il matrimonio era già in essere all’epoca”. Questa “opzione” effettuabile durante il periodo transitorio per mantenere il regime precedente della separazione non avrebbe dovuto comunque essere annotata sull’atto di matrimonio? Dovrebbe dunque risultare l’annotazione se il coniuge richiede l’atto, o sbaglio?

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