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Il lavoratore che maneggia denaro: l’indennità di cassa

14 Marzo 2017 | Autore:
Il lavoratore che maneggia denaro: l’indennità di cassa

Se al lavoro si effettuano o si ricevono  pagamenti bisogna essere retribuiti appositamente con una indennità specifica.

Quando il lavoratore maneggia danaro per conto del datore di lavoro ha diritto ad una indennità che gli retribuisca il rischio che così assume. Questa indennità, infatti, compensa il lavoratore del rischio di errori contabili che può commettere svolgendo le sue mansioni. In sostanza, a fronte del pericolo di dover rispondere di sbagli nella gestione del danaro, al lavoratore viene riconosciuta una somma aggiuntiva rispetto alla paga base.

Quando spetta

L’indennità di cassa spetta in tutti i casi in cui il lavoratore in modo continuo e non occasionale maneggi danaro sul luogo di lavoro.

Così, l’indennità spetta quando si ricevono pagamenti per conto del datore di lavoro: è il caso tipico del cassiere del punto vendita o del supermercato.

L’indennità spetta anche quando i pagamenti si effettuano per conto della ditta datrice: si pensi, ad esempio, all’addetto contabile dell’azienda che paga i fornitori utilizzando la cassa o le credenziali bancarie fornite dal datore.

Ancora, l’indennità spetta anche al lavoratore che custodisce del danaro per conto del datore o che si occupa del cambio di moneta nelle transazioni internazionali.

Il lavoratore ha diritto a percepire questa indennità solo se effettivamente maneggia danaro e per il periodo in cui lo maneggia: in caso di assenza dal lavoro, ad esempio per malattia, l’indennità spetterà a chi lo sostituisce.

Quanto spetta

Dobbiamo dire che l’indennità di cassa è stabilita dai singoli contratti collettivi, i quali:

– individuano volta per volta gli esatti presupposti cui si collega l’attribuzione di questa indennità;

– stabiliscono la misura dell’indennità stessa, generalmente calcolandola in proporzione alla paga base (ad esempio il contratto collettivo per commercio ed il terziario prevede una indennità di cassa pari al 5% della paga base nazionale).

In alcuni contratti collettivi l’indennità di cassa è invece stabilita in misura fissa.

Il datore di lavoro può riconoscere al lavoratore un’indennità anche superiore a quella stabilita nel contratto collettivo, mentre è vietato stabilire un’indennità inferiore.

L’ammanco di cassa

Se il lavoratore che maneggia danaro sottrae al datore una parte dei soldi della cassa è possibile licenziarlo, ma solo a date condizioni [1]. Innanzitutto, non basta per il licenziamento un episodio singolo o non grave: infatti, proprio per la difficoltà della mansione, piccoli ammanchi di cassa sono considerati normali dalla giurisprudenza la quale in questi casi non ritiene proporzionato il licenziamento rispetto alla condotta del lavoratore.

Infatti, anche al licenziamento disciplinare per ammanco di cassa si applica il principio per cui la condotta del lavoratore deve essere così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto: quindi il giudice deve analizzare la vicenda valutando tutti gli aspetti (fra cui: i precedenti disciplinari del lavoratore, le circostanze in cui l’illecito è avvenuto, eventuali gravi difficoltà familiari o economiche del lavoratore, il suo dolo o la sua colpa nel causare l’ammanco, le probabilità che il lavoratore tenga di nuovo la condotta contestatagli).

In caso di ammanco di cassa è bene che il datore di lavoro contesti al lavoratore la circostanza con una raccomandata con ricevuta di ritorno, sollecitandolo a fornire all’azienda le proprie difese per iscritto [2].


note

[1] Cass. sent. 18124/2016 del 20.09.2016.

[2] Art, 7 della L. n. 300/1970.

Autore immagine: Pixabay


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12 Commenti

  1. E’ lecito sospendere e avviare procedimento disciplinare a carico di una cassiera, per averla notata prendere alcuni spicci moneta dalla cassa da lei gestita e poi riposti per la somma di 1 euro per cambio al fine di prendere un caffe al distributore automatico che non da resto. Ha notificato sospensione e inizio procedimento disciplinare e invitata la medesina a firmare lettera di dimissioni, caso contrario non avrebbe ricevuto ne tfr ne altro, il tutti dopo 12 anni di lavoro e mai un richiamo.Grazie. MI sono iscritta al sindacato di base e sono in attesa di essere chiamata.

  2. Lavoro in un negozio da 7 anni e non mi è mai stata data l indennità di cassa. Le volte in cui sono stata affiancata da qualche persona a chiamata che ha fatto errori di cassa con piccoli ammanchi ho dovuto provvedere di mia tasca. E la stessa cosa se ho sbagliato io. Tutto ciò è corretto?

  3. Lavoro in un negozio da 7 anni e non mi è mai stata data la indennità di cassa. Quando sono stata affiancata da qualche persona a chiamata che ha fatto errori di cassa con piccoli ammanchi ho dovuto provvedere di mia tasca e se ho fatto io qualche errore la stessa cosa. Tutto ciò è corretto? Carla.

  4. buongiorno
    lavoro in una rivendita e maneggio sempre i soldi, non ho un indennità cassa, ieri il mio direttore mi ha fatto pagare un mio errore di cassa come mi devo comportare
    io l’ho pagato ma non lo trovo corretto
    grazie

  5. Ho un contratto nazionale CCNL con indennità di cassa e firma in banca per i versamenti quotidiani , ora vogliono togliere a tutti l’indennita di cassa , ma è legale questa cosa.

  6. Se il lavoratore percepisce un indennità di cassa, è anche dovuto il relativo versamento in banca allo sportello giornaliero, utilizzando vettura di proprietà e senza ricevere nessun rimborso?

  7. salve lavoro in un Autogrill giorno fa’ ho ricevuto una lettera dove mi contestano un ammanco di cassa e la seconda che ricevo dovrei preoccuparmi? considerato che non percepiamo una indennita’ di cassa cosa rischierei?

    1. Si potrà anche dire che il dipendente preposto alla cassa di un negozio o di qualsiasi altro ufficio fa un lavoro non stancante fisicamente ma, sotto il profilo della responsabilità, è soggetto di sicuro a uno stress superiore agli altri. Stress che deriva dall’esigenza di contare correttamente il denaro che entra ed esce e di non distrarsi per evitare ammanchi. Tanto è vero che i contratti collettivi prevedono una vera e propria «indennità di cassa» riservata a chi maneggia i soldi. A seconda del contratto collettivo, l’indennità può essere determinata in cifra fissa o in percentuale rispetto alla retribuzione normale o ad alcune voci, come ad esempio i soli minimi tabellari. Ma che succede se i conti non tornano? A chiarire cosa rischia il dipendente per l’ammanco di cassa è una sentenza della Cassazione. Puoi trovare maggiori informazioni nel nostro articolo Ammanco in cassa: cosa rischia il dipendente? https://www.laleggepertutti.it/239486_ammanco-in-cassa-cosa-rischia-il-dipendente

  8. Il dipartimento dopo essere contestato per la manco. L’azienda lo può multare o sospendere dal lavoro?

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