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Se chiedo il tfr posso anche impugnare il licenziamento?

3 Aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Aprile 2017



Il decreto ingiuntivo del lavoratore per il pagamento del tfr non gli preclude di impugnare il licenziamento, anche se il decreto stesso è diventato esecutivo per mancanza di opposizione. Che significa?

Il decreto ingiuntivo del lavoratore per il pagamento del tfr non preclude l’impugnabilità del licenziamento, anche se il decreto stesso è diventato esecutivo per mancanza di opposizione. In pratica, non sussiste alcuna incompatibilità tra l’interesse del lavoratore, in caso di licenziamento, ad agire in giudizio per ottenere il tfr, indipendentemente dal motivo del recesso, e l’interesse ad accertare l’invalidità del licenziamento: la richiesta del tfr non significa, infatti, che il dipendente sta rinunciando tacitamente ai diritti derivanti dall’illegittimità del licenziamento [1]. Lo stabilisce il Tribunale di Napoli [2]: la vicenda riguarda la domanda di un ormeggiatore che chiedeva il pagamento del tfr alla srl presso cui aveva svolto servizio, dopo aver impugnato il licenziamento. L’uomo provava, tramite le buste paga e l’estratto conto assicurativo, il fondamento delle sue pretese; al contrario l’azienda non dimostrava di aver adempiuto alle proprie obbligazioni e restava, anzi, contumace.

Come spiegato in Trf: cos’è e quando spetta, il tfr spetta al lavoratore in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dal motivo di tale cessazione.

Il Tribunale di Napoli, nella sentenza in commento, riprendendo quanto già affermato in varie occasioni dalla Corte di Cassazione, afferma che non c’è incompatibilità tra l’interesse della parte prestatrice di lavoro, in caso di suo licenziamento, ad agire in giudizio per ottenere il tfr e il suo interesse ad agire per ottenere l’accertamento della invalidità del licenziamento. In sostanza, il fatto che il lavoratore faccia causa all’azienda per ottenere quanto gli spetta non significa che egli stia rinunciando ai diritti derivanti dalla illegittimità del licenziamento. Ciò in quanto la sia impugnazione non rimuove i presupposti in base ai quali si ha diritto al tfr e, cioè, la cessazione del rapporto di lavoro. In soldoni, se Tizio è stato licenziato da Alfa srl e impugna il licenziamento, egli comunque non torna a lavorare e, di conseguenza, i presupposti affinché egli possa ottenere il tfr sono ormai maturati, anche se impugna il provvedimento con cui è stato licenziato

D’altra parte lo stesso codice civile [3] statuisce che in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto, ribadendo il fatto che il tfr deve essere pagato sempre, quale che sia la motivazione della cessazione del rapporto di lavoro e qualunque sia la successiva situazione, compreso il caso in cui il licenziamento sia stato impugnato dal lavoratore.

Ecco perché la srl, nel caso che si sta esaminando, è stata condannata a pagare.

note

[1] Cass. sent. n. 16306 del 19.11.2002.

[2] Trib. Napoli sent. n. 1692 dello 01.03.2017.

[3] Art. 2120 cod. civ.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI NAPOLI

Sezione lavoro

Il  Giudice  del  Lavoro,  dott.  ssa  Carla  Sarno,  alla  pubblica  udienza  del  1.3.2017  ha pronunciato, mediante lettura contestuale di motivazione e dispositivo, la seguente

S E N T E N Z A

nella controversia individuale di lavoro iscritta al n. 21515/2016 del   ruolo generale affari contenziosi, avente ad oggetto: pagamento t.f.r.

T R A

CICCARELLI GENNARO, rappresentato e difeso, in virtù di procura in atti, dall’avv.to

Gaetano Ottato  presso il cui studio sito in Forio ( Ischia)  al vico I Pera n. 8     elettivamente domicilia;

CONTRO

CALA DEGLI ARAGONESI s.r.l.  in persona del legale rapp.te p.t.,;

CONCLUSIONI

RICORRENTE RESISTENTE-CONTUMACE

PER PARTE RICORRENTE: condannare la  società convenuta  al pagamento della somma di € 24659,39 a titolo di trattamento di fine rapporto maturato nel periodo compreso dal 15.5.1999 al 27.10.2015, in ragione dell’espletamento di mansioni di  ormeggiatore  riconducibili al III livello del c.c.n.l. per i dipendenti del settore Turismo; oltre interessi e rivalutazione monetaria e con vittoria delle spese di lite, con attribuzione.

FATTO E DIRITTO

Con ricorso depositato in cancelleria in data 10.10.2016 Ciccarelli Gennaro    esponeva di aver lavorato alle dipendenze della  Cala degli Aragonesi s.r.l., presso il porto di Casamicciola Terme, con mansioni di ormeggiatore e relativo inquadramento nel 3° livello del  CCNL Turismo, nel periodo compreso dal 15.05.1999 al 27.10.2015.

Deduceva   che il rapporto lavorativo risultava documentalmente provato   dall’estratto   conto previdenziale Inps , nonché dalla Certificazione Unica   2016 . Chiedeva il pagamento della somma a lui spettante a titolo di t.f.r., dalla quale andavano detratti euro 3443,00 ricevuti  a titolo di anticipazione a mezzo di bonifico bancario.

Tanto premesso, l’istante  conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Napoli, in funzione di Giudice del lavoro, Cala degli Aragonesi s.r.l.   per sentirla condannare al pagamento in suo favore della somma della complessiva somma di euro 24.659, 39 oltre interessi e rivalutazione dalla data  dell’1.11.2015 al saldo , salvi e impregiudicati  i diritti azionati con l’impugnativa di licenziamento pendente innanzi a questo tribunale.

Regolarmente instaurato il contraddittorio, la Cala degli Aragonesi s.r.l. in persona del legale rapp.te p.t., benchè ritualmente citata ( cfr. notifica regolarmente avvenuta in via telematica), non si è costituita  in giudizio, per cui va dichiarata contumace.

Acquisita la documentazione prodotta, all’udienza odierna la causa è stata   discussa, sulle conclusioni di cui agli atti introduttivi qui da intendersi integralmente trascritte, e decisa come da sentenza letta al termine della camera di consiglio.

La domanda è fondata.

Dalla mancata comparizione personale del legale rappresentante resistente senza aver fornito alcuna giustificazione, dalla documentazione versata in atti (cfr.  estratto conto assicurativo Inps, Certificazione Unica 2016, buste paga   etc   nella produzione di parte  istante) è emerso un complessivo quadro probatorio che conferma le circostanze di fatto poste a sostegno del ricorso.

Risulta  dunque  accertato  il  periodo  di  lavoro  espletato,  le  mansioni  poste  in  essere    che consistono in quelle di ormeggiatore  inquadrabili nel livello III del CCNL di settore ( cfr. busta paga in atti).

Parte ricorrente sulla base delle buste paga in atti e della  certificazione Unica della Agenzia delle Entrate  computa le somme maturate a titolo di t.f.r.  per le quali chiede la condanna.

Sarebbe spettato alla società resistente, in virtù di una generale presunzione di persistenza delle situazioni giuridiche, fornire piena dimostrazione dell’esatto adempimento delle obbligazioni retributive sorte nei confronti del lavoratore.

Fatta eccezione per quanto parte ricorrente ha ammesso di aver percepito in costanza di rapporto, nessuna prova di pagamento  a titolo di t.f.r.  è stata utilmente e tempestivamente dedotta dalla società convenuta che ha preferito  restare contumace.

Al fine di determinare le differenze retributive maturate a titolo di t.f.r. vanno  pertanto condivisi sitati in atti , in quanto sono metodologicamente corretti e privi di omissioni logiche, fondati su documentazione  proveniente dalla Agenzia delle Entrate.

Pertanto, il credito complessivo del  ricorrente è pari a €  24659,39 a titolo di  tfr,  tenuto conto di quanto corrisposto in costanza di rapporto.

Sulle singole componenti del credito, sono dovuti, ex art. 429 comma 3° c.p.c., gli interessi sulla somma annualmente rivalutata dalla data di maturazione della stessa – 1.11.2015- al saldo.

Vale la pena osservare con riguardo alla   circostanza che pende innanzi a questo Tribunale impugnativa del licenziamento intimato dalla società convenuta al ricorrente nell’ottobre 2015, che la Cassazione, con la sentenza 19 novembre 2002 n. 16306, ha stabilito che il decreto ingiuntivo del lavoratore non opposto per il pagamento del TFR non preclude l’impugnabilità del licenziamento. Non sussiste dunque  alcuna incompatibilità tra l’interesse del lavoratore, in caso di licenziamento, ad agire in giudizio per ottenere il TFR, quale che sia stato il motivo del recesso, e l’interesse ad accertare l’invalidità del licenziamento: la richiesta del TFR non può infatti essere considerata al pari di una tacita rinuncia ai diritti derivanti dall’illegittimità del licenziamento. Il licenziamento, fino alla dichiarazione di illegittimità dello stesso, mantiene il suo effetto risolutorio e giustifica la richiesta del lavoratore.

Alla stregua delle suesposte considerazioni, la Cala degli Aragonesi s.r.l., in persona del legale rapp.te p.t., va condannata al pagamento in favore di  Ciccarelli Gennaro  della somma lorda di € 24659,39, oltre interessi legali sulle somme annualmente rivalutate dalla maturazione del credito al soddisfo.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, con attribuzione in favore del procuratore dichiaratosene antistatario.

P.Q.M.

La  dott.ssa  Carla  Sarno,  quale  Giudice  del  lavoro,  definitivamente  pronunciando,  ogni contraria istanza disattesa, così provvede:

in accoglimento del ricorso, condanna la società convenuta , in persona del legale rapp.te p.t., al pagamento in favore di    Ciccarelli Gennaro   della somma lorda di € 24659,39 oltre interessi legali sulla somma annualmente rivalutata dalla data di maturazione della stessa – 1.11.2015-  al saldo;

condanna la   società convenuta   al pagamento delle spese di lite liquidate in complessivi € 2400,00 oltre Iva, Cpa e rimborso spese generali  come per legge, con attribuzione.

Così deciso in Napoli, lì 1.3.2017.

Il Giudice

Dott.ssa Carla Sarno


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