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Rimborso pasti e carburante al lavoratore che abita lontano

3 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 aprile 2017



Se un dipendente è distante dalla sede di lavoro i rimborsi delle spese e dei pasti sono esenti da tassazione?

 

Abito a 100 km dalla sede di lavoro; ho un’auto in uso promiscuo e l’azienda mi rimborsa carburante e spese: i rimborsi sono imponibili?

Per quanto riguarda il solo uso promiscuo dell’auto, si tratta di un  fringe benefit, cioè di un beneficio concesso al lavoratore: questo beneficio è tassabile in capo al dipendente ed è pari, come specificato dal Testo unico imposte sui redditi [1], al 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle Aci (nelle tabelle sono indicati i costi chilometrici suddivisi per modello, serie, potenza del veicolo).

La legge attribuisce dunque forfettariamente all’uso privato dell’auto 4.500 Km all’anno, indipendentemente dalla percorrenza effettiva.

Rimborsi chilometrici per gli spostamenti casa-lavoro

Per quanto riguarda, invece, i rimborsi chilometrici erogati per gli spostamenti dall’abitazione alla sede della società, si ritiene che, in capo al dipendente, siano interamente imponibili.

Il Tuir, è vero, prevede una parziale esclusione dall’imposizione per indennità e rimborsi erogati per la trasferta dei dipendenti, ma considera trasferta soltanto lo spostamento al di fuori del comune in cui si trova la sede di lavoro.

Il problema, nel caso di specie, è che non si tratta di trasferta, secondo l’accezione del Tuir, perché il dipendente non si sposta al di fuori del comune in cui si trova la sede di lavoro (come individuata dal contratto di lavoro), ma al di fuori del Comune in cui si trova la sua abitazione. In questo caso, dunque, indennità e rimborsi sono interamente tassabili, tranne i rimborsi di spese di trasporto documentate con documenti provenienti dal vettore (ad esempio, sarebbe esente il rimborso spese dell’autobus o del treno), in quanto si tratta di trasferte nell’ambito del territorio comunale in cui si trova la sede di lavoro.

I rimborsi auto, con partenza dall’abitazione del dipendente, non sono imponibili per intero solo nel caso in cui l’abitazione sia considerata sede di lavoro (è il caso di alcuni rapporti di lavoro particolari, come il lavoro a domicilio), e lo spostamento avvenga al di fuori del Comune di residenza.

Rimborso dei pasti

Lo stesso ragionamento vale per il rimborso dei pasti: quando il dipendente non è in trasferta, i rimborsi sono interamente imponibili in capo al lavoratore.

È invece parzialmente esente l’erogazione dei buoni pasto (sino a 5,29 euro al giorno) o dei buoni pasto elettronici (esenti sino a 7 euro). Quando il dipendente non è in trasferta, risulta poi non imponibile, sino al limite di 5,29 euro giornalieri, l’indennità sostitutiva di mensa, che è quella particolare indennità spettante quando la sede di lavoro è disagiata e non esistono, nelle vicinanze, servizi di mensa o di somministrazione di alimenti e bevande (ad esempio nei cantieri). In mancanza di queste condizioni, se è erogata un’indennità di mensa, questa è totalmente tassata in capo al dipendente.

note

[1] Art.51, Co.4, lett.a, Tuir.

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