Professionisti Il processo: citazione, costituzione

Professionisti Pubblicato il 11 marzo 2017

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L’introduzione della causa (fase introduttiva o fase preparatoria), l’atto di citazione, la costituzione in giudizio, il fascicolo di parte e d’ufficio.

Il processo ha inizio allorché un soggetto (attore) esercita il potere di agire in giudizio (di cui è titolare), chiedendo al giudice di pronunciarsi in ordine ad una sua domanda (cd. edictio actionis) e chiamando in giudizio (cd. vocatio in ius) un altro soggetto (convenuto). Più precisamente, il processo ha inizio con la proposizione della domanda giudiziale.

L’atto di citazione

Ai sensi dell’art. 163, la domanda giudiziale si propone mediante l’atto di citazione che deve contenere (art. 163):

  • l’indicazione del tribunale davanti a cui la domanda è proposta;
  • nome, cognome, residenza e il codice fiscale dell’attore e del convenuto, nonché delle persone che ne hanno la rappresentanza ed assistenza;
  • l’oggetto della domanda (il petitum);
  • l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono le ragioni della domanda (causa petendi), nonché l’indicazione esatta del provvedimento che si vuole ottenere (il cd. petitum immediato, rispetto al bene da tutelare, che è considerato petitum mediato);
  • l’indicazione dei mezzi di prova e dei documenti di cui l’attore intende valersi;
  • nome e cognome del procuratore dell’attore e l’indicazione della procura;
  • l’invito al convenuto a costituirsi in giudizio nel termine di 20 gg. prima dell’udienza e a comparire all’udienza fissata, con l’avvertimento che la costituzione oltre i termini implica le decadenze di cui agli artt. 38 e 167.

Esso, infine, deve essere sottoscritto dal difensore (ovvero dalla parte che sta in giudizio da sé) che deve indicare il proprio codice fiscale e il proprio numero di fax (ex d.L. 90/2014).

La riforma attuata con la L. 353/1990 aveva apportato una sola modifica al contenuto della citazione: l’invito, rivolto al convenuto, a costituirsi nel termine  di 20 giorni prima dell’udienza di comparizione e l’avvertimento che la mancata costituzione nei termini avrebbe implicato le decadenze di cui all’art. 167, fra cui le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, cadenzando così più rigidamente i tempi processuali.

Successivamente il Legislatore ha attenuato tale rigore prevedendo in merito alle eccezioni di cui sopra, una proponibilità fino a 20 gg. prima dell’udienza di trattazione (d.L. 432/1995). Con la novella del 2005 è stata eliminata la distinzione fra prima comparizione e trattazione, ora unite in una unica udienza, ripristinando così, in caso di mancato rispetto dei termini di costituzione, l’originaria decadenza dalla facoltà di proporre già nella comparsa di risposta anche le eccezioni processuali e di merito, non rilevabili d’ufficio. a seguito della riforma della L. 18-6-2009, n. 69 e della conseguente modifica dell’art. 38, per cui tutte le eccezioni di incompetenza devono essere sollevate, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, l’avvertimento al convenuto — contenuto nell’art. 163 — è stato esteso anche alle decadenze dell’art. 38.

Nullità della citazione

La citazione è nulla:

  • se vi è omissione o incertezza assoluta sulla indicazione del giudice, sulla individuazione delle parti o sull’oggetto della domanda;
  • se sia assegnato al convenuto un termine di comparizione inferiore a quello stabilito dalla legge;
  • se è stata omessa l’indicazione della data dell’udienza di comparizione;
  • se è stato omesso l’avvertimento al convenuto delle decadenze di cui agli artt. 38 e 167, in caso di costituzione tardiva;
  • se manca l’esposizione dei fatti a fondamento della domanda.

La nullità è sanata se il convenuto si costituisce. In caso contrario, la nullità è rilevata d’ufficio dal giudice.

La legge 353/1990 ha aggiunto altre due ipotesi di nullità della citazione:

  • l’omissione dell’avvertimento al convenuto delle decadenze determinate dalla costituzione oltre i termini;
  • l’omissione dell’esposizione dei fatti posti a fondamento della domanda.

Quanto alla sanatoria delle nullità, l’art. 164 dispone che, quando rileva un’ipotesi di nullità, il giudice deve ordinare la rinnovazione della citazione, entro un termine perentorio: questa sana i vizi e salvaguarda gli effetti sostanziali e processuali della domanda sin dal momento della prima notificazione.

La notifica della citazione

La domanda giudiziale deve essere portata a conoscenza del convenuto, affinché si creino le condizioni per il contraddittorio.

Ciò avviene mediante la notifica (a mezzo di ufficiale giudiziario) dell’atto di citazione a norma degli artt. 137 e ss.

anche per la notificazione si può incorrere in qualche nullità. Queste sono espressamente stabilite dalla legge nell’art. 160 e vengono sanate dalla comparizione del destinatario.

Dal momento in cui la domanda giudiziale è stata notificata al convenuto, il processo esiste ed è «pendente» (cd. litispendenza).

Costituzione in giudizio

La costituzione in giudizio è l’atto con cui la parte si fa presente, a mezzo del suo difensore, presso l’organo giudiziario davanti al quale pende il processo dando l’impulso necessario affinché il processo possa iniziare: di fatto essa avviene in cancelleria.

L’attore deve costituirsi entro dieci giorni dalla notificazione della citazione, depositando in cancelleria la nota di iscrizione a ruolo ed il proprio fascicolo, contenente l’originale della citazione ed i documenti offerti in comunicazione.

Il convenuto si costituisce depositando il proprio fascicolo contenente la comparsa di risposta, gli eventuali documenti offerti in comunicazione, la copia notificatagli della citazione e la procura.

La comparsa di risposta è un atto difensivo scritto, in cui il convenuto deve:

  • proporre tutte le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dall’attore a fondamento della domanda (le cd. eccezioni in senso ampio o improprie, consistenti nelle mere difese);
  • indicare le proprie generalità e il codice fiscale;
  • indicare i mezzi di prova, di cui intende avvalersi, e i documenti, che offre in comunicazione;
  • proporre le eventuali domande riconvenzionali a pena di decadenza;
  • chiedere la chiamata in causa di un terzo (a pena di decadenza) e chiedere, contestualmente, al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza (allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini a comparire);
  • proporre, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio (previsione introdotta dal d.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005).

Se è omesso o risulta assolutamente incerto l’oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale, il giudice, rilevata la nullità, fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla. anche in caso di integrazione, restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente alla stessa.

Il fascicolo d’ufficio e di parte

Con la presentazione della nota di iscrizione a ruolo il cancelliere iscrive la causa in apposito registro (detto ruolo). Inoltre egli forma un fascicolo d’ufficio che contiene le copie di tutti gli atti di parte e gli originali degli atti d’ufficio (verbali, ordinanze etc.).

I fascicoli di parte sono custoditi in un’unica cartella col fascicolo d’ufficio e possono essere ritirati soltanto con l’autorizzazione del giudice istruttore. Formato il fascicolo d’ufficio, il cancelliere lo presenta al presidente del tribunale; questi, con decreto scritto in calce alla nota di iscrizione a ruolo, designa il giudice istruttore della causa al quale il cancelliere deve trasmettere il fascicolo d’ufficio, al fine di consentirgli di prendere immediatamente visione delle carte processuali, sì da poter proficuamente disciplinare alla prima udienza il contraddittorio delle parti. il G.i., entro 5 giorni dalla presentazione del fascicolo, può differire la data della prima udienza fino a un massimo di 45 giorni: ciò allo scopo di avere il tempo necessario per studiare la causa.


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