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Il processo: la fase istruttoria

11 marzo 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 11 marzo 2017



Il processo ordinario di cognizione, la fase istruttoria, i provvedimenti del giudice istruttore.

Generalità

L’istruzione della causa è quella fase del procedimento che serve alla raccolta degli elementi di giudizio che consentono la   decisione.

Organo giudiziario di tale fase è il giudice istruttore (G.i.) che agisce senza formalismi, in udienze istruttorie non pubbliche, in diretto contatto con le parti e/o i loro difensori.

Al giudice istruttore spetta il compito di dirigere ed avviare alla conclusione la fase istruttoria, per riservare, poi, la causa a sentenza quando diventa matura per la decisione.

Secondo l’art. 175, il G.i. esercita tutti i poteri per un sollecito e leale svolgimento del processo: egli, pertanto, fissa le udienze successive ed i termini entro i quali le parti devono compiere gli atti processuali.

La funzione del G.i. di natura sostanzialmente preparatoria si è radicalmente trasformata, dal momento che, in seguito all’entrata in vigore della L. 353/1990 (30-4-1995), il G.i. che ritenesse la causa matura per la decisione non la rimetteva al Collegio, ma provvedeva egli stesso a deciderla (ad eccezione di alcune categorie di cause, tassativamente elencate dall’art. 48, Ord. Giud.).

Con il d.Lgs. 51/1998 la distinzione tra giudice istruttore ed organo decidente permane solo nei casi previsti dall’art. 50bis, introdotto nel corpo del codice dal decreto stesso, nei quali il Tribunale giudica in composizione collegiale.

Al di fuori di queste ipotesi tassative, invece, soppressa la figura del Pretore, il Tribunale decide in composizione monocratica, assolvendo ad un tempo le funzioni di G.i. ed organo giudicante. Per regolare tale materia il d.Lgs. 51/1998 ha introdotto, nel codice i Capi iiibis e iiiter nel Libro ii, Titolo i, ed ha abrogato l’art. 274bis, relativo ai rapporti tra collegio e giudice istruttore in funzione di giudice unico.

I provvedimenti del Giudice istruttore

I provvedimenti del G.i. hanno la forma dell’ordinanza.

L’ordinanza del G.i., se è pronunciata in udienza, si presume conosciuta dalle parti costituite; se invece, è pronunciata fuori udienza, deve essere comunicata alle parti a cura del Cancelliere mediante biglietto di cancelleria.

La L. 183/2011 ha abrogato la previsione di cui al comma 2 dell’art. 176, secondo cui il cancelliere poteva comunicare le ordinanze pronunciate fuori udienza anche a mezzo telefax o posta elettronica.

Caratteristica dell’ordinanza è la sua modificabilità e revocabilità: essa, cioè, può essere modificata e revocata in qualunque momento dallo stesso G.i. che l’ha pronunciata o dal Collegio (a tale regola generale, fanno eccezione i casi elencati dall’art. 177, co. 3).

Al momento della decisione l’organo giudicante (monocratico o collegiale) può sempre controllare l’operato del G.i., riesaminando tutte le questioni già decise con ordinanza.

A seguito della riforma di cui alla L. 353/1990, a partire dal 30-4-1995, la portata del reclamo al collegio si è decisamente ridimensionata:

  • innanzitutto, non è più previsto nel caso delle ordinanze relative ai mezzi di prova (cd. ordinanze istruttorie);
  • nel caso delle ordinanze revocabili (quelle con le quali il giudice istruttore dà propulsione al processo), se la causa deve essere decisa dal collegio, questi non è mai vincolato dai provvedimenti emessi dal giudice istruttore mentre, se la causa è di competenza del giudice unico, questi potrà, di fronte ad una formale contestazione della parte, revocare o modificare l’ordinanza così come previsto tra i suoi normali poteri (art. 177, co. 2);
  • per le ordinanze che dichiarano l’estinzione, infine, il reclamo previsto dall’art. 178 rappresenta una duplicazione dello strumento predisposto dall’art. 308 già esistente prima della riforma.

Il reclamo deve essere proposto entro il termine perentorio di 10 giorni, decorrenti dalla pronuncia ovvero dalla comunicazione dell’ordinanza (a seconda che sia stata pronunciata in udienza o fuori di essa). sul reclamo decide il Collegio con propria ordinanza, se l’accoglie; con sentenza, se lo respinge.

Fasi dell’istruttoria

La fase istruttoria della causa si distingue nei seguenti momenti salienti:

  • trattazione della causa, in cui vengono individuate, precisate e discusse le questioni che si ritengono rilevanti.

La trattazione, a sua volta, comprende due stadi:

  • stadio preparatorio, in cui il G.i. verifica la regolarità della costituzione delle parti;
  • stadio della trattazione vera e propria, in cui le parti svolgono e precisano le rispettive domande ed eccezioni;
  • istruzione probatoria dove vengono raccolte le prove necessarie alla decisione delle questioni discusse.

Prima di esaminare separatamente i momenti di tale fase del processo ricordiamo che il modello del processo di cognizione è stato sensibilmente innovato dal D.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005, secondo uno schema che è applicabile ai procedimenti instaurati a partire dal 1° marzo 2006 (vale a dire con citazione notificata da tale data), mentre la disciplina precedente, introdotta dalla L. 534/1995, continua ad applicarsi alle cause già pendenti al 1°-3-2006. a seguito del d.L. 35/2005 cit. i novellati artt. 180 e 183 determinano la scomparsa della prima udienza di comparizione, in quanto l’art. 180 si limita nella nuova formulazione a ribadire il principio dell’oralità della trattazione, e lo spostamento delle verifiche originariamente previste nella prima udienza di comparizione all’udienza (ormai unica) di prima comparizione e trattazione della causa. La possibilità di fissare un prosieguo della trattazione è subordinata ad una richiesta congiunta delle parti allo scopo di permettere il libero interrogatorio delle parti che da obbligatorio si trasforma in facoltativo.

Le ragioni di tale scelta sono dettate fondamentalmente da esigenze di economia processuale.


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