Diritto e Fisco | Articoli

Raccomandazione promessa e non mantenuta: che fare?

12 marzo 2017


Raccomandazione promessa e non mantenuta: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 marzo 2017



Chi promette di spendere una buona parola e di raccomandare un’altra persona con un pubblico ufficiale o appartenente comunque alla pubblica amministrazione può essere querelato per millantato credito.

Immaginiamo di dover fare un concorso pubblico e di dover sostenere un esame. Per l’occasione, ci siamo preparati, studiando i quiz pubblicati sui manuali. Ma, volendo evitare brutte sorprese dell’ultimo momento – anche perché ci è stato detto che a passare il concorso è sempre il “raccomandato di turno” – cerchiamo anche noi una raccomandazione. Si fa avanti una persona che, in cambio di una somma di denaro, ci promette di “parlare” con un funzionario della pubblica amministrazione in modo da garantirci l’assunzione. Così gli consegniamo i soldi che ci ha chiesto. Ma poi questi non fa nulla e noi non passiamo il concorso. Ci sentiamo, in un certo senso, vittime di un raggiro e vorremmo quantomeno indietro i soldi che abbiamo pagato per poter superare la fila. Invece questa persona non ci vuole restituire un bel nulla: sostiene che non possiamo denunciarlo perché, alla fine, siamo anche noi “complici” di un tentativo di truffa ai danni della pubblica amministrazione e che, pertanto, nessun giudice ci darebbe ascolto. Anzi, a rischiare un procedimento penale potremmo essere anche noi stessi. Che fare in questi casi? Dobbiamo rassegnarci o abbiamo un’arma dalla nostra parte? La risposta è in una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la Cassazione risponde del reato di millantato credito [2] chi si fa consegnare somme di denaro per comprare il favore dei funzionari della pubblica amministrazione. Quindi, siamo liberi di querelare la persona che ci ha promesso una raccomandazione e, a fronte di ciò, ha preso i nostri soldi.

Il caso deciso dalla Suprema Corte può essere portato come ulteriore esempio del reato in commento. L’usciere di un Comune della provincia lombarda si era fatto consegnare da una persona del denaro in cambio del favore di addolcire alcuni funzionari per mandare avanti la pratica di assunzione presso una società a partecipazione pubblica.

Il codice penale prevede, a riguardo che, «chiunque, millantando credito presso un pubblico ufficiale o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, riceve o fa dare o fa promettere, a sè o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico ufficiale o impiegato, è punito con la reclusione da un anno a cinque anni e con la multa da lire seicentomila a quattro milioni».

Il reato scatta a prescindere sia dal fatto che il colpevole compri effettivamente il favore del pubblico ufficiale, sia dall’effettiva consegna del denaro per tale attività. Basta la semplice promessa della raccomandazione.

Altra precisazione importante: è necessario che la raccomandazione promessa sia nei confronti di un appartenente alla pubblica amministrazione; scopo della norma è infatti proteggere più che altro la reputazione e il prestigio della P.A.

Il comportamento tipico del reato di millantato credito è costituito dal «ricorso alla vanteria di ingerenze e pressioni presso funzionari». Il reato può anche aggiungersi al delitto di truffa quando si accompagni all’ulteriore attività diretta all’induzione in errore del terzo in vista di un profitto illecito con altrui danno.

note

[1] Cass. sent. n. 11534/2017.

[2] Art. 346 cod. pen.

Autore immagine 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI