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All’ospite che si fa male in casa mia spetta il risarcimento?

12 marzo 2017


All’ospite che si fa male in casa mia spetta il risarcimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 marzo 2017



Il proprietario di casa deve risarcire tutti i danni procurati agli ospiti o a chiunque entri in casa propria, salvo che ciò avvenga contro il proprio consenso.

Se un tuo amico, ospite a casa tua, si fa male proprio mentre si trova nel tuo appartamento, lo devi risarcire anche se non hai alcuna colpa dell’infortunio. Danni conseguenti da scivoloni, urti e cadute varie sono infatti tutti a carico del proprietario dell’appartamento. All’ospite che si fa mala a casa degli altri spetta sempre il risarcimento e meno che l’infortunio non sia dovuto a un comportamento imprevedibile e colpevole del danneggiato (si pensi a chi si sporge troppo dal balcone, ignorando le comuni regole di prudenza). Quindi, cerca di stare attento alle pieghe nascoste dei tappeti, ai pavimenti troppo scivolosi, alle mensole smussate, ai chiodi sporgenti e, insomma, a tutti quei pericoli che, di solito, sono presenti in casa e che solo il proprietario – perché vi vive quotidianamente – sa prevenire ed evitare. Il rischio, infatti, è quello di un procedimento civile e di una richiesta di risarcimenti che, se non sei assicurato, potrebbe essere anche particolarmente elevata (si pensi a una frattura a un femore o a un altro arto).

La legge addossa, al proprietario di casa, una responsabilità oggettiva (che prescinde, cioè dalla sua malafede o colpa) per tutti gli infortuni agli ospiti che avvengono nel suo appartamento, tanto nell’ipotesi in cui lui sia presente, tanto in quella in cui si trovi altrove. Resta escluso solo il caso di chi si sia introdotto nel domicilio altrui senza autorizzazione. Si pensi, ad esempio, alla domestica che, rimanendo sola nella casa ove svolge le pulizie e senza dire nulla al datore di lavoro, si fa aiutare da un’amica che però si infortuna.

Il solito esempio ci servirà a contestualizzare i principi sino ad ora esposti e a comprendere la loro portata pratica.

Immaginiamo di dover stare fuori casa per una settimana. Poiché sul terrazzo abbiamo molte piante, che necessitano di essere annaffiate, chiediamo alla nostra vicina di pensarci al posto nostro. Lei accetta di buon grado e così le lasciamo le chiavi del nostro appartamento, partendo tranquilli per la nostra vacanza. Il destino vuole, però, che la nostra vicina – entrando in cucina – inciampi su un tappeto e cada rovinosamente fratturandosi un braccio. Al nostro rientro, perciò, lei si presenta alla nostra porta e chiede di essere risarcita di tutte le spese che, per colpa di quell’incidente, ha dovuto sostenere: spese mediche, per la fisioterapia e per valersi di una collaboratrice domestica che svolgesse le mansioni al posto suo. Dal canto nostro le facciamo notare che una caduta di questo tipo è assolutamente evitabile, che è dovuta quindi solo a sua colpa che non è stata attenta e se si è fatta male perché aveva “la testa tra le nuvole”. Ma lei non ci vuole sentire e insiste. Chi ha ragione tra i due?

La vicina di casa, che ci ritiene responsabili perché l’incidente è avvenuto in casa nostra? Oppure noi, che sosteniamo di non essere punibili, perché l’unica “colpevole” è la sua distrazione?

Secondo la giurisprudenza, l’eventuale danno occorso a terzi in un appartamento altrui non è imputabile al proprietario del suddetto appartamento qualora esso sia stato causato da una condotta disattenta dell’infortunato. La mancata adozione di cautele logiche e ragionevoli, quindi, può essere condizione valida ad escludere il risarcimento da parte del proprietario di casa.

Pertanto, sintetizzando quanto detto sino ad ora, possiamo concludere ricordando che chi subisce un’incidente domestico in casa d’altri, per colpa non addebitabile alla propria distrazione, ha diritto ad essere risarcito. Se però la caduta è causata dalla disattenzione dell’ospite, quest’ultimo non avrà alcun diritto all’indennizzo.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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