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Figlio perde il lavoro, ci pensano i genitori?


Figlio perde il lavoro, ci pensano i genitori?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 marzo 2017



I genitori sono tenuti al mantenimento finché il figlio acquista l’indipendenza economica; dopo possono essere dovuti gli alimenti, ma solo in caso di indigenza.

Il figlio ha diritto a essere mantenuto dai propri genitori fino a quando raggiunge l’indipendenza economica. Il mantenimento è un diritto che spetta a prescindere dal fatto che si sia figli di una coppia sposata, separata o divorziata: i genitori, siano essi ancora uniti o meno (e in quest’ultimo caso sarà il giudice a stabilire chi e in che misura deve provvedere al mantenimento della prole) devono sostenere il figlio nella propria crescita, formazione scolastica e sopravvivenza finché non sia in grado di farlo da solo, con le proprie risorse. Conseguito questo agognato traguardo, se a seguito di ulteriori eventi come la chiusura dell’azienda dove svolgeva la propria attività di dipendente o di un licenziamento disciplinare, il figlio perde il posto di lavoro, i genitori non sono più tenuti a mantenerlo. Il diritto al mantenimento, infatti, non può resuscitare “a intermittenza” per il solo fatto di una sopravvenuta e imprevedibile disoccupazione.

Una volta acquisita una soddisfacente autonomia dal punto di vista economico, tale cioè da consentire al figlio di mantenersi da solo (a prescindere dal fatto che la collocazione lavorativa rispecchi le sue effettive ambizioni) egli perde per sempre il diritto al mantenimento. Tuttavia, se il figlio dovesse trovarsi in una situazione di totale indigenza, tale cioè da non consentirgli la sopravvivenza, allora gli spetterebbe dai genitori il cosiddetto «diritto agli alimenti», una prestazione economica limitata allo stretto indispensabile per vivere (vitto e alloggio) e, comunque, sempre nei limiti delle possibilità economiche dei soggetti obbligati. Così, ad esempio, se il padre lavora o è pensionato, mentre la madre non ha alcun reddito, l’obbligo di versare gli alimenti al figlio spetta solo al primo e non alla seconda, ma limitatamente a quanto questi può permettersi (non sarebbe tenuto a farlo se la sua pensione ammontasse a poche centinaia di euro).

A determinare la misura degli alimenti da versare al figlio in condizioni di difficoltà è ovviamente il giudice, su ricorso dell’interessato.

Per capire meglio la questione e, per rispondere al quesito del «figlio che perde il lavoro: ci pensano i genitori?» ricorriamo al solito esempio.

Immaginiamo che una ragazza, terminati gli studi, trovi un lavoro occasionale come commessa, inizi a guadagnare e vada a vivere da sola. Da figlia di separati continua a ricevere dal padre l’assegno di mantenimento per un certo periodo di tempo. Poi, una volta consolidatasi la sua situazione lavorativa e raggiunta l’autosufficienza economica, l’assegno viene sospeso.

Passa qualche anno e una malattia la costringe a lasciare il lavoro, per fare tutte le cure costanti e risolvere il suo problema. La ragazza decide, così, di rivolgersi al padre perché ripristini l’assegno di mantenimento, ma il genitore si rifiuta. Chi dei due ha ragione? La ragazza, che ritiene di aver diritto all’aiuto economico del genitore e, quindi, all’assegno? Oppure il padre, che, divenuta autonoma ormai da anni, ritiene di non dover nulla alla figlia?

La soluzione è stata data di recente dalla Cassazione: se il figlio si ammala, sebbene questi sia in età adulta, i genitori sono, comunque, tenuti a fornire loro un aiuto economico tale da poter coprire le spese necessarie al vitto, all’alloggio e all’acquisto di medicinali.

L’obbligo di versare gli alimenti grava su entrambi i genitori separati in proporzione alle rispettive capacità economiche o, in caso di incapacità di uno dei due, interamente sull’altro. L’obbligo di versare gli alimenti, a differenza di quello al mantenimento, non cessa mai e può resuscitare in qualsiasi momento, anche se il figlio perde il lavoro o si trova in una situazione di totale indigenza, come nel caso di una malattia gravemente invalidante che non gli consente né di lavorare, né di sostenersi da solo.

Quindi, se un figlio si ammala gravemente e, per questo, non ha più possibilità di sostenersi da solo, versando in condizioni di gravi difficoltà economiche, scatta l’obbligo per i genitori di versare gli alimenti, indipendentemente dal fatto che questi sia diventato autonomo economicamente o meno.

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Autore immagine: Pixabay.com

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