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Diritto all’ascensore per portatori di handicap e invalidi

12 marzo 2017


Diritto all’ascensore per portatori di handicap e invalidi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 marzo 2017



Chi è invalido permanente o comunque ha un handicap che non gli consente di salire le scale ha diritto all’abbattimento delle barriere architettoniche ossia al montascala o all’ascensore.

I condomini portatori di handicap devono essere tutelati anche all’interno del proprio condominio. Per cui, se l’abbattimento delle barriere architettoniche comporta la parziale demolizione o l’occupazione di una parte dei beni comuni (si pensi al caso di un ascensore esterno che invada parte del giardino) è comunque diritto dell’invalido – se lo ritiene – procedere, a proprie spese, a tali opere, senza che l’assemblea possa impedirglielo o opporsi. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1] che, in buona sostanza, stabilisce un vero e proprio diritto all’ascensore per i portatori di handicap all’interno del condominio.

Invalidi in condominio: cosa prevede la legge?

Partiamo dal dato normativo: per favorire i diritti dei disabili, la legge [2] stabilisce che le decisioni dell’assemblea di condominio aventi ad oggetto le innovazioni volte ad eliminare le barriere architettoniche [3], nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all’interno degli edifici privati, sono approvate dall’assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione, con la maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno la metà dei millesimi dell’edificio.

Qualora però il condominio rifiuti di eseguire le opere richieste dall’invalido, opere che – come detto – comportano l’abbattimento delle barriere architettoniche, ossia non vi provveda entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, i portatori di handicap (oppure, in loro vece, chi ne esercita la tutela o la potestà) possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l’ampiezza delle porte d’accesso, al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages.

Ebbene, secondo l’orientamento della Suprema Corte, «l’installazione di un ascensore rientra fra le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche» e rientra quindi tra quelle «innovazioni» cui fa riferimento la predetta legge e che richiede l’approvazione a maggioranza semplice dell’assemblea.

L’installazione dell’ascensore, infatti, può ritenersi indispensabile ai fini «dell’accessibilità dell’edificio e della reale abitabilità dell’appartamento». Così, se il condominio non vi provvede a proprie spese (ripartite, cioè, tra tutti i condomini secondo i rispettivi millesimi), potrà farlo direttamente l’invalido, a proprie spese. Ma qui l’aspetto saliente: egli ha diritto ad eseguire tali lavori anche se essi comportino una parziale occupazione degli spazi comuni del palazzo, con impossibilità per gli altri condomini di utilizzarli dopo l’innovazione. Nella valutazione del contrasto tra la specifica destinazione delle parti comuni dell’edificio e le opere volte ad abbattere le barriere architettoniche, va tenuto conto della solidarietà condominiale, principio secondo cui «la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento, al fine dell’ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali, di vari interessi». Tra questi vi è sicuramente quello dell’eliminazione delle barriere a favore delle persone disabili, trattandosi di «un’attenuazione sensibile alle condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell’abitazione».

note

[1] Cass. sent. n. 6129/2017 del 9.03.2017.

[2] Art. 2, co. 2, l. n. 13/1989: « Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati», in Gazz. Uff. del 26 gennaio 1989, n. 21.

[3] Di cui all’art. 27, co. 1, legge 30 marzo 1971, n. 118, ed all’art.1, co. 1, del d.P.R. del 27 aprile 1978, n. 384.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 10 febbraio – 9 marzo 2017, n. 6129
Presidente Petitti – Relatore Scarpa

Fatti di causa e ragioni della decisione

S.T. , A.O. , L.D. ed F.A. (quest’ultima anche quale procuratrice di F.L. ) hanno proposto ricorso articolato in tre motivi avverso la sentenza 4 agosto 2015, n. 483/2015, resa dalla Corte d’Appello di Trieste, che ha riformato la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Trieste l’11 febbraio 2014, accogliendo l’impugnazione principale di B.N. , S.E. , O.F. e Ba.Ag. .
Il Tribunale di Trieste, in accoglimento della domanda degli attuali ricorrenti, aveva accertato il diritto degli stessi, ai sensi dell’art. 2 delle legge 9 gennaio 1989, n. 13, ad installare un ascensore occupando una parte del sedime del giardino comune, a ridosso della facciata, ove è ubicato il portone d’ingresso del Condominio di via (omissis) . La domanda degli attori conseguiva al rigetto espresso due volte dall’assemblea condominiale alla proposta di installazione dell’ascensore e deduceva la difficoltà di deambulazione di due condomine.
La Corte d’Appello, riformando la sentenza impugnata e rigettando le domande degli appellati, osservava che “l’ascensore è manufatto diverso dal concetto di servoscala o altre strutture mobili e facilmente amovibili”, di cui all’art. 2, comma 2, legge n. 13/1989, e che l’ascensore per cui è causa comunque non avrebbe consentito alle condomine L. ed O. di raggiungere senza problemi i rispettivi appartamenti, dovendo fermarsi sul pianerottolo dell’interpiano con dieci gradini da percorrere a piedi. La Corte di Trieste ha perciò ritenuto l’installazione dell’ascensore lesiva dell’art. 1102 c.c., ed in particolare della destinazione a giardino dell’area comune, e quindi illegittima in difetto di deliberazione assembleare approvata con il quorum di cui all’art. 1136 c.c..
Il primo motivo di ricorso di S.T. , A.O. , L.D. ed F.A. deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1102 c.c. e dell’art. 113 c.p.c., nonché l’omesso esame di fatto decisivo ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c..
Il secondo motivo di ricorso deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1102 c.c. in relazione agli artt. 1 e 2, legge n. 13/1989, degli artt. 1120, 1121 e 1136, c.c., degli artt. 2, 32 e 42 Cost., dell’art. 113 c.p.c., nonché l’omesso esame di fatto decisivo ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c..
Il terzo motivo di ricorso lamenta il mancato accoglimento dell’istanza di correzione dell’errore materiale contenuto nella sentenza del Tribunale, ove si affermava in alcune parti che l’ascensore era da installare “all’interno del Condominio di via (omissis) “, e non, come nei fatti, “all’esterno” di esso.
Resistono con controricorso B.N. , S.E. , O.F. e Ba.Ag. , mentre rimane intimato senza svolgere difese il Condominio di via (omissis) .
Ritenuto che il ricorso, ed in particolare il suo secondo motivo, rimanendo assorbiti il primo ed il terzo motivo, potesse essere accolto per manifesta fondatezza, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c., su proposta del relatore, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
Le parti hanno presentato memorie ai sensi dell’art. 380-bis, comma 2, c.p.c..
La decisione dei giudici di appello si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui l’installazione di un ascensore rientra fra le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche, di cui all’art. 27, comma 1, della legge 3 marzo 1971, n. 118, e all’art. 1, comma 1, del d.P.R. 27 aprile 1978, n. 384, e perciò costituisce innovazione che, ai sensi dell’art. 2, legge 2 gennaio 1989, n. 13, è approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta dall’art. 1136, comma 2, c.c. (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 28920 del 27/12/2011; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 8286 del 20/04/2005; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 14384 del 29/07/2004). Lo stesso art. 2, legge n. 13/1989, stabilisce che, nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni aventi per oggetto le innovazioni volte all’eliminazione delle barriere architettoniche, i portatori di handicap possono installare, a proprie spese, le strutture occorrenti al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages, fermo quanto disposto dagli articoli 1120, comma 4, e 1121, comma 3, c.c. (all’esito delle modifiche introdotte dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220). L’installazione di un ascensore, allo scopo dell’eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata su parte di aree comuni (nella specie, un’area destinata a giardino), deve considerarsi indispensabile ai fini dell’accessibilità dell’edificio e della reale abitabilità dell’appartamento, e rientra, pertanto, nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell’art. 1102 c.c. (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 14096 del 03/08/2012). Di tal che, nel valutare il contrasto delle opere, cui fa riferimento l’art. 2 della legge n. 13/1989, con la specifica destinazione delle parti comuni, sulle quali esse vanno ad incidere, occorre tenere conto altresì del principio di solidarietà condominiale, secondo il quale la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento, al fine dell’ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali, di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 18334 del 25/10/2012). Ai fini della legittimità dell’intervento innovativo approvato ai sensi dell’art. 2 della legge n. 13 del 1989, è sufficiente, peraltro, che lo stesso (pur non potendo, come nella specie accertato dalla Corte di Trieste, in ragione delle particolari caratteristiche dell’edificio, raggiungere l’ascensore direttamente gli appartamenti dei portatori di handicap, dovendosi fermarsi sul pianerottolo) produca, comunque, un risultato conforme alle finalità della legge, attenuando sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell’abitazione (Cass. Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 18147 del 26/07/2013).
Il ricorso va perciò accolto, limitatamente al suo secondo motivo, rimanendo assorbiti i restanti motivi. Conseguono la cassazione dell’impugnata sentenza ed il rinvio della causa alla Corte d’Appello di Trieste in diversa composizione, che deciderà uniformandosi ai richiamati principi e tenendo conto dei rilievi svolti, provvedendo anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbiti il primo ed il terzo motivo, cassa l’impugnata sentenza e rinvia la causa alla Corte d’Appello di Trieste in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

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