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Lo sai che? Matrimonio all’estero con uno straniero: come e dove separarsi?

Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017

Mi sono sposata con un marocchino in Marocco. Mi preoccupa la separazione giudiziale per costi e tempi (le notifiche andrebbero fatte in Marocco). Come devo muovermi?

La situazione che riguarda la lettrice può, in concreto, essere affrontata percorrendo due strade fra loro alternative.

La prima è quella di una separazione in Italia: i tempi e i costi di una separazione personale sono più brevi e limitati rispetto a una separazione giudiziale vera e propria. Tuttavia, e indipendentemente dal tentativo di separazione consensuale in corso, l’eventualità di una separazione giudiziale in Italia andrebbe comunque vagliata alla luce del fatto che la notifica del ricorso e del pedissequo decreto di fissazione dell’udienza davanti al giudice potrebbe essere effettuata anche presso il luogo di lavoro o la dimora. Soltanto in completa assenza di uno di questi elementi e nell’impossibilità di rintracciare il marito in Italia allora si potrà procedere a una notifica all’estero che, in virtù della Convenzione di reciproco aiuto giudiziario, di esecuzione delle sentenze e di estradizione intercorrente tra Italia e Marocco e firmata a Roma il 12.02.1971, avviene attraverso canali diplomatici.

La seconda strada, invece, è costituita dalla possibilità concessa dalla legge di diritto internazionale privato del nostro Paese di avvalersi della procedura di divorzio direttamente in Marocco: secondo il diritto di famiglia marocchino, infatti, non esiste la separazione, come invece nell’ordinamento giuridico italiano, ma le parti che decidono di porre fine al loro matrimonio possono direttamente chiedere il divorzio. La tempistica sarebbe di 60 giorni per il divorzio consensuale, 6 mesi invece in caso di separazione giudiziale. In quest’ultimo caso la procedura si attiverebbe mediante la compilazione da parte di entrambi i coniugi di apposito formulario presso un consolato marocchino in Italia, certificato che ha validità di tre mesi dalla sottoscrizione e permetterebbe di avviare le pratiche di divorzio in Marocco. Una volta poi ottenuto il provvedimento dell’autorità giudiziaria marocchina è possibile chiederne il riconoscimento in Italia: secondo la nostra giurisprudenza [1], infatti, il fatto che il Marocco preveda l’istituto del divorzio senza passare per la previa separazione non è considerato un motivo per negare il riconoscimento della sentenza straniera, purché sia stata accertata l’impossibilità di riconciliazione fra i coniugi. Pertanto, se tali condizioni, unitamente al rispetto dei diritti di entrambi i coniugi nell’espletamento della procedura di divorzio, risulteranno soddisfatte, l’Ufficiale dello Stato Civile italiano dovrà procedere con la relativa trascrizione della sentenza previa legalizzazione (attestante l’ufficialità della qualità di colui che ha redatto e sottoscritto il documento e l’autenticità della firma) e traduzione in lingua italiana.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Cass. sent. n. 16978 del 25.07.2006; Trib. Firenze sent. n. 1723 del 18.05.2009.


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