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Multa non pagata perché illegittima: come muoversi?

1 aprile 2017


Multa non pagata perché illegittima: come muoversi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2017



Multa perché un mio operaio con la mia auto superava il semaforo col rosso. Violazione confermata dal T-red dichiarato anticostituzionale. Ora la cifra supera i 1000 euro, rischio il pignoramento. Cosa fare?

Non si possono consigliare al lettore vie o azioni diverse dal pagamento delle sanzioni irrogate. Al fine di chiarire la sua posizione, è opportuno ripercorrere i singoli avvenimenti succedutesi nel tempo, alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento.

In data 26.11.2008 gli è stato notificato un verbale per aver superato la striscia di arresto con semaforo rosso [1]. In questi casi, indipendentemente dal pagamento della sanzione o dalla proposizione del ricorso, è obbligatorio comunicare, entro 60 giorni dalla notifica del verbale, i dati del conducente all’autorità competente al fine di poter irrogare le sanzioni accessorie (decurtamento punti) al legittimo trasgressore. Il mancato rispetto dell’obbligo è sanzionato tramite elevazione di un ulteriore verbale che, dunque, andrà a sommarsi al precedente. D’altra parte l’amministrazione ha 5 anni di tempo, dalla commissione dell’infrazione, per richiedere formalmente il pagamento del dovuto [2]. Però, il decorso del termine di prescrizione si interrompe – per cui ricomincia, dal giorno successivo alla comunicazione, per un intero nuovo periodo (5 anni)- ogni qualvolta la Pa compia un atto di esercizio del suo diritto – per esempio, notifica al contravventore avvisi, solleciti, diffide o ingiunzioni di pagamento. Sul fronte delle impugnazioni, va sottolineato, invece, che per contestare la fondatezza dell’accertamento e ottenere l’annullamento del verbale è necessario ricorrere al prefetto (entro 60 giorni dalla notifica del verbale) oppure al giudice di pace (entro 30 giorni dalla notifica). La legge non prevede ulteriori possibilità, nè ricollega alcun valore alle raccomandate eventualmente notificate all’organo da cui dipende l’agente che ha accertato la violazione [3]. Ne consegue che il comando di polizia non era tenuto a rispondere o controdedurre alle missive che il lettore ci dice di avergli inviato. A titolo esaustivo si ricorda che la proposizione del ricorso implica il rispetto di una serie di termini e di oneri formali previsti dalla legge. Tra questi, è necessario specificare l’indirizzo presso il quale si elegge domicilio e, dunque, al quale verranno notificati tutte gli atti e gli avvisi attinenti la procedura [4]. La mancata indicazione obbliga il deposito delle varie notifiche e comunicazioni presso la cancelleria del giudice stesso [5]. Questa è la ragione per cui non il lettore ha ricevuto alcun riscontro in merito al ricorso proposto che, per altro, è stato sicuramente rigettato, poiché la legge prescrive che il giudice è tenuto a rigettare il ricorso, a meno che la illegittimità del provvedimento risulta dalla documentazione allegata, quando l’opponente o il suo difensore non si presentano in udienza, senza addurre alcun legittimo impedimento [6]. Comunque sia, per ottenere ulteriori delucidazioni e constatare l’esito del giudizio, il lettore dovrà rivolgersi direttamente alla cancelleria del giudice di pace, anche se l’utilità di qualsivoglia informazione è pressoché nulla perché sono trascorsi i termini per la proposizione dell’appello in tribunale o per il ricorso in Cassazione.

Alla luce di tale disamina, è evidente come l’ingiunzione di pagamento sia del tutto legittima, poiché conseguente a vari avvisi e solleciti che, in quanto atti di esercizio del diritto, hanno contribuito a interrompere il termine di prescrizione per la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione. In definitiva, considerato il tempo trascorso, il lettore non ha più alcun titolo per poter eccepire l’illegittimità del verbale e, inoltre, non ha alcun senso impugnare l’ingiunzione, poiché l’accertamento dell’infrazione è oramai divenuto definitivo e non può più essere contestato. Tutt’al più, qualora possa interessargli, data la rilevanza dell’importo dovuto, egli potrebbe inoltrare al Comune un’istanza di rateizzazione in modo tale da diluire il pagamento in più trance.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Nicola Giofrè

note

[1] Art. 41, co.11, d.lgs. 285 del 30.04.1992.

[2] Art.28, l. n. 689 del 27.11.1981.

[3] Art. 203- 204 bis, d.lgs. 285 del 30.04.1992.

[4] Art. 319 cod. proc. civ.

[5] Art. 58 disp. att. cod. proc. civ.

[6] Art. 5, co. 9, d.lgs. 150 dello 01.09.2011.

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