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Come devono fare gli eredi per impugnare una cartella esattoriale?

2 Aprile 2017


Come devono fare gli eredi per impugnare una cartella esattoriale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Aprile 2017



Cartella esattoriale per rettifica valore immobile compravenduto: il ricorso in appello alla Ctr può essere proposto separatamente dagli eredi ciascuno assistito dal proprio avvocato?

Il quesito passa necessariamente dalla considerazione del concetto di litisconsorzio necessario nel processo tributario. È noto, infatti, che per il debito fiscale del contribuente deceduto sono solidalmente responsabili gli eredi di quest’ultimo che sono, quindi, legittimati ad impugnare l’avviso di accertamento loro notificato in tale qualità.

Poiché tuttavia, nel caso rappresentato in quesito, la legittimazione processuale degli eredi è intervenuta nel corso della controversia che, originariamente, si era instaurata tra i contraenti della compravendita oggetto di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, corre l’obbligo di esaminare come il concetto di litisconsorzio necessario possa incidere sull’impugnabilità della sentenza di primo grado da parte degli eredi del venditore ciascuno indipendentemente dall’altro.

È, allora, da mettersi subito in evidenza come, fino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, il concetto di solidarietà nell’obbligazione tributaria venisse ricostruito in termini diversi da quello proprio dell’obbligazione civilistica: si sosteneva, infatti, che la solidarietà tributaria fosse retta dal principio della mutua rappresentanza fra tutti i coobbligati passivi. La conseguenza era che l’atto impositivo divenuto definitivo verso uno dei condebitori spiegava, per ciò solo, efficacia verso gli altri condebitori a prescindere dalla loro partecipazione alla formazione dell’atto impositivo o della conoscenza che gli stessi avessero avuto di quest’ultimo. Pertanto la solidarietà tributaria era caratterizzata dal principio della estensività degli effetti, tanto favorevoli quanto sfavorevoli, agli altri condebitori solidali degli atti compiuti da o contro uno di essi.

Le perplessità della dottrina in merito a questo principio, come sopra delineato, hanno trovato conferma in due pronunce della Corte Costituzionale [1] le quali hanno affermato la contrarietà della solidarietà tributaria come sopra delineata all’articolo 24, comma 1 della Costituzione.

Anche la Corte di Cassazione, in epoca successiva, si è conformata a tale arresto dei Giudici della Consulta, venendo ad affermare che la solidarietà tributaria genera un fascio di obbligazioni distinte collegate dall’identità di titolo e contenuto; l’esistenza di tale insieme di vincoli, quindi, non crea un unico rapporto plurisoggettivo ma tanti rapporti quanti sono i coobbligati solidali [2]. Nonostante le Sezioni Unite della Cassazione abbiano recuperato, in epoca successiva [3], l’antico concetto di solidarietà tributaria in linea però coi principi costituzionali di capacità contributiva [4] e di uguaglianza [5], tale ultimo pronunciato è stato parzialmente smentito con una sentenza successiva [6], con cui la Suprema Corte ha negato la sussistenza del litisconsorzio necessario nel caso di solidarietà tributaria affermando che la precedente sentenza del 2007 concerneva il peculiare caso di atto unitario di accertamento per imposta di successione incidente su più eredi.

Ora, sebbene l’ipotesi dei coeredi che subentrino nella controversia instaurata dal ricorrente deceduto sia fatta rientrare dalla prevalente dottrina nelle ipotesi di litisconsorzio necessario (a prescindere dal tipo di successione e dal fatto che il singolo coerede sia subentrato o meno nel diritto posto a fondamento del rapporto sostanziale controverso) la Cassazione ha tuttavia escluso l’esistenza di tale tipo di litisconsorzio [7], ritenendo sussistente fra i coeredi una mera facoltà di partecipazione collettiva al giudizio, essendo gli stessi legati da un rapporto di coobbligazione solidale, la quale consente la scindibilità delle posizioni giuridiche delle parti.

Pertanto, la risposta al quesito del lettore può essere positiva nel senso di poter iniziare il giudizio di appello separatamente per ciascun coerede rappresentato e difeso dal proprio difensore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Corte Cost. sent. n. 48 del 16.05.1968 e 139 del 28.12.1968.

[2] Cass., SS.UU., sent. n. 7053 del 22.06.1991.

[3] Cass. sent. n. 1052 del 18.01.2007.

[4] Art. 53 Cost.

[5] Art. 3 Cost.

[6] Cass. ord. n. 5146 dello 03.03.2010.

[7] Cass. sent. n. 8272 dello 07.04.2006.

Corte Costituzionale, sentenza 28.12.1968, n. 139

È costituzionalmente illegittimo l’art. 66 del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3270, nella parte in cui prevede che la notificazione ad uno solo dei coobbligati solidali dell’accertamento di valore relativo ai beni caduti in successione, fa decorrere i termini per l’impugnazione giurisdizionale anche nei confronti degli altri.

 

 

Corte Costituzionale, sentenza 16.05.1968, n. 48

Gli artt. 20 e 21 del R.D.L. 7 agosto 1936, n. 1639, legano in unico rapporto tutti i debitori fino al punto che, contestata verso uno solo di essi la pretesa finale di nuova stima, svolge i suoi effetti anche verso tutti gli altri, ponendosi così in contrasto con l’art. 24, primo comma, della Costituzione, non potendo dirsi coerenti alla così larga garanzia prevista dalla Costituzione, norme per le quali la tutela giurisdizionale di tutti i condebitori viene consumata dall’esercizio o dalla disposizione del diritto che ne fa uno solo di essi.

 

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, ordinanza 03.03.2010, n. 5146

Gli eredi sono solidalmente responsabili per il debito fiscale del defunto, sicché è escluso che, nel giudizio con l’Amministrazione fiscale in merito a tale debito sia configurabile litisconsorzio necessario.

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 18.01.2007, n. 1852

Ogni volta che per effetto della norma tributaria o per l’azione esercitata dall’amministrazione finanziaria (oggi l’Agenzia delle Entrate) l’atto impositivo debba essere o sia unitario, coinvolgendo nella unicità della fattispecie costitutiva dell’obbligazione una pluralità di soggetti, e il ricorso proposto da uno o più degli obbligati abbia ad oggetto non la singola posizione debitoria del ricorrente, ma la  posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, ricorre una ipotesi di litisconsorzio necessario nel processo tributario ai sensi dell’ art. 14, comma 1, D.Lgs. n. 546 del 1992.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, sentenza 07.04.2006, n. 8272

In tema di contenzioso tributario, e con riferimento alla disciplina dettata dal d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636 qualora l’atto impositivo emesso nei confronti di un contribuente deceduto sia stato notificato separatamente a ciascuno degli eredi, i quali lo abbiano impugnato congiuntamente, eleggendo un unico domicilio, la notifica dell’atto di appello dell’Ufficio, eseguita nei confronti di uno solo dei partecipanti al giudizio di primo grado, il quale non sia titolare del potere di rappresentare gli altri, ancorchè abbia avuto luogo presso l’unico domicilio eletto dai partecipanti al giudizio di primo grado, è assolutamente inidonea a garantire la validità dell’impugnazione nei confronti degli altri appellati, con la conseguenza che, in caso di mancata costituzione di questi, la sentenza di secondo grado non è ad essi opponibile.

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 22.06.1991, n. 7053

Quando l’imposta di registro o l’Invim gravino solidalmente su più soggetti (come si verifica, rispetto a compravendita immobiliare, a carico di tutte le parti contraenti, per il primo di detti tributi, ovvero a carico dei comproprietari venditori, per il secondo) ed uno dei coobbligati, insorgendo avverso l’accertamento in rettifica di maggior valore, ottenga un giudicato riduttivo di tale valore, l’altro coobbligato per il medesimo tributo, può opporre, contro la pretesa dell’Amministrazione Finanziaria di conseguirne il pagamento sulla base di detto maggior valore ed alla stregua della sua inerzia contro l’accertamento di rettifica, quel giudicato favorevole (salva restando l’irripetibilità di quanto sia stato versato in adesione alla pretesa stessa), secondo le previsioni dell’art. 1306 secondo comma cod. civ., considerando che questa norma opera sul piano processuale, in deroga ai comuni limiti soggettivi dell’autorità del giudicato e con la sola eccezione della formazione di un giudicato diretto nei confronti del coobbligato, con la conseguenza che la sua applicazione, in favore del condebitore d’imposta, non trova ostacolo nell’inerzia di questi nei riguardi dell’accertamento, la quale configura vicenda extraprocessuale inerente al rapporto sostanziale e non equiparabile al giudicato diretto.


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