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Quante medicine si possono avere con una sola ricetta?

12 marzo 2017


Quante medicine si possono avere con una sola ricetta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 marzo 2017



Il malato può ottenere fino a 2 confezioni del farmaco prescritto sulla ricetta medica, ma per le patologie croniche il limite sale a 3.

Nel momento in cui il tuo medico di base ti rilascia una ricetta (o prescrizione) per l’acquisto di medicine ti puoi recare in farmacia per ottenere la confezione del medicinale di cui hai bisogno. Ci sono però numerose situazioni in cui il quantitativo di farmaco presente in una singola confezione – così come venduta dalla casa farmaceutica – non è sufficiente per l’intera cura, sicché già sai in partenza che, a breve, dovrai nuovamente presentarti in farmacia per comprare ulteriori unità dello stesso prodotto. Ma è possibile ottenere, già dal primo acquisto, e con la medesima ricetta medica, più confezioni? Insomma, quante medicine si possono avere con una ricetta? Prima di rispondere dobbiamo chiarire che il riferimento è alla ricetta medica di colore bianco e rosso, quella cioè con il modulo standard del SSN per i medicinali e non a quella “libera” o “bianca” fatta sulla carta intestata.

Numero di confezioni di medicina prescrivibili per singola ricetta

In generale, il malato che ha ottenuto la prescrizione medica può acquistare, con la stessa ricetta, fino a un massimo di due confezioni del medesimo farmaco prescrittogli dal medico. Nel caso invece di patologie croniche il limite sale a tre confezioni del medesimo farmaco. Infine nell’ipotesi di malattie invalidanti o rare, oppure se si tratta di antibiotici iniettabili, soluzioni per fleboclisi e iterferoni iniettabili, è possibile acquistare fino a sei confezioni del medesimo farmaco con la stessa ricetta medica [1].

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Si può acquistare, con la ricetta per un farmaco, un altro di tipo generico?

Immaginiamo che il paziente, una volta in farmacia con la ricetta ove è indicato il nome di uno specifico farmaco, venga a sapere dal farmacista che ne esiste un altro – di tipo generico (o meglio detto «equivalente») – con le medesime caratteristiche, ma di diversa marca, che costa di meno. Può, in questo caso, valersi della prescrizione del medico curante per ottenere la medicina generica, sebbene diversa da quella prescritta? La risposta è sì, salvo che il medico abbia indicato sulla ricetta la seguente dicitura «Farmaco non sostituibile». Quindi, in generale, il paziente può ottenere, con la medesima prescrizione, anche due confezioni di medicine equivalenti. Anzi, il farmacista per legge deve sempre informare il paziente dell’eventuale esistenza di un farmaco generico avente il medesimo principio attivo e il malato può acconsentire di ricevere il medicinale equivalente al posto di quello di marca.

Acquisto di medicine senza ricetta

In determinati casi di particolare necessità e urgenza, il malato può acquistare in farmacia medicine senza ricetta [2]. In tali ipotesi, la legge prevede che il farmacista non possa rifiutare di consegnare all’assistito, anche in assenza di prescrizione medica, i farmaci che di norma avrebbero bisogno della ricetta medica.

Si tratta del caso in cui il malato, dimesso il giorno precedente dall’ospedale, richiede al farmacista un cortisonico iniettabile mostrando la documentazione ospedaliera che raccomanda il trattamento con quel tipo di farmaco. Oppure quando il paziente chiede al farmacista un farmaco per il quale è già presente in farmacia una ricetta non anteriore a sei mesi, con la stessa prescrizione. Il farmacista deve, comunque documentare in apposito registro questi casi eccezionali.

Il farmacista potrà consegnare solo la confezione con il più basso numero di unità di farmaco. Questa facoltà non vale per i farmaci stupefacenti o psicotropi, mentre le altre tipologie di medicinali per malattie croniche potranno essere dispensate senza ricetta medica solo se il paziente esibirà in farmacia un documento che confermi la patologia per cui è indicato il farmaco oppure se in farmacia risultano altre precedenti ricette analoghe dello stesso paziente o se il paziente esibisce una ricetta scaduta da non oltre trenta giorni  o per conoscenza diretta delle condizioni di malattia dell’assistito da parte del farmacista.

note

[1] Art. 9 della Legge 405/2001: «1. Fermo restando quanto previsto dal comma 12 dell’articolo 85 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la prescrizione dei medicinali destinati al trattamento delle patologie individuate dai regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124, e’ limitata al numero massimo di tre pezzi per ricetta. La prescrizione non può comunque superare i sessanta giorni di terapia.

2. Sono abrogati il comma 6 dell’articolo 1 del decreto-legge 30 maggio 1994, n. 325, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 467, nonché il primo e il secondo periodo del comma 9 dell’articolo 3 del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124.

3. Limitatamente ai medicinali a base di antibiotici in confezione monodose, ai medicinali a base di interferone a favore dei soggetti affetti da epatite cronica e ai medicinali somministrati esclusivamente per fleboclisi e’ confermata la possibilita’ di prescrizione fino a sei pezzi per ricetta, ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. 4. Per i farmaci analgesici oppiacei, utilizzati nella terapia del dolore di cui all’articolo 43, comma 3-bis, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, e’ consentita la prescrizione in un’unica ricetta di un numero di confezioni sufficienti a coprire una terapia massima di trenta giorni».

[2] Decreto 30 marzo 2008, pubblicato in GU n. 86 dell’ 11 aprile 2008.


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