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Se mia moglie rinuncia agli alimenti ha diritto al tfr?

1 aprile 2017


Se mia moglie rinuncia agli alimenti ha diritto al tfr?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2017



Se mia moglie ha rinunciato all’assegno di mantenimento che è stato mantenuto per la sola figlia ancora studente, le spetta una quota del tfr?

La legge sul divorzio [1] prevede che il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno alimentare, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza che scioglie il matrimonio. Tale percentuale è pari al 40% dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. In teoria, dunque, si dovrebbe calcolare il tfr relativo agli anni di vigenza del matrimonio e su questo calcolare la quota del 40% di spettanza del coniuge.

La norma in questione non è estensibile al coniuge soltanto separato, come nel caso del lettore. Trattasi, invero, di una norma specifica riferita esclusivamente alla cessazione o allo scioglimento degli effetti civili del matrimonio (divorzio).

Ulteriore motivo di esclusione del diritto alla quota di tfr sarebbe, peraltro, l’avvenuta rinuncia agli alimenti: se anche, per assurdo, si volesse ritenere estensibile alla separazione la norma espressamente prevista per lo scioglimento o per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, tale diritto sarebbe comunque escluso dalla insussistenza del diritto agli alimenti.

Tuttavia, le norme vigenti limitano il diritto alla quota di tfr solo al coniuge divorziato e non anche a quello separato.

Riguardo al provvedimento con il quale sono state modificate le condizioni di separazione del lettore, la rinuncia agli alimenti non viene per nulla collegata all’avvenuta attribuzione dei beni immobili ma esclusivamente alla situazione economica della moglie del lettore e non già al trasferimento degli immobili con carattere solutorio degli obblighi alimentari a carico del marito. Per quel che riguarda, poi, l’impegno a trasferire gli immobili, nel provvedimento non v’è alcun cenno alla volontà di utilizzare lo strumento della cessione immobiliare a tacitazione dei diritti alimentari della moglie; diritti per i quali, come abbiamo visto, vi è stata rinuncia da parte dell’interessata perché capace di mantenersi autonomamente.

La semplice lettura del contenuto del provvedimento esaminato, in teoria potrebbe far pensare ad un accordo divisorio nel quale i coniugi decidono su come separare il patrimonio comune: in ogni caso non ci sono riferimenti di sorta all’obbligo alimentare. Nulla esclude, però, che l’intento di trasferire gli immobili a tacitazione del diritto agli alimenti sia stato menzionato negli atti notarili ai quali il provvedimento giudiziale rinvia. Tra l’altro, il rinvio alla tacitazione degli obblighi per alimenti potrebbe essere stato utilizzato dal notaio nell’atto pubblico per usufruire di benefici fiscali quali l’esenzione dall’imposta di registro in misura proporzionale.

Il coniuge semplicemente separato non ha diritto alla quota di tfr maturato dall’altro coniuge nel corso del matrimonio. Tale diritto compete esclusivamente all’ex coniuge divorziato, a quello, cioè, il cui matrimonio sia stato sciolto o di cui siano cessati gli effetti civili. Tale diritto è comunque da escludere se l’ex coniuge non ha diritto agli alimenti.

Nel caso del lettore, nell’attuale situazione, la moglie non potrebbe reclamare alcunchè.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Art. 12-bis l. n. 898 dello 01.12.1970.


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