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Controllo automatizzato dichiarazione: cartella sempre impugnabile

13 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 marzo 2017



Ho ricevuto una cartella esattoriale per maggiore imposta dovuta a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi ex art. 36bis DPR 600/1973: posso contestare nel merito le somme richieste?

La cartella Equitalia emessa a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi del contribuente è sempre impugnabile anche nel merito e non solo per vizi formali.

Secondo la Cassazione [1] l’impugnazione della cartella di pagamento, emessa in seguito a procedura di controllo automatizzato, non è preclusa dal fatto che essa sia fondata sui dati evidenziati dallo stesso contribuente nella propria dichiarazione.  Tale conclusione presupporrebbe l’irretrattabilità delle dichiarazioni del contribuente che, invece, avendo natura di dichiarazioni di scienza, sono modificabili in ragione della acquisizione di nuovi elementi di conoscenza o di valutazione [2].

Va inoltre osservato che la cartella di pagamento emessa ai sensi dell’art. 36 bis D.P.R. 600/73 può essere impugnata dinanzi alla Commissione Tributaria competente, non solo per vizi propri ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva. La cartella, infatti, non rappresenta la mera richiesta di pagamento di una somma definita con precedenti atti di accertamento, autonomamente impugnabili e non impugnati, ma riveste anche natura di atto impositivo, trattandosi del primo e unico atto con cui la pretesa fiscale è stata esercitata nei confronti del dichiarante [3].

Come noto, l’Agenzia delle Entrate,  avvalendosi di procedure automatizzate, procede, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta.

In sede di controllo dei dati, l’Agenzia provvede a:

a) correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione degli imponibili, delle imposte, dei contributi e dei premi;

b) correggere gli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze delle imposte, dei contributi e dei premi risultanti dalle precedenti dichiarazioni;

c) ridurre le detrazioni d’imposta indicate in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazioni;

d) ridurre le deduzioni dal reddito esposte in misura superiore a quella prevista dalla legge;

e) ridurre i crediti d’imposta esposti in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazione;

f) controllare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestivita’ dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti a titolo di acconto e di saldo e delle ritenute alla fonte operate in qualita’ di sostituto d’imposta.

Quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, o dai controlli eseguiti dall’ufficio emerge un’imposta o una maggiore imposta, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente o al sostituto d’imposta per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali.

Se, a seguito della comunicazione, il contribuente o il sostituto di imposta rilevano eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i chiarimenti necessari all’amministrazione finanziaria entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

Nel momento in cui il contribuente riceve la cartella per la maggiore imposta accertata a seguito dei controlli automatizzati sulla dichiarazione dei redditi, ha il diritto di difendersi e contestare eventuali errori e/o illegittimità nella liquidazione delle somme richieste.

L’impugnazione è possibile non soltanto per vizi propri della cartella (per esempio difetto di notifica, mancanza di elementi essenziali, difetto di firma ecc.), ma anche per i vizi sostanziali della pretesa fiscale. La cartella rappresenta il primo atto utile per contestare la debenza dell’imposta richiesta a seguito di controlli automatizzati.

note

[1] Cass. sent. n. 5129 del 28.02.2017.

[2] Cass. sent. n. 9872/2011.

[3] Cass. sentt. n. 1263/2014, n. 12288/2015 e n. 6335/2016.

Corte di Cassazione, sez. V Civile, sentenza 26 ottobre 2016 – 28 febbraio 2017, n. 5129
Presidente Cappabianca – Relatore Esposito

Ritenuto in fatto

W.R., esercente la professione di avvocato, propone ricorso per cassazione, con un motivo, avverso la sentenza con la quale la Commissione tributaria regionale della Lombardia, in accoglimento dell’appello dell’Agenzia delle Entrate, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal contribuente avverso la cartella di pagamento dell’importo di complessivi € 5.015,11 emessa ai sensi dell’art. 36 bis D.P.R. 600/73 a titolo di saldo IRAP per l’anno di imposta 2003.
La C.T.R. perveniva all’accoglimento dell’appello dell’Ufficio rilevando che “nella fase della riscossione, essendo la cartella di pagamento espressione di un mero controllo formale operato dall’Ufficio sulla correttezza dei calcoli eseguiti dal contribuente e sui versamenti dallo stesso effettuati o non effettuati, il ricorso si deve limitare alla contestazione dei vizi propri della cartella e di niente altro”.
L’Agenzia delle Entrate non ha svolto difese.
Il ricorrente ha depositato memoria.

Considerato in diritto

1. Il Collegio ha autorizzato la redazione della sentenza in forma semplificata, giusta decreto del Primo Presidente del 14 settembre 2016.
2. Con l’unico motivo di ricorso si denuncia violazione degli artt. 36 bis D.P.R. 600/73 e 1988 c.c., nonché degli artt. 19 D.Lgs. 546/92 e 24 Cost., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., per avere erroneamente la C.T.R. ritenuto che il contribuente potesse far valere solo i vizi propri della cartella di pagamento in quanto egli stesso aveva indicato nella dichiarazione l’imposta e il valore correlato; per contro, costituendo la cartella di pagamento emessa ai sensi dell’art. 36 bis D.P.R. 600/73 il primo atto impositivo, erano suscettibili di deduzione in giudizio tutti i vizi della pretesa tributaria integrati nella determinazione dell’amministrazione finanziaria di iscrivere la somma a ruolo.
3. Il ricorso è fondato.
La C.T.R., asserendo che “il ricorso si deve limitare alla contestazione dei vizi propri della cartella e di niente altro, essendo la cartella di pagamento espressione di un mero controllo formale operato dall’Ufficio sulla correttezza dei calcoli eseguiti dal contribuente e sui versamenti dallo stesso effettuati o non effettuati”, si è posta in aperto contrasto con il consolidato orientamento di legittimità in materia. Questa Corte ha in proposito affermato che l’impugnazione della cartella di pagamento, emessa in seguito a procedura di controllo automatizzato ai sensi dell’art. 36 bis D.P.R. 600/73, non è preclusa dal fatto che l’atto impositivo sia fondato sui dati evidenziati dal contribuente nella propria dichiarazione, in quanto tale conclusione presupporrebbe la irretrattabiIità delle dichiarazioni del contribuente che, invece, avendo natura di dichiarazioni di scienza, sono emendabili in ragione della acquisizione di nuovi elementi di conoscenza o di valutazione (ex multis, Cass. civ., sez. trib., 05-05-2011, n. 9872). Va inoltre osservato che la cartella di pagamento emessa ai sensi dell’art. 36 bis D.P.R. 600/73 può essere impugnata, ex art. 19 D.P.R. 546/92, non solo per vizi propri ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva, poiché essa non rappresenta la mera richiesta di
pagamento di una somma definita con precedenti atti di accertamento, autonomamente impugnabili e non impugnati, ma riveste anche natura di atto impositivo, trattandosi del primo ed unico atto con cui la pretesa fiscale è stata esercitata nei confronti del dichiarante (Cass. civ., sez. trib., 22-01-2014, n. 1263; nello stesso senso, Cass. civ., sez. trib., 12-06-2015, n. 12288; Cass., civ., sez. trib., 01-04-2016, n. 6335).
4. Il ricorso va dunque accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione.

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