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Lo sai che? Come fare una causa di risarcimento del danno

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

Le prove per poter richiedere un risarcimento del danno, l’entità della somma necessaria per risarcire il pregiudizio; come vincere la causa.

Se qualcuno ti ha causato un danno hai la possibilità di citarlo in giudizio per chiedergli il risarcimento. Ovviamente, anche se sei tu inizialmente a indicare la somma della perdita che ritieni di aver subito e di cui chiedi la restituzione, spetta poi al giudice la sua quantificazione definitiva; il che avviene all’esito delle prove e delle valutazioni anche tecniche che saranno effettuate nel corso della causa. In questo devi prestare molta attenzione: non ti conviene “sparare alto” ed esagerare l’ammontare della richiesta di risarcimento perché se il giudice non ne accoglie gran parte ti potrebbe ritenere parzialmente soccombente e negarti la restituzione delle spese processuale anticipate.

È dunque il processo il luogo in cui viene accertato sia il tuo diritto a ottenere il risarcimento del danno, sia l’ammontare preciso dell’indennizzo che ti dovrà essere versato. Ed è proprio su questo campo di battaglia che si scontrano le parti in giudizio e che si basano quasi tutte le regole del nostro processo civile. Ricordiamo infatti che il risarcimento del danno è la caratteristica tipica della gran parte dei giudizi di natura civile, caratteristica che li distingue dal processo penale (volto invece a determinare la pena nei confronti dei colpevoli di reati), da quello amministrativo (di norma volto a impugnare atti della pubblica amministrazione) o da quello tributario (diretto a contestare un atto del fisco). Ma cerchiamo di vedere – almeno per sommi gradi e senza l’ambizione di fare una guida per i tecnici del diritto – come fare una causa di risarcimento del danno. Questa guida servirà a darti i principali suggerimenti affinché tu non cada vittima di errori e luoghi comuni tipici quando si ha a che fare con un campo così complesso e tecnico come il diritto.

Qual è l’entità del danno?

Prima di fare una causa di risarcimento del danno e buttarti in inutili contestazioni che potrebbero portarti a perdere, è bene che ti diciamo subito come stanno le cose nel nostro Paese: la legge non ammette che si facciano cause per semplice “principio” o per danni insignificanti. Una delle condizioni, infatti, per accedere a un tribunale è che tu abbia subito un danno effettivo, concreto e rilevante. Non potrai citare il vicino di casa che ti ha rubato qualche foglia di basilico dalla tua pianta o che ha spostato lo zerbino sotto la porta di casa costringendoti a rimetterlo al posto; non potrai chiedere il risarcimento a chi ti ha strappato la pagina di un libro se questo non ha un particolare valore economico o sentimentale, né potrai prendertela con il condominio che ha dimenticato di chiamarti in assemblea se poi comunque ti sei presentato e hai regolarmente votato. Non è ammesso neanche agire per un danno futuro, se questo non è già certo (il che è molto difficile): non puoi così chiedere il risarcimento al datore di lavoro che ti ha affidato mansioni pesanti presumendo che queste ti comporteranno, un giorno, un danno alla schiena.

Sempre con riguardo all’entità del danno, c’è un altro principio di cui tenere conto: il nostro processo si basa solo sulle prove. Tutto ciò che non puoi dimostrare è meglio non chiederlo, perché, in assenza di prove, il giudice rigetterà la tua domanda e ti condannerà alle spese. Questo significa che non bisogna esagerare nel quantificare l’entità del danno subito se poi non la si può dimostrare in processo.

Inoltre, la quantificazione del danno non avviene secondo criteri soggettivi, ma oggettivi: così, se per te un libro ha un particolare valore affettivo, ma non riesci a dimostrare per qualche ragione quel libro è diverso da qualsiasi altro alla stregua di un canone dell’uomo comune, non ti sarà risarcito alcun danno “personalizzato”. Se così fosse sarebbe facile dar vita a risarcimenti enormi a semplice richiesta del danneggiato.

È comunque fondamentale che tu quantifichi il danno subito, indicando al giudice una somma. Se non lo fai – almeno secondo alcune sentenze – la domanda giudiziale non potrà essere accolta. Quindi, cerca di farti consigliare dall’avvocato e dai consulenti tecnici (ad esempio medici, periti, esperti del settore) per avvicinarti il più possibile a una richiesta di risarcimento equa, documentabile e non sproporzionata.

Quale tipo di danno?

La seconda cosa che devi verificare prima di fare una causa per risarcimento del danno è accertare da dove deriva il danno che ritieni di aver subito. Esistono infatti due tipi di risarcimenti del danno:

  • illecito contrattuale: è quello che deriva per il mancato adempimento di un accordo verbale o scritto tra due o più parti, ossia un contratto. Si pensi al caso di chi vende un oggetto, prende i soldi ma poi non consegna la merce o la consegna con evidenti difetti; o al caso di un professionista che non esegue correttamente l’attività promessa; o ancora al caso di chi esegua una prestazione, ma non venga pagato dal cliente;
  • illecito extracontrattuale: sono tutti gli altri casi. Si pensi al caso di un incidente stradale, un insulto, un tubo dell’acqua che ha comportato infiltrazioni in casa, ecc.

La differenza è fondamentale e non è una cosa solo per giuristi. A seconda, infatti, del tipo di danno che hai subito si applicano regole completamente diverse sia per quanto riguarda la prescrizione del tuo diritto, sia per quanto riguarda l’onere della prova. Cerchiamo di sintetizzarle qui di seguito.

Differenza tra responsabilità contrattuale e responsabilità extracontrattuale

Come abbiamo appena detto, per fare una causa di risarcimento del danno devi determinare se tale danno deriva da un contratto o meno. Questo può comportare tutte le differenze che qui di seguito elencheremo.

 

Prescrizione del risarcimento del danno

  • nella responsabilità contrattuale la prescrizione è di 10 anni. Prima di questo termine è sempre possibile quindi fare causa a chi non ha pagato una fattura o ha consegnato merce difettosa;
  • nella responsabilità extracontrattuale la prescrizione è di 5 anni. Scaduto il termine senza che il danneggiato abbia prima mai inviato diffide, non c’è più possibilità di recuperare i soldi.

 

Onere della prova

  • nella responsabilità contrattuale, chi pretende il risarcimento (ossia l’attore) ha un compiuto facilitato: egli deve dimostrare soltanto 1) l’esistenza dell’obbligazione (ad esempio il contratto) e 2) l’oggettivo inadempimento della controparte. Spetta invece a quest’ultima provare che l’inadempimento non è stato causato da una propria colpa (ad esempio, non è stato possibile costruire far funzionare l’impianto di riscaldamento per un problema delle tubature dell’appartamento);
  • nella responsabilità excontrattuale chi pretende il risarcimento è svantaggiato perché deve dimostrare: 1) il fatto materiale, cioè la condotta dell’agente; 2) il danno subito; 3) il cosiddetto «rapporto di causalità» (ossia il fatto che è proprio dalla condotta incriminata che è derivato il danno lamentato); 3) nonché la colpa (o il dolo) di chi ha danneggiato.

 

Danni risarcibili

  • nella responsabilità contrattuale, quando l’inadempimento è colposo sono risarcibili solo i danni prevedibili nel tempo in cui è sorta l’obbligazione;
  • nella responsabilità extracontrattuale sono risarcibili tutti i danni che siano conseguenza immediata e diretta della condotta dell’agente, quindi anche quelli imprevedibili al momento del comportamento colpevole.

Le prove in una causa di risarcimento danni

A questo punto, dopo aver inquadrato quale tipo di danno ti è stato procurato, dovrai armarti di tutte le prove necessarie per vincere la causa di risarcimento del danno. È molto importante che di esse tu abbia la certezza e non rinvii il momento della loro raccolta a un momento successivo all’introduzione del giudizio: non sono pochi i casi di prove venute meno proprio all’ultimo minuto e di successiva condanna alle spese processuali. Del resto è proprio sulle prove che si basa il nostro processo: senza di esse non si può vincere la causa. Né il giudice può suggerirti quali prove portargli perché si tratta di un onere che spetta solo a te. Il tribunale decide solo sulla base degli elementi che tu gli offri.

Le prove possono essere costituite principalmente da testimoni e documenti. Testimoni non possono essere solo le parti in causa, ma possono testimoniare i loro parenti e anche il coniuge in comunione dei beni che potrebbe un potenziale interesse a vincere il giudizio. Le prove documentali sono invece contratti, lettere, telegrammi, secondo alcuni giudici anche le email semplici, le ammissioni di debito o qualsiasi foglio di carta che porti la firma o la scrittura del tuo avversario anche se non ha la data (la data può essere dimostrata con testimoni).

Sulla raccolta delle prove sarà fondamentale il suggerimento del tuo avvocato, che conosce cosa il giudice può ritenere valido e cosa no.

Si può risarcire il danno per essere stato trascinato in causa?

Dobbiamo aprire una parentesi per sfatare un luogo comune: chi ti chiama in causa e perde non può essere citato a sua volta per il risarcimento del danno. L’unica sede per essere risarciti da un giudizio inutile è la condanna alle spese che il giudice dispone nei confronti di chi perde e che, nei casi di maggiore gravità (giudizi intentati per dolo o colpa grave) può essere anche rilevante. Ma se il giudice dispone la compensazione delle spese non si può iniziare un altro giudizio solo per questa ragione.

Risarcimento: conta il valore originale o quello attuale dell’oggetto?

Spesso l’oggetto danneggiato è un prodotto che è già molto vecchio e in parte non integro. In questo caso non si può certo pretendere che il danneggiante lo ripaghi nuovo, anche se tale oggetto non dovesse essere più utilizzabile. Il risarcimento sarà limitato solo al valore che aveva il bene al momento in cui è stato distrutto. Si pensi a un’automobile con 15 anni alle spalle: sebbene da rottamare, il proprietario non potrà chiedere all’assicurazione che gli dia i soldi necessari ad acquistare un’auto nuova. Si fa spesso difficoltà a comprendere questa regola perché, a volte, con i soldi del risarcimento non si riesce ad acquistare neanche un oggetto di seconda mano e il danneggiato rimane privo di sostanziale tutela.

Risarcimento: non bisogna aumentare il danno, ma fare in modo di evitarlo

Altro errore in cui si cade spesso è quello di non fare nulla per evitare l’ingigantirsi del danno. Così, se c’è una perdita di acqua che proviene dall’appartamento di sopra, bisognerà evitare di mettere sotto lo sgocciolamento degli oggetti elettronici o danneggiabili, altrimenti poi non si potrà chiedere l’indennizzo.

Come vincere la causa di risarcimento del danno

Non esiste ovviamente un’unica via per vincere la causa di risarcimento del danno. I consigli però che ti vogliamo dare sono:

  • cerca di mantenere un atteggiamento obiettivo e neutrale: non ti fare prendere dal rancore e dalla voglia di far pagare al tuo avversario più del dovuto;
  • quantifica il risarcimento per quella che è stata la lesione effettiva del tuo portafoglio e non ti basare sulle valutazioni soggettive;
  • fatti aiutare sempre da un tecnico per determinare il danno quando il bene non abbia un valore risultate da listini;
  • raccogli tutte le prove prima della causa e falle vedere al tuo avvocato;
  • fai le fotografie all’oggetto danneggiato;
  • laddove possibile tenta sempre una prima conciliazione con l’avversario, senza farti trascinare dall’odio; la causa ha un costo che spesso appare nascosto: il tempo. A volte ci vogliono molti anni prima di ottenere una sentenza e non sempre, una volta ottenuta la condanna dell’avversario, questi è solvibile ed è possibile recuperare i soldi. Il problema della materiale riscossione dei soldi è infatti un capitolo delicato del nostro processo e non avrebbe senso attendere molti anni per un elevato risarcimento contro una società che poi, durante la causa, è fallita o ha chiuso. Come si suol dire: meglio un risarcimento ingiusto ma immediato che uno giusto ma dopo numerosi anni.

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