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La Pubblica Amministrazione non risponde: è silenzio assenso?

1 aprile 2017


La Pubblica Amministrazione non risponde: è silenzio assenso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2017



Ho chiesto via mail all’Agenzia delle Entrate l’esonero della tassa di circolazione per un’auto intestata ad una persona certificata 104. Nessuna risposta. Devo considerare la richiesta accettata?

La legge [1] prevede l’istituto del silenzio assenso nei procedimenti ad istanza di parte finalizzati al rilascio di provvedimenti amministrativi.

Rispetto al testo pre-riforma, il silenzio assenso, così come novellato, non opera più nei soli casi tassativi previsti dal legislatore, bensì come regola generale, alla quale vanno poi applicate diverse eccezioni: l’istituto, difatti, non opera per gli atti e i procedimenti finalizzati alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico e dell’ambiente, a quelli rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, alla salute e alla pubblica incolumità, ai casi in cui la normativa europea impone l’adozione di provvedimenti amministrativi formali, ai casi in cui la legge qualifica il silenzio dell’amministrazione come rigetto dell’istanza, nonché agli atti e procedimenti individuati con appositi decreti ministeriali del Presidente del Consiglio adottati su proposta del ministro per la Funzione Pubblica, di concerto con i ministri competenti. In ogni caso, l’amministrazione può per legge, in via di autotutela, annullare o revocare l’atto implicito di assenso.

Nel caso della lettrice, non tutte le linee di pensiero considerano il provvedimento di esenzione richiesto come provvedimento amministrativo; oltretutto, anche se fosse riconosciuto come provvedimento amministrativo, ci sarebbe sempre l’ostacolo della materia trattata che rientrerebbe tra quelle eccezioni sopra elencate: la salute. Tuttavia, il vero problema è il modo in cui è stata trasmessa la richiesta, ovvero tramite posta elettronica ordinaria. Difatti, l’Agenzia delle Entrate indica come unico mezzo di trasmissione la raccomandata A/R da inviare all’ufficio competente per provincia e regione. Con gli ultimi interventi normativi, si è oramai acclarato che anche la pec debba avere lo stesso valore della raccomandata postale con ricevuta di ritorno, con la conseguenza che la mail di consegna dimostrerebbe l’avvenuta ricezione della mail e dei suoi allegati in capo al destinatario. Discorso diverso bisogna fare per la posta elettronica ordinaria in quanto non produce la prova dell’avvenuta ricezione che, pertanto, dovrà essere dimostrata dal mittente. Va da sé che, in questo caso, in mancanza di riscontro dell’Ente, diverrebbe molto difficoltoso dimostrare che l’ente abbia ricevuto quei documenti. Pertanto, il consiglio che si può dare è quello di reinviare la documentazione relativa alla richiesta di esenzione a mezzo raccomandata postale o, al massimo, con posta elettronica certificata anche se, per un effetto immediato, la soluzione migliore sarebbe quella di consegnare a mano la documentazione all’Ufficio delle Entrate competente, facendosi rilasciare apposita ricevuta di avvenuto protocollo dall’Ente stesso. La legge, sul punto, prevede che la richiesta debba essere presentata entro novanta giorni dalla scadenza prevista per i pagamenti del bollo. Tuttavia, questo termine non è previsto a pena di decadenza e, pertanto, la richiesta può essere sempre presentata, facendo presente la pregressa domanda – inviata a mezzo mail ordinaria – e insistendo per la relativa esenzione. Dopodiché, una volta regolarizzato l’invio, si potrà valutare l’eventuale mancato riscontro della Pubblica Amministrazione e, conseguentemente, valutata l’eventuale non operatività del silenzio assenso, costringere l’Ente – anche giudizialmente – a dare una risposta alla domanda di esenzione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla

note

[1] Art. 20 l. n. 241 del 1990.


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