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Lo sai che? La Flat-Tax e le opportunità per i neo residenti

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

Tassazione per i residenti non domiciliati: come attrarre chi ha grossi redditi all’estero.

Un recente provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate [1] illustra le modalità applicative della tassazione per i residenti non domiciliati, rendendo operativa anche in Italia una forma di attrazione dei non residenti che producono ingenti redditi all’estero.

Chi può accedere alla norma

La legge [2] prevede che tutti i soggetti trasferitisi già nel 2016 in Italia e che in almeno 9 anni sui 10 precedenti erano fuori dal Paese.

I nuovi residenti dovrebbero dunque essere residenti secondo le indicazioni di legge [3], iscritti all’anagrafe italiana nel Comune di residenza e trascorrere in Italia più della metà del periodo di imposta.

Nulla esclude dunque che fra essi possano rientrare cittadini italiani che sono stati residenti all’estero nel periodo di osservazione previsto.

Il rientro dall’estero non è solo per i cittadini stranieri

Allo scopo di evitare abusi infatti il provvedimento precisa che nella lista di controllo – da allegare obbligatoriamente all’eventuale interpello probatorio – non obbligatorio – che il soggetto deve presentare per richiedere l’accesso al regime dei “res non dom”, è necessario illustrare, con una sorta di prova negativa, l’assenza di legami e del centro vitale dei propri interessi in Italia nei periodi di imposta precedenti, sia con riferimento ai legami affettivi e personali, sia con riferimento agli interessi economici, anche con riferimento ad eventuali redditi italiani maturati dai non residenti che intendono trasferirsi, anche per interposta persona.

Naturalmente tale prova sarà molto difficile da offrire al fisco italiano, essendo già difficile normalmente provare il contrario, ora si tratterebbe di una inversione della prova, in capo al contribuente, ma di segno negativo.

Difficilmente si potrebbe provare infatti di non avere avuto legami affettivi ed economici in Italia, né direttamente né per interposta persona, senza irrimediabilmente offrire elementi che tendano a dimostrarlo anche indirettamente.

Alternativamente il non residente potrebbe semplicemente presentare la dichiarazione dei redditi esercitando in essa l’opzione per la tassazione forfetaria, ma, anche in questo caso, dovrà allegare ad essa la lista di controllo e le prove, documentali e storico-narrative, richieste dal provvedimento, esponendosi comunque alle eventuali verifiche anti-abuso.

Quali sono i vantaggi per i neo residenti

In primo luogo, nè la lista di controllo né l’interpello, obbligano il soggetto che intende diventare residente in Italia ad effettuare un monitoraggio dei propri beni e dei propri redditi all’estero.

Anzi, qualora il soggetto ritenesse di voler escludere dalla tassazione forfetaria alcuni redditi prodotti in alcuni Paesi, potrebbe per questi ultimi avvalersi della tassazione italiana dei redditi esteri e, in corrispondenza di questi, avvalersi del credito d’imposta per le eventuali imposte pagate all’estero, ovviamente in aggiunta all’importo della tassazione forfetaria come stabilito dalla legge e cioé oltre il pagamento della imposta sostitutiva di euro 100.000.

Rimangono naturalmente esclusi dalla tassazione sostitutiva i redditi prodotti eventualmente in Italia, che saranno sottoposti a tassazione con le modalità ordinarie, così come quelli esteri che il nuovo contribuente avesse deciso di sottoporre a tassazione in Italia.

Ciò si potrebbe verificare ogni qualvolta, all’estero, il reddito fosse assoggettato ad una imposta superiore a quella italiana, non tanto per un eventuale recupero in sede domestica di detta imposta, ma quando, a seguito della tassazione domestica potesse essere evitata una tassazione più elevata estera, come ad esempio l’euroritenuta del 35% o qualora lo Stato estero fonte del reddito prevedesse il rimborso dell’imposta versata in eccedenza rispetto a quella dovuta nello Stato estero di residenza, secondo le disposizioni delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, qualora stipulate fra i Paesi interessati, o secondo le norme di legge [4] in caso di assenza di Convenzioni.

Ulteriore vantaggio è l’esclusione totale, nelle future dichiarazioni, dagli obblighi di monitoraggio sui redditi e sulle attività finanziarie che il neo contribuente possiede all’estero.

Quali le alternative per i non residenti

Ai cittadini stranieri la legge di stabilità offre una alternativa, costituita dall’accesso più rapido alla residenza elettiva, qualora essi investano consistenti somme di denaro in titoli di Stato o in immobili o in start-up o in iniziative di solidarietà.

Esiste infine l’accesso ordinario alla residenza elettiva, secondo le indicazioni del Ministero degli Affari Esteri, che stabilisce la necessità di dimostrare la propria capacità patrimoniale e reddituale per mantenersi nel nostro Paese senza lavorare, infatti per questo tipo di residenza le attività lavorative sono, in genere, proibite.

Naturalmente per i residenti elettivi non sembrano sussistere gli elementi per una esclusione dagli obblighi di monitoraggio oltre che dagli obblighi di tassazione domestica sulla base del principio della mondialità dei redditi.

note

[1] Provvedimento Direttore Agenzia Entrate n. 47060 dell’8.3.2017

[2] Art. 24-bis del Dpr 917/86 come introdotto dalla Legge di bilancio 2017 ovvero la L. n. 232 dell’11.12.2016

[3]    Art. 2   Dpr 917/86 – Tuir

[4]   Art. 23 Dpr 917/86 – Tuir


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