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Prescrizione assegno

14 marzo 2017


Prescrizione assegno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 marzo 2017



Vorrei sapere quando cade in prescrizione un assegno rilasciato per un pagamento a un creditore e quando non può essere più pagato.

Un assegno non cade mai in prescrizione, ma si può tutt’al più prescrivere il credito sulla base del quale l’assegno è stato rilasciato. Un assegno ha, però, un termine di “scadenza” (se così lo vogliamo chiamare), superato il quale il debitore (titolare del conto corrente su cui l’assegno si poggia) può revocare l’ordine di pagamento che, con l’emissione del predetto assegno, ha rivolto alla propria banca. La revoca dell’assegno fa salvo, comunque, il diritto del creditore di agire, attraverso differenti vie, per il recupero del proprio credito. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere qual è – e se davvero esiste – la prescrizione di un assegno e dopo quanto tempo scade l’assegno emesso dal correntista.

Qual è la differenza tra assegno circolare e assegno bancario

Prima cosa di tutto, chiariamo qual è la differenza tra assegno circolare e assegno bancario, poiché – ora che parleremo della prescrizione dell’assegno – ci riferiremo solo a quest’ultimo. La distinzione tra le due tipologie di assegno è così spiegata:

  • l’assegno bancario viene rilasciato dal titolare di un conto corrente che, dopo aver depositato i soldi sul proprio conto, ordina alla banca di versare una parte di tali soldi a chi si presenterà allo sportello con uno degli assegni da questi firmati. Dunque, l’assegno bancario viene coperto con i soldi in precedenza depositati sul conto corrente. Qualora il correntista emette un assegno per un importo non coperto dal conto, l’assegno viene protestato;
  • l’assegno circolare viene rilasciato dalla banca a richiesta del proprio cliente che, prima, ha versato allo sportello un somma pari a quella indicata sull’assegno stesso. Non è quindi necessario un rapporto di conto corrente su cui l’assegno si appoggi. In buona sostanza, si tratta di una sorta di deposito di denaro certificato dall’assegno, assegno che viene intestato a un’altra persona; quest’ultima, presentandosi allo sportello della medesima banca, avrà diritto -esibendo l’assegno medesimo – a ritirare la somma precedentemente depositata dall’altro soggetto. Dunque, a differenza dell’assegno bancario, in quello circolare non è possibile che si verifichi l’emissione di un assegno scoperto poiché, prima ancora dell’emissione del titolo, deve esserci stato il deposito del denaro.

Cos’è e a che serve l’assegno?

L’assegno ha due funzioni:

  • da un lato è un ordine rivolto alla propria banca di pagare, al possessore dell’assegno, la somma in esso indicata;
  • dall’altro lato è un titolo esecutivo rilasciato a favore del proprio creditore, che consente a quest’ultimo di ottenere i soldi cui ha diritto esibendo semplicemente l’assegno, senza cioè dover dimostrare con altri documenti il proprio credito (una fattura, un contratto, ecc.). Ecco perché l’assegno si definisce anche un titolo astratto: il credito è implicito nella disponibilità dell’assegno, a prescindere dal rapporto sottostante che c’è tra creditore e debitore, che ha fondato lo scambio dell’assegno. Tale rapporto – presupposto dell’assegno – non interessa alla banca che è tenuta a pagare l’assegno per il solo fatto che un soggetto lo presenta allo sportello, chiunque questi sia e a prescindere dal fatto che il suo credito sia esistente o meno, contestato o riconosciuto dal debitore.

Che vuol dire: l’assegno è un titolo esecutivo?

Abbiamo detto che l’assegno è un titolo esecutivo. Ma che significa questa frase? L’assegno garantisce al diritto di credito del creditore lo stesso margine di certezza di una sentenza del giudice. Dunque, basta il semplice assegno per consentire al creditore di avviare un pignoramento nei confronti del debitore che non abbia onorato il titolo. In altre parole, non c’è necessità di fare una previa causa.

Prescrizione assegno

La prescrizione si verifica quando un diritto, non esercitato per un determinato periodo di tempo, viene meno e non può essere più “rivendicato” davanti al giudice. L’assegno non è un diritto e, pertanto, non cade in prescrizione. L’assegno è piuttosto lo strumento con cui viene esercitato il proprio diritto di credito. Tuttavia, se l’assegno non viene incassato nei termini previsti dalla legge (di cui si dirà a breve), questo non vuol dire che il credito si prescrive. Facciamo un esempio per comprendere meglio ciò che stiamo dicendo.

Immaginiamo che una persona paghi il proprio avvocato per lo svolgimento di una causa. Gli rilascia così un assegno. Senonché sorgono successivamente delle contestazioni sul corretto svolgimento del mandato da parte del professionista. Il cliente così intima all’avvocato di non incassare l’assegno. Il legale, lì per lì, non lo fa, magari in attesa di trovare una soluzione pacifica. Il fatto che siano decorsi molti mesi dall’emissione dell’assegno senza che il creditore abbia presentato il titolo per l’incasso non comporta però che il suo credito si sia prescritto. La prescrizione infatti segue il termine ordinario che, in questo caso, è di tre anni.

Facciamo un altro esempio. Immaginiamo che una persona paghi una ditta di costruzioni per fare dei lavori di muratura. Paga con un assegno anche in questo caso. La ditta però non lo incassa per dimenticanza. Per quanto tempo il debitore dovrà stare “con il fiato sospeso” e controllare che la banca paghi l’assegno? L’assegno – come vedremo a breve – scade dopo 8 giorni (15 se fuori piazza), ma anche se dovesse scadere l’assegno, il credito (in questo caso di natura contrattuale) si prescrive dopo 10 anni.

Dunque, anche se scadono i termini per l’incasso dell’assegno, non è detto che il credito sia caduto in prescrizione.

Per maggiori informazioni leggi la nostra guida sulla prescrizione dei debiti.

Quando scade un assegno?

Detto ciò, dobbiamo spostare i termini del problema non sulla domanda «quando si prescrive un assegno» o su «qual è la prescrizione dell’assegno», bensì «quando scade l’assegno» o, meglio ancora, «entro quanto tempo l’assegno può essere presentato per l’incasso?».

Abbiamo detto che l’assegno è (anche) un ordine alla propria banca di pagare la somma ivi indicata al portatore del titolo. Quest’ordine scade dopo un certo periodo che è di:

  • 8 giorni se l’assegno viene presentato in una banca della stessa città ove si trova la banca emittente (quella cioè indicata sull’assegno). È il cosiddetto «pagamento su piazza»;
  • 15 giorni se l’assegno viene presentato in una banca di citta diversa da quella della la banca emittente. È il cosiddetto «pagamento fuori piazza».

 

Che succede se scade l’assegno? Il debitore può chiedere alla banca di non pagare più l’assegno. In altre parole, se prima degli 8 giorni (o 15, se fuori piazza), il correntista che ha emesso l’assegno bancario non può revocare l’ordine di pagamento dell’assegno e, quindi, non può imporre alla banca di non pagare il titolo, una volta scaduto questo termine può farlo. Ciò non toglie, però, che il diritto di credito del creditore rimane in piedi e questi potrà esercitarlo e farlo valere in diverso modo, ad esempio facendo causa e promuovendo un pignoramento contro il debitore.

Che succede dopo 6 mesi dall’emissione dell’assegno?

Abbiamo anche detto che l’assegno, oltre ad essere un ordine della banca (ordine che scade dopo 8 o 15 giorni) è anche un titolo esecutivo nelle mani del creditore, che gli consente di agire con il pignoramento senza ricorrere prima al giudice. Ebbene, anche la natura di titolo esecutivo ha una scadenza: dopo 6 mesi dall’emissione dell’assegno questo non è più titolo esecutivo e il creditore che non abbia ottenuto il pagamento non potrà agire più, solo con l’assegno, attraverso un pignoramento. L’assegno resta una prova scritta del credito e, pertanto, il creditore dovrà prima chiedere un decreto ingiuntivo al tribunale. Insomma, i tempi per il recupero crediti si allungano.

In sintesi: quando scade un assegno?

Ricapitoliamo quanto abbiamo finora detto:

  • un assegno non cade mai in prescrizione, ma si può tutt’al più prescrivere il diritto di credito che ha giustificato l’emissione dell’assegno;
  • l’ordine di pagamento alla banca contenuto nell’assegno scade dopo 8 giorni se «su piazza» o dopo 15 giorni se «fuori piazza»; scaduto questo termine il debitore può ordinare alla propria banca di non pagare più l’assegno al creditore;
  • anche se l’assegno è scaduto, questo non toglie né che il credito si prescriva, né che il creditore possa agire per altre vie al fine del recupero dei propri soldi;
  • l’assegno è un titolo esecutivo che consente al creditore – qualora l’assegno sia stato protestato o, comunque, non pagato – di avviare direttamente il pignoramento senza previa causa;
  • la natura di titolo esecutivo dell’assegno, però, scade dopo 6 mesi. Questo non toglie però che l’assegno sia considerato una prova scritta del credito; pertanto, con tale foglio di carta, il creditore potrà andare dal giudice e ottenere un decreto ingiuntivo nei confronti di chi ha emesso l’assegno.

note

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1 Commento

  1. buonasera, ma se l’assegno per motivi tecnici gira da una banca all’altra quindi scade,cosa bisogna fare?

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