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Editoriali Spam: è davvero molestia?

Editoriali Pubblicato il 20 ottobre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 20 ottobre 2011

 Lo spam non configura il reato di molestie ma è pur sempre un illecito.

Come ho già spiegato in un mio recente articolo apparso per I-dome.com, la Corte era stata chiamata a decidere se il comportamento reiterato di due giovani di Grosseto, che avevano inviato una serie di e-mail indesiderate a una conoscente, poteva configurare il reato di “molestia” [2].

A riguardo, già da tempo la Cassazione, ai fini della configurabilità di tale contravvenzione, pone l’accento sulle modalità del disturbo, distinguendo tra comunicazioni sincrone (che costituiscono molestia) e asincrone (che non lo sono).

Quelle sincrone sono sempre segnalate da un avvertimento acustico che ne indica l’arrivo. In esse vi è una immediata interazione tra il comportamento del molestatore e la sfera del molestato, determinato in capo a quest’ultimo un repentino ed inevitabile disturbo al momento stesso della comunicazione. Tale è, per esempio, una telefonata che, non appena effettuata, genera uno squillo e quindi un disturbo nei confronti della vittima. Tali potrebbe anche essere gli sms o gli mms (per via della correlata suoneria).

Invece il carattere dell’e-mail è asincrono, ossia – consentendo al destinatario di scaricare la posta dalla propria casella solo quando lo desideri – non comporta un immediato disturbo e, quindi, non ci sarebbe alcuna molestia (intesa come condotta sanzionabile ai sensi dell’art. 660 del codice penale). Ma questo ovviamente non esclude la possibilità che la stessa condotta rientri in altre fattispecie delittuose. Per esempio, è la stessa Corte che oggi sanziona il cyberstalking, ossia lo stalking effettuato con metodologie telematiche.

La sentenza, almeno apparentemente, non sembra essere al passo coi tempi. Tutti immaginano quanto possa essere molesto il comportamento di chi impedisca l’uso di un servizio essenziale quale l’email. La posta elettronica è entrata nelle nostre vite come un tempo lo era la lettera tradizionale; e se è vero che quest’ultima è diritto tutelato dalla stessa Costituzione all’art. 15 [3] non si vede perché non lo debba essere anche la corrispondenza tradizionale.Difattii, all’intasamento della casella di posta per via di un massiccio spam, corrisponde la compressione di libertà fondamentali del cittadino quali quella di comunicazione, di istruzione, di manifestazione del proprio pensiero, di lavoro, di interazione con la P.A.

Questo, però, la sentenza in questione sembra intuirlo. Tant’è che la Corte specifica: “nessuna immediata interazione tra il mittente e il destinatario si verificherebbe né alcuna intrusione diretta del primo nella sfera delle attività del secondo. Contrariamente alla molestia recata con il telefono, alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l’apparecchio telefonico, nel caso di molestia tramite posta elettronica una tale forzata intrusione nella libertà di comunicazione non si potrebbe verificare, come di certo non si verifica anche nel caso di molestia tramite lettera”.

La Cassazione tuttavia ha riconosciuto la possibilità che, in determinati casi, la molestia si realizzi anche con le e-mail. Ciò avverrebbe quando queste vengano automaticamente scaricate da un telefono fisso o cellulare e quindi siano collegate, in modo sincrono, ad avvisi acustici che ne indichino l’arrivo. Nel caso di spamming, poi, si avrebbe l’ulteriore pregiudizio per via dell’affollamento della casella di posta. “In tale caso è palese l’invasività dell’avvertimento al quale il destinatario non può sottrarsi se non dismettendo l’uso del telefono, con conseguente lesione della propria tranquillità e privacy, da un lato, con la compromissione della propria libertà di comunicazione, dall’altro”.

In buona sostanza, i giudici specificano che anche lo spam può, in determinate situazioni – diverse però da quella dei ragazzi di Grosseto – configurare il reato di molestia. Resta ferma la possibilità che la stessa condotta integri ulteriori illeciti, compresa la lesione della privacy (che tuttavia assume carattere civilistico).


note

[1] Cass. pen. sent. n. 36779 del 12.10.2011.

[2] Art. 660 c.p. Molestia o disturbo alle persone: “Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del
telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno
molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda
fino a lire un milione”.

[3] “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”


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