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Nessuna tenuità per i contribuenti abitualmente irregolari

24 Marzo 2017 | Autore:
Nessuna tenuità per i contribuenti abitualmente irregolari

Non si applica la non punibilità per particolare tenuità del fatto all’evasore che, con più dichiarazioni infedeli, occulta i ricavi della società.

Se sei legale rappresentante di una società, e ti contestano di aver evaso il fisco (in modo continuato ed abituale) con il susseguirsi di numerose dichiarazioni infedeli, non potrai essere assolto per particolare tenuità del fatto, anche se l’evasione è di un importo minimo. Questo è quanto ha stabilito la Cassazione con una recentissima sentenza [1], ma vediamo perché.

Cos’è la non punibilità per tenuità del fatto?

Dal 2 aprile 2015 [2] alcuni comportamenti, sempre previsti dalla legge come reato (e, quindi, non depenalizzati) sono stati considerati di particolare tenuità e, dunque, non punibili.

Affinché si possa ottenere l’archiviazione del procedimento, o il proscioglimento dell’imputato, è necessario che sussistano (contemporaneamente) due requisiti: la tenuità del fatto per il quale si procede e la non abitualità del reato.

Un fatto può essere astrattamente considerato di particolare tenuità:

  • se è punito con la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni (o con la pena pecuniaria, sola o congiunta alla pena detentiva);
  • se la modalità con cui è stata realizzata la condotta o l’esiguità del danno o del pericolo abbiano realizzato un’offesa di particolare tenuità;
  • se il comportamento non è abituale (e se l’autore del fatto non sia stato dichiarato delinquente abituale o per tendenza e non abbia commesso più reati della stessa indole) [3].

L’offesa  non è ritenuta di particolare tenuità quando l’autore del fatto (anche in danno di animali):

  • abbia agito per motivi abietti o futili o con crudeltà;
  • abbia adoperato sevizie;
  • abbia approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima;
  • abbia cagionato, direttamente o indirettamente (cioè come conseguenza non voluta), la morte o lesioni gravissime di una persona.

La condotta resta illecita e costituisce reato ma, per l’esiguità e la tenuità dell’offesa che arreca, non è punita dall’ordinamento.

Cos’è una dichiarazione infedele?

Chiunque, per evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte indica

–  ricavi (tecnicamente definiti elementi attivi) inferiori  a quelli reali;

–  o costi (tecnicamente definiti elementi passivi) inesistenti

è punito con la reclusione da 1 a 3 anni [4] quando congiuntamente

  • l’imposta evasa è superiore ad euro 150.000 per ognuna delle imposte considerate singolarmente;
  • l’ammontare complessivo dei ricavi (elementi attivi) sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a due-tre milioni di euro.

La dichiarazione infedele è reato tenue?

Il reato di dichiarazione infedele (che prevede la pena della reclusione da uno a tre anni) rientra tra i delitti per i quali il giudice può disporre il proscioglimento per particolare tenuità del fatto.

Ma se il legale rappresentante di una società (per esempio una srl) ha occultato i ricavi della stessa per diversi anni, attraverso reiterate dichiarazioni infedeli, non potrà beneficiare della particolare tenuità del fatto perché la condotta realizzata non presenta i due requisiti necessari per l’applicazione tale istituto (ovvero la particolarità tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento).


note

[1] Cass., sent. n. 11045 dell’ 8.3.2017.

[2] D.Lvo n.28 del 16.03.2015 entrato in vigore il 2.04.2015.

[3] Art. 131 bis cod. pen.

[4] Art. 4 d.lgs. n.74 del 10.3.2000.


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