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Lo sai che? Che fare se un antifurto non funziona come ci era stato spiegato?

Lo sai che? Pubblicato il 5 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 aprile 2017

Mi è stato illustrato il funzionamento di un antifurto. All’atto dell’istallazione, mi è stato spiegato che il funzionamento sarebbe stato diverso. Ho manifestato il mio disappunto e ho inviato lettera di revoca. Come devo comportarmi ora?

La legge (in particolare il Codice del Consumo) consente al consumatore di esercitare il cosiddetto diritto di ripensamento entro il termine di 14 giorni che decorrono, nel caso di acquisto di beni, dalla data di stipula del contratto. Il termine di quattordici giorni per esercitare il diritto di ripensamento non decorre dalla data di stipula del contratto, ma da quella di consegna del bene solo nei casi in cui il venditore non abbia dato al consumatore l’informativa su come esercitare il diritto di recesso oppure l’abbia data in modo incompleto o errato, oppure nei casi in cui l’acquisto sia stato effettuato senza la presenza del venditore – professionista (tale si intende, per la legge, sia il titolare che un suo intermediario) oppure se è stato mostrato o illustrato un prodotto di tipo diverso da quello oggetto del contratto.

Siccome, nel caso della lettrice, l’informativa sul diritto di recesso è completa, l’acquisto è stato effettuato alla presenza di un intermediario del venditore – professionista e l’antifurto installato è del medesimo tipo di quello oggetto del contratto, da ciò ne deriva che nel suo caso il termine di 14 giorni per esercitare il diritto di ripensamento non può decorrere dalla data di consegna della merce (cioè dalla installazione dell’antifurto), ma dalla data di sottoscrizione della nota d’ordine e, quindi, sostanzialmente non gli spetta.

Però, sempre in base al Codice del Consumo, ma solo nel caso in cui l’antifurto concretamente si mostrasse difettoso o non conforme alla descrizione fatta dal venditore, spetterebbe alla lettrice il diritto (da esercitare entro due anni dalla consegna della merce) di chiedere al venditore stesso:

– in prima battuta, la sostituzione o la riparazione dell’impianto (senza spese a suo carico) e

– la risoluzione del contratto (cioè la riconsegna del bene con la restituzione del prezzo) o una giusta riduzione del prezzo, se ricorresse una delle seguenti condizioni:

  • la sostituzione o la riparazione non fossero possibili,
  • o fossero eccessivamente costose per il venditore,
  • oppure non fossero state eseguite entro un termine congruo,
  • oppure non avessero risolto il problema riscontrato.

Ovviamente tali diritti sono riconosciuti al consumatore se il bene acquistato sia effettivamente difettoso. Ciò significa che nel caso della lettrice occorre che l’impianto risulti effettivamente difettoso (non basta cioè, per attivare queste garanzie, semplicemente il fatto che il venditore abbia dichiarato che con un vento sostenuto l’impianto si attivi; occorre che ciò accada davvero e che tale situazione sia tale da rendere il bene effettivamente non conforme a quello oggetto del contratto).

Per quanto riguarda il contratto di finanziamento che la lettrice ci dice di aver firmato, invece, la legge (in particolare il Testo Unico Bancario) stabilisce che il diritto di ripensamento è esercitabile entro quattordici giorni che decorrono dalla data della stipula del contratto oppure dalla data in cui al consumatore sono state fornite le informative previste dalla stessa legge, se esse non furono fornite al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento (queste informative riguardano il diritto di recesso e le modalità attraverso cui esercitarlo ed anche i costi del contratto di finanziamento come, ad esempio, il tasso effettivo annuo globale). Dalla documentazione allegata dalla lettrice, non risulta se tali informative obbligatorie relative al contratto di finanziamento le siano state fornite. Se queste informazioni obbligatorie le fossero state fornite al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento, ella non avrebbe più la possibilità di esercitare il diritto di ripensamento relativamente appunto al contratto di finanziamento (perché sarebbero decorsi ben più di quattordici giorni dalla sua sottoscrizione). Al contrario, se tale informativa non le fosse stata consegnata, ella potrebbe ancora esercitare il diritto di ripensamento relativamente al solo contratto di finanziamento secondo le modalità stabilite dalla legge stessa (invio di comunicazione per raccomandata con ricevuta di ritorno al soggetto che ha erogato il finanziamento) e con gli effetti stabiliti dalla legge stessa (la legge chiarisce a tal riguardo che se il contratto di finanziamento ha avuto esecuzione in tutto o in parte, entro trenta giorni dall’invio della comunicazione di recesso, il consumatore è tenuto a restituire il capitale e a pagare gli interessi maturati fino al momento della restituzione, calcolati secondo quanto stabilito dal contratto). È, comunque, evidente che non sarebbe conveniente, nell’impossibilità di esercitare il ripensamento per il contratto di acquisto dell’impianto di antifurto, recedere (ove fosse ancora possibile) solo da quello di finanziamento, soprattutto se, poi, l’impianto non si dimostrasse effettivamente e concretamente difettoso.

Il consiglio pratico, dunque, considerato che mancano le condizioni per esercizio del diritto di ripensamento, è quello di verificare concretamente (al di là, cioè, di quello che ha dichiarato l’installatore) se l’impianto funzioni a regola d’arte oppure presenti vizi e difetti da denunciare al venditore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte


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