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Se tutti i beni mi sono stati donati, mia moglie ha diritto alla legittima?

5 aprile 2017


Se tutti i beni mi sono stati donati, mia moglie ha diritto alla legittima?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 aprile 2017



Sono sposato in separazione di beni e ho 3 figli. Mia moglie, al mio decesso, ha diritto alla legittima, essendo i miei beni arrivatimi tramite donazione e successione? E se fossi stato sposato in comunione di beni?

Il regime di separazione dei beni è quell’accordo tra i coniugi che permette, in buona sostanza, di superare la presunzione di legge esistente per il regime di comunione, secondo il quale tutti i beni acquistati in costanza di matrimonio si considerano in comproprietà. In altre parole, in vigenza del regime di comunione dei beni, qualsiasi bene la coppia acquisti in costanza (cioè durante) il matrimonio si presume che l’acquisto è stato fatto con risorse economiche appartenenti, in parti uguali, ad entrambi i coniugi.

Partendo da questo principio, la situazione sarebbe stata diversa nel caso in cui il lettore fosse in regime di comunione legale dei beni. In che senso diversa? Diversa nel senso che sua moglie sarebbe stata già considerata comproprietaria dei beni acquistati durante il matrimonio. Attenzione però: nel caso specifico del lettore, non avrebbe fatto alcuna differenza perché i beni di sua proprietà non li ha acquistati ma ricevuti in eredità e, come tali, non sarebbero rientrati nella comunione. A titolo esemplificativo, solo per una maggiore conoscenza si pensi, ad esempio, al caso in cui i beni, invece che essere ricevuti in eredità, fossero stati acquistati. Si immagini di aver acquistato in costanza di matrimonio una casa e di avere un figlio. La metà della casa, in regime di comunione, si presumerebbe già di proprietà della moglie e, quindi, l’asse ereditario sarebbe formato dalla restante metà che andrebbe, di conseguenza, metà alla moglie (che riceverebbe quindi il 50% + il 25%) mentre l’altro 25% andrebbe al figlio.

Venendo al nocciolo della questione, anche volendo, la moglie del lettore non potrebbe essere estromessa dalla sua successione: è un successibile necessario non avendo alcuna rilevanza, a questo fine, il fatto che il lettore i beni li abbia ereditati (la questione rileva nei rapporti patrimoniali tra i coniugi viventi).

La quota di diritto della moglie, in pratica, dipende dalla presenza di altri soggetti successibili, nella specie, nel caso in questione, dei figli.

Si tenga presente che:

  • se si lascia un figlio, al coniuge spetta 1/2 dell’eredità, l’altro 1/2 spetta al figlio [1];
  • se si lasciano due o più figli, al coniuge spetta 1/3 dell’eredità, i restanti 2/3 vengono divisi equamente tra i figli [1].

Questo chiaramente se non vi sono disposizioni testamentarie diverse.

Inoltre, anche in presenza di testamento, però, c’è una quota (variabile da caso a caso a seconda del numero e della qualità dei successori) che si chiama quota indisponibile o quota di riserva, della quale, anche testamentariamente non può legittimamente disporre.

In conclusione, anche se i beni il lettore li ha ricevuti in donazione (questo avrebbe fatto la differenza in regime di comunione dei beni, tra vivi, nel senso che non sarebbero entrati automaticamente in comunione non essendo stati acquistati in costanza di matrimonio) sua moglie costituisce erede necessario non estromittibile (a meno che non sia essa stessa a volerlo rinunciando ad impugnare gli atti di trasferimento delle proprietà) alla quale spetta la “quota legittima”.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 581 cod. civ.


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