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Cartella esattoriale, è nulla se prima non ricevo un avviso?

15 marzo 2017


Cartella esattoriale, è nulla se prima non ricevo un avviso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 marzo 2017



La cartella di pagamento deve essere preceduta dall’avviso bonario di pagamento altrimenti il procedimento è nullo.

Immaginiamo che, sul più bello, ci venga notificata una cartella di pagamento senza aver mai ricevuto prima alcun avviso di pagamento o qualsiasi altro atto, da parte della pubblica amministrazione, che ci informasse della nostra morosità. È possibile contestare la notifica oppure la procedura è corretta così com’è e la raccomandata è da considerare valida nonostante la considerazione che, se avuta contezza in anticipo del debito, si sarebbe potuto evitare quantomeno i costi di notifica della cartella stessa? Il problema è tutt’altro che isolato: non sono infatti pochi i contribuenti che ricevono la cartella di pagamento senza un previo avviso. Come ci si deve comportare in tali frangenti e come far valere i propri diritti?

Di norma la cartella di pagamento viene emessa solo a seguito di un precedente accertamento di irregolarità, ove l’amministrazione chiede al contribuente il pagamento di somme da questi dovute e non versate. Essa pertanto segue sempre una previa comunicazione spedita con raccomandata a.r.. Si pensi al caso in cui la cartella contenga l’avviso di pagamento del bollo auto: prima di tale fase, è la Regione a doversi attivare per contestare al contribuente l’omesso versamento.

Anche nel caso in cui la cartella segua una multa stradale, la sua notifica è nulla senza prima la comunicazione della contravvenzione vera e propria. Con l’unica eccezione in cui il verbale sia stato notificato immediatamente al conducente, mediante pattuglia della polizia presente sul luogo dell’infrazione: in tal caso, infatti, la consegna all’automobilista del predetto verbale costituisce notifica e non c’è bisogno della spedizione a casa della raccomandata. Dunque, il successivo atto che il trasgressore riceverà sarà la cartella di pagamento.

La notifica dell’avviso di pagamento è anche necessaria per consentire al debitore di sollevare eccezioni di merito. Questo perché la cartella di pagamento può essere impugnata solo per «vizi propri», ossia attinenti all’atto redatto dall’Agente della Riscossione; mentre le contestazioni contro la richiesta di pagamento possono essere sollevate entro gli specifici termini stabiliti dalle normative. Ad esempio, se non si impugna la multa entro 30 giorni davanti al giudice di pace, non si può poi contestarla per le medesime ragioni una volta che arriva la cartella di pagamento.

Vi sono ipotesi in cui i Comuni provvedono all’immediata iscrizione a ruolo delle imposte dovute, comunicandole al contribuente già solo con l’invio della cartella di pagamento che, pertanto, diventa il primo atto di cui ha conoscenza il debitore. È il caso, ad esempio, dell’imposta sui rifiuti. Ovviamente, non potendosi parlare di morosità vera e propria, al proprietario dell’appartamento non verranno addebitati costi aggiuntivi come gli oneri di riscossione, sanzioni o more.

Vi è infine il caso del controllo automatico e del controllo formale sulla dichiarazione dei redditi. In tal caso si è posto il problema della necessità della notifica del cosiddetto avviso bonario di pagamento prima della cartella. Solo di recente la Cassazione si è schierata a favore della tesi pro-contribuente, sostenendo la nullità della notifica della predetta cartella senza il previo avviso. L’avviso bonario diventa necessario tutte le volte in cui vi siano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, nel qual caso è necessario invitare il contribuente a fornire chiarimenti e a difendersi in anticipo; al contrario, in caso di vizi macroscopici, si può procedere immediatamente all’iscrizione a ruolo delle somme e alla notifica della cartella senza il previo avviso bonario (leggi: Cartella nulla senza avviso bonario se c’è incertezza).

L’avviso bonario (o meglio detto «comunicazione di irregolarità») è l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate formalizza l’esito di un controllo automatico, della dichiarazione Iva o dei redditi (mod. Unico o 730), o di un controllo formale della dichiarazione dei redditi qualora siano emersi degli errori.

Essa contiene, oltre all’invito a fornire eventuali chiarimenti, la richiesta di pagare quanto evidenziato come maggiore debito o minore credito: nel caso il contribuente adempia entro i termini indicati, ottiene una riduzione delle sanzioni applicabili; diversamente, le somme dovute sono iscritte a ruolo ed è avviata l’ordinaria procedura di riscossione attraverso l’emissione della cartella di pagamento.

Secondo alcuni giudici l’avviso bonario può essere impugnato davanti alla Commissione Tributaria (la tesi però non è condivisa da tutti).

Cosa può fare il contribuente?

Una volta esaminato il contenuto della comunicazione ricevuta con l’avviso bonario, il contribuente può:

  • riconoscerne la validità, decidendo di pagare quanto richiesto e usufruendo di una riduzione della sanzione applicabile;
  • contestare gli addebiti, fornendo i chiarimenti e i documenti a sostegno del proprio operato agli uffici, che valuteranno se rettificare o meno la comunicazione, tramite autotutela.

Se il contribuente rimane inerte, l’Agenzia delle Entrate iscrive direttamente nei ruoli l’imposta maggiorata della sanzione pari al 30% e degli interessi in misura pari al 4% annuo, calcolati a partire dal giorno successivo a quello di scadenza del pagamento e fino alla data di consegna al concessionario dei ruoli nei quali tali imposte sono iscritte. Successivamente viene notificata la relativa cartella di pagamento per il recupero delle somme complessivamente dovute.

Quando non c’è bisogno di notificare la cartella

All’opposto di quanto abbiamo detto finora, vi sono casi in cui il pignoramento avviene senza la previa notifica della cartella di pagamento che, pertanto, non sarà mai consegnata al contribuente. Si tratta dei casi in cui l’Agenzia delle Entrate emette il cosiddetto accertamento esecutivo.

Sulla base del titolo esecutivo rappresentato dall’avviso di accertamento, in via ordinaria, l’Agente della riscossione può procedere ad espropriazione forzata decorsi 180 giorni dall’affidamento senza la preventiva notifica della cartella di pagamento. L’Agente è tenuto soltanto a notificare un’informativa al contribuente con cui gli comunica di avere preso in carico le somme per la riscossione. Tale comunicazione avviene con raccomandata semplice spedita all’indirizzo presso cui, in precedenza, è stato notificato l’accertamento.

note

[1] Cass. sent. n. 5394 del 18.03.2016.

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