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Le Guide Debiti, come difendersi

Le Guide Pubblicato il 15 marzo 2017

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> Le Guide Pubblicato il 15 marzo 2017

Tutti i metodi per risolvere i problemi con i creditori ed evitare di subire il pignoramento della casa, dello stipendio, del conto o della pensione: le soluzioni “legali”.

Su internet, è vero, si trovano soluzioni a tutti i problemi ed è facile incappare in qualche tutorial che ti spiega come difendersi dai debiti; però è anche vero che il diritto, che per sua natura è «generale e astratto», non contiene risposte uguali per tutti. Ogni caso ha le sue soluzioni che impongono approcci differenti e valutazioni ponderate perché, spesso, la scelta di una strada sbagliata può comportare conseguenze ben peggiori rispetto al problema dal quale ci si vuole liberare. Per cui, se hai contratto troppe obbligazioni e ora non riesci a farvi fronte, questa guida non potrà rispondere, in modo definitivo e univoco, al tuo legittimo dubbio su come difendersi dai debiti, ma quantomeno tenterà di elencare le soluzioni più comuni e i rischi che ognuna di essa presenta.

Difendersi dai debiti con il Fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale è utilizzato per tutelare la casa e gli altri immobili dal rischio di pignoramento. Difatti, il creditore non può pignorare i beni inseriti nel fondo patrimoniale se sapeva, al momento in cui è sorta l’obbligazione, che il debito è stato contratto per esigenze estranee al nucleo familiare. Volendo semplificare, ciò significa che tutte le obbligazioni sorte per esigenze di famiglia (l’acquisto della casa, l’avvio dell’attività lavorativa e il pagamento delle relative tasse, le spese di condominio o quelle universitarie per i figli) danno diritto al creditore di pignorare la casa nel fondo patrimoniale. In pratica, il fondo patrimoniale tutela solo dalle spese di natura voluttuaria o contratte per scopi speculativi. La Cassazione ha ampliato notevolmente il concetto di «spese contratte per esigenze della famiglia» sino a rendere del tutto inutile l’istituzione di un fondo patrimoniale per il piccolo risparmiatore (leggi Abolito di fatto il fondo patrimoniale).

Il fondo è peraltro revocabile entro 5 anni dalla sua costituzione, per debiti anteriori al fondo stesso, se il creditore dimostra che il debitore non ha altri beni (verosimilmente immobili) da pignorare e di pari valore.

Inoltre, con una nuova legge, si è reso pignorabile il fondo patrimoniale, anche senza revocatoria, se il pignoramento viene iscritto nei pubblici registri entro 1 anno dalla costituzione del fondo medesimo.

Alla luce di ciò, il fondo patrimoniale non si può più considerare una soluzione valida per difendersi dai debiti.

Donazioni e vendita dei beni

Molti debitori ritengono che spogliarsi dei propri beni, vendendoli o donandoli, possa essere una soluzione per difendersi dai debiti. In verità, anche questi atti possono essere revocati entro 5 anni dal loro compimento se si dimostra che:

  • il debitore non ha altri beni da pignorare e che, pertanto, ha ceduto i beni in malafede;
  • (solo nel caso di vendita) l’acquirente era consapevole dei debiti del venditore.

Nel caso di donazione, poi, così come per il fondo patrimoniale, il creditore non ha bisogno di esercitare l’azione revocatoria se iscrive il pignoramento entro 1 anno dalla trascrizione dell’atto notarile di donazione. Il che rende la donazione pienamente attaccabile.

Inoltre, donazione e vendita sono atti che “costano” sia in termini di tasse che di compensi al notaio. È quindi bene procedere con cautela.

Se il creditore è l’erario e il debito è in materia di Irpef o Iva e supera 50mila euro, al debitore che vende o dona i propri beni può essere contestato il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Se ci si vuole difendere dai debiti, quindi, è necessario effettuare vendite e donazioni prima ancora che il debito sorga: solo così l’atto è valido e non può essere né contestato, né revocato.

Difendersi dai debiti con la legge salva suicidi

Con una recente legge [1] è data la possibilità, a chi è sopraffatto dai debiti, di accedere alla cosiddetta procedura di sovraindebitamento. Essa consente di ridurre drasticamente la propria esposizione debitoria sia quando il creditore è un solo soggetto, sia quando siano più di uno.

Si può accedere a tale beneficio solo a condizione che i debiti siano stati contratti non per propria colpa e senza “recidiva”. Inoltre la procedura è possibile tanto nell’ipotesi in cui il creditore sia un soggetto pubblico (ad esempio, l’Agente della riscossione), quanto in quella in cui sia un soggetto privato (ad esempio una banca). L’importante è dimostrare che, anche con tutta la buona volontà, non è possibile pagare l’intero debito. Non rileva che il creditore sia uno soltanto o una pluralità.

Questa procedura – meglio nota come «fallimento del consumatore» – può riguardare:

  • il privato che ha contratto troppi debiti nell’ambito della propria vita quotidiana (per esempio finanziarie, affitto, utenze, ecc.): in tal caso, meglio noto come piano del consumatore, l’interessato si rivolge al tribunale mediante uno degli organismi di composizione della crisi (anche un professionista) e presenta un programma di pagamento “a saldo e stralcio” e/o dilazionato. Il giudice valuta la meritevolezza del richiedente ed eventualmente accorda l’autorizzazione con il taglio del debito che, in alcuni casi, ha raggiunto anche l’80%;
  • l’imprenditore che, non potendo chiedere il fallimento perché troppo piccolo, artigiano o agricolo, ha contratto debiti (anche fiscali) nell’ambito della propria attività: in tal caso, meglio noto come accordo con i creditori, il debitore presenta un programma di liquidazione – sempre tramite un organismo di composizione della crisi – ai creditori; se il 60% di questi lo approva il giudice lo vidima e ne prende atto, autorizzando la procedura.

Evitare il pignoramento del conto corrente

Se il debito è ormai già definitivo e non puoi più contestarlo, puoi salvare parzialmente il conto corrente dal pignoramento integrale solo a condizione che questo sia di appoggio per il pagamento di pensione o stipendi. Difatti, solo in tali casi il creditore può pignorare:

  • solo le somme che superano il triplo dell’assegno sociale (1.345,56 euro): se il debitore lascia il conto con un saldo inferiore o, addirittura “a zero”, non può subire il pignoramento;
  • per i successivi importi accreditati a titolo di stipendio o pensione, il pignoramento si estende fino a massimo un quinto.

In ogni caso, se si cointesta il conto a un’altra persona il pignoramento non può essere superiore alla metà.

Se il conto corrente è “affidato” – ossia vi è apertura di credito – e il correntista usa il conto nei limiti di tale credito offertogli dalla banca, esso non è pignorabile. Vedi sul punto Come evitare il pignoramento del conto corrente.

Separazione con la moglie o il marito

C’è chi, per tutelarsi dai debiti, fa la separazione dei beni con il proprio coniuge (recandosi dal notaio) o, addirittura, simula un procedimento di separazione legale consensuale e intesta tutti i beni al proprio coniuge. Anche quest’atto però, entro massimo cinque anni, può essere oggetto di revocatoria se simulato.

Cointestare i beni

Un bene che appartiene a più di una persona può essere sì pignorato, ma l’eventuale ricavato dalla vendita forzata dovrà essere diviso con i contitolari. Si pensi al caso di un terreno di proprietà di tre persone: se una di queste è debitrice di una banca, il creditore può mettere all’asta l’immobile ma il ricavato dalla vendita dovrà essere diviso in tre parti uguali, due delle quali restituite agli altri contitolari, mentre la terza potrà essere assegnata alla banca.

Accordo con i creditori e saldo e stralcio

Di questi tempi è assai difficile recuperare i crediti. Complici i lunghi tempi delle cause e l’aleatorietà delle procedure esecutive, i creditori sono più inclini a trovare un accordo con il debitore piuttosto che tentare lo scontro diretto. Tutto sta nel trovare il giusto equilibrio tra le parti che, specie in presenza di una contestazione da parte di chi deve pagare, è facile quando c’è buona volontà di “transigere”. Il consiglio forse più giusto, per chi si vuole difendere dai debiti, è proprio quello di contattare il creditore e tentare un accordo di «saldo e stralcio» e/o con una dilazione di pagamento. Attenzione però: chi intende contestare il credito e tuttavia scriva al creditore chiedendogli di “avere pazienza” sta anche ammettendo il proprio debito.

La prescrizione

Ultimo consiglio: prima di accingervi a pagare verificate quanto tempo ancora manca per la prescrizione, nel qual caso potreste liberarvi del problema senza dover corrispondere nulla.

note

[1] L. n. 3/2012.


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