Voucher, abolizione o nuovi limiti?

15 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 marzo 2017



Le nuove norme che limitano l’utilizzo dei buoni lavoro sembrerebbero non bastare a scongiurare il referendum per l’abolizione dei voucher.

Non basta proporre di abbassare i limiti massimi all’utilizzo dei voucher, limiti che arrivano addirittura, in base alla nuova proposta Sacconi, a una soglia di 1500 euro annui per lavoratore. Così come non basta nemmeno aver limitato i buoni lavoro ad alcune attività, espressamente elencate come meramente occasionali, né aver ristretto la platea dei lavoratori che possono essere pagati con i ticket: salvo sorprese dell’ultimo minuto, il referendum per l’abolizione dei voucher si farà il 28 maggio 2017.

Secondo la Cgil, il sindacato che ha promosso l’indizione del referendum, difatti, le proposte di legge volte a limitare l’utilizzo dei voucher non sono sufficienti per evitare gli abusi nell’utilizzo di questo strumento.

Ma che cosa prevedono le due nuove proposte e, soprattutto, i voucher sono davvero così dannosi per i lavoratori? Facciamo un breve punto della situazione.

Voucher per le imprese: nuovi limiti

Secondo la prima proposta di modifica della normativa sui voucher, le imprese con almeno un dipendente non potranno più utilizzare alcun buono per retribuire i lavoratori.

Anche per le aziende a cui sarà consentito l’impiego dei voucher ci saranno, comunque, forti limiti: il valore complessivo delle prestazioni di lavoro retribuite con i buoni, difatti, non potrà superare 3.000 euro annui.

Il valore orario dei ticket per le imprese, poi, sarà pari a 15 euro anziché a 10, come ora.

Voucher: per quali lavoratori

Sarà poi notevolmente ristretta la platea dei lavoratori che potranno essere retribuiti con i buoni. Tra questi rientreranno:

  • studenti;
  • pensionati;
  • disoccupati;
  • disabili;
  • soggetti in situazioni di disagio sociale;
  • extracomunitari con permesso di soggiorno e in stato di disoccupazione da oltre sei mesi.

Voucher: per quali attività

Nell’ultima proposta di legge sono state previste anche delle limitazioni riguardo alle attività da retribuire con i buoni lavoro.

I ticket, in particolare, potranno essere utilizzati soltanto per retribuire le attività meramente occasionali, che sono espressamente elencate nella bozza di legge.

Tra queste abbiamo, ad esempio, i piccoli lavori domestici a carattere straordinario e l’insegnamento privato supplementare; insomma, i voucher dovrebbero tornare alla loro funzione originaria, cioè quella di regolarizzare quelle attività che altrimenti non sarebbero coperte in alcun modo, come le ripetizioni o la prestazione della babysitter chiamata occasionalmente.

Voucher: limiti per il lavoratore

La prima proposta di modifica dei voucher prevede il ritorno al vecchio limite massimo di 5.000 euro annui per lavoratore: in parole semplici il lavoratore non potrà ricevere, in buoni lavoro, un importo superiore a 5.000 euro nell’anno. Questo importo dovrebbe abbassarsi, addirittura, a 1.500 euro, secondo la nuova proposta del presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi.

In base a quanto osservato, appare chiaro che le nuove proposte rappresentino una vera e propria “lotta ai voucher”, volta a restituire a questi strumenti la loro vera natura, cioè quella di “copertura” dei lavori marginali.

Le proposte, però, hanno anche lo scopo di non eliminare questo strumento, comunque utile ad offrire una tutela, seppur minima, a quei lavori che, in assenza dei buoni, sarebbero svolti in nero. In pratica, le nuove norme servirebbero a “scongiurare” le conseguenze del referendum indetto dalla Cgil per abolire totalmente i voucher.

Voucher: le limitazioni esistenti

Peraltro, per evitare gli abusi nell’utilizzo dei buoni lavoro esistono già delle limitazioni e delle pesanti sanzioni, che sono previste sia nel caso in cui il voucher non sia attivato (maxisanzione per il lavoro nero), sia nel caso in cui non siano comunicati all’ispettorato del lavoro la data e l’orario di inizio e termine della prestazione e il luogo di suo svolgimento (quest’obbligo è previsto, però, solo per professionisti e imprese). Secondo le nuove proposte, poi, l’utilizzo improprio del buono lavoro sarà soggetto a una sanzione da 600 a 3.600 euro e farà scattare la trasformazione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Secondo la Cgil, comunque, vecchie e nuove limitazioni non bastano a evitare gli abusi: l’unico rimedio è l’abolizione dello strumento, che dà luogo, peraltro, a delle tutele molto limitate.

Voucher: come funzionano

Effettivamente, le tutele offerte dai buoni lavoro non sono molto estese; allo stato attuale, ogni buono ha il valore orario di 10 euro, che sono così suddivisi:

  • 7,50 euro vanno al lavoratore, come retribuzione, esente da tassazione;
  • 1,30 euro vanno alla Gestione separata dell’Inps come contributi Ivs (cioè per l’assicurazione invalidità-vecchiaia-superstiti, in pratica per la pensione);
  • 50 centesimi vanno all’Inps per la gestione del servizio;
  • 70 centesimi vanno all’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni.

In pratica, i voucher offrono la sola assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e consentono di accantonare qualche contributo per la pensione, senza offrire, però, alcuna tutela in termini di malattia, maternità e disoccupazione.

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