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Lo sai che? Incidente in due sul motorino: al passeggero spetta il risarcimento?

Lo sai che? Pubblicato il 15 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 marzo 2017

Se il passeggero trasportato di dietro sul motorino cade a seguito di un incidente e il mezzo non era omologato per due c’è il concorso di colpa e il conducente è parzialmente responsabile.

Se sul motorino salgono in due, nonostante la mancata omologazione del mezzo per il trasporto di passeggeri, in caso di incidente stradale l’assicurazione non può rifiutarsi di risarcire chi stava di dietro. Difatti, è anche responsabilità del conducente – oltre che del passeggero stesso, che ha accettato il rischio – l’aver messo in circolazione il mezzo in condizioni di insicurezza. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Un esempio renderà più agevole comprendere il principio espresso dai giudici supremi e servirà a chiarire il dubbio se, in caso di incidente in due sul motorino, al passeggero di dietro spetta il risarcimento.

Immaginiamo un ragazzo che chieda un passaggio a un amico sul suo motorino; quegli gli fa presente che il mezzo è omologato per una sola persona – il conducente – e che se li ferma la polizia potranno essere problemi per entrambi. Ma questo insiste e, alla fine, la vince. Il passeggero di dietro indossa il casco, ma ciò non serve a salvarlo da un incidente che i due fanno a causa di un’auto contro cui vanno a sbattere per distrazione del guidatore. Così il passeggero, dopo aver portato diverse contusioni al braccio, chiede il risarcimento del danno all’assicurazione dell’amico proprietario del motorino. L’agente dell’ufficio liquidazione sinistri, tuttavia, gli fa presente che la polizza non copre gli incidenti fatti in violazione delle norme di sicurezza, tra cui l’aver adibito il mezzo a trasporto di persone oltre a quelle consentite dall’omologazione. Chi dei due ha ragione?

Secondo la sentenza in commento, il fatto che il trasporto di un passeggero sul ciclomotore sia vietato non comporta l’opponibilità al terzo trasportato delle condizioni di polizza che escludono la copertura assicurativa. Dunque, l’infrazione del divieto di trasportare un passeggero sul ciclomotore non può dar luogo a responsabilità esclusiva del trasportato, ma ben si può parlare di concorso di colpa. Questo perché, nonostante il passeggero, con il proprio comportamento, abbia concorso al proprio stesso danno (insistendo per essere trasportato nonostante il divieto), il proprietario del ciclomotore resta comunque responsabile per «la messa in circolazione di un veicolo in condizioni di insicurezza».

Insomma, in questi casi al passeggero spetta un risarcimento in misura ridotta, poiché la responsabilità viene divisa in due:

  • in parte al conducente, per aver accettato di prendere sul motorino un amico, pur non potendolo fare, così violando le norme sulla sicurezza;
  • in parte al passeggero, per aver accettato il rischio di circolare su un mezzo non omologato per due.

note

[1] Cass. sent. n. 6481/17 del 14.03.2017.

Autore immagine 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 1° dicembre 2016 – 14 marzo 2017, n. 6481
Presidente Chiarini – Relatore Sestini

Fatti di causa

M.G. riportò lesioni personali a seguito di un sinistro stradale in cui erano rimasti coinvolti il ciclomotore sul quale era trasportato, di proprietà di P.F. e condotto da P.D. , e l’autovettura condotta dal proprietario S.C. ; agì pertanto per il risarcimento dei danni convenendo in giudizio i predetti P. e il S. nonché le rispettive compagnie assicuratrici, Assicuratrice Levante Norditalia s.p.a. (poi Carige Ass.ni) e Sara Assicurazioni.
Il giudice di prime cure rigettò la domanda, con sentenza che è stata confermata dalla Corte di Appello di Lecce, Sez. Dist. di Taranto sul rilievo che la presenza “irregolare” del M. sul ciclomotore aveva inciso in modo determinante sul sinistro, sì da assorbire ogni altra responsabilità ex art., 1227, 2 co. c.c..
Ricorre per cassazione il M. , affidandosi a due motivi; resiste la sola Sara Assicurazioni a mezzo di controricorso.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo (“erronea applicazione dell’art. 170, II C.d.S.”, “violazione e falsa applicazione dell’art. 1372 cod. civ., nonché erronea applicazione dell’art. 1227, II comma cod. civ.” e “violazione e falsa applicazione degli artt. 2054 e 2055 cod. civ…. anche con riguardo alle prescrizioni di cui all’art. 2697 cod. civ.”), il ricorrente deduce che:
– la circostanza che il trasporto di un passeggero sul ciclomotore sia vietato non comporta l’opponibilità al terzo trasportato delle condizioni di polizza che escludono la copertura assicurativa;
– l’infrazione del divieto di trasportare un passeggero sul ciclomotore non può dar luogo a responsabilità civile, esclusiva o concorrente, del trasportato “nel caso in cui nel suo processo causativo l’infrazione medesima non trovi utile inserimento”;
– non risulta fornito alcun elemento atto a giustificare l’applicazione dell’art. 1227, 2 co. c.c.;
– al terzo trasportato giova la presunzione di cui all’art. 2054, 2 co. c.c. nei confronti di entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti, con consequenziale applicazione della solidarietà prevista dall’art. 2055 c.c..
2. Il secondo motivo prospetta “insufficiente e (per certi versi) contraddittoria motivazione in merito alla ricostruzione del fatto e all’assolvimento dell’onere probatorio a carico dell’attore, nonché “omessa motivazione circa l’asserita non considerata attendibilità degli apporti probatori forniti dall’escussione testimoniale”.
3. Rilevata l’inammissibilità del secondo motivo (che prospetta un vizio motivazionale ai sensi del vecchio testo dell’art. 360, 1 comma, n. 5 c.p.c., non più applicabile ratione temporis), ritiene il Collegio che il primo motivo meriti accoglimento sulla base delle seguenti considerazioni:
– in tema di responsabilità civile, il danneggiato a seguito di un incidente stradale in cui sia rimasto coinvolto come trasportato a titolo di cortesia può chiedere il risarcimento invocando la presunzione di colpa di cui all’art. 2054 c.c. nei confronti dei conducenti e/o proprietari dei veicoli coinvolti, salvi gli effetti dell’azione di regresso nei rapporti interni fra gli stessi;
– la circostanza che il trasportato abbia concorso a causare il sinistro non può comportare – per ciò solo – l’esclusione di responsabilità dei conducenti coinvolti (oltreché dei proprietari dei relativi mezzi), ove non risulti esclusa qualunque loro condotta colposa, sì da poter imputare il danno alla sola responsabilità del trasportato;
– ove ricorrano gli estremi di un concorso colposo fra trasportato e conducente/i coinvolto/i, potrà eventualmente trovare applicazione il paradigma di cui all’art. 1227, 1 co. c.c. (cfr. Cass. n. 10526/2011: “qualora la messa in circolazione di un veicolo in condizioni di insicurezza (nella specie, un ciclomotore con a bordo tre persone, di cui uno minore d’età, in violazione dell’art. 170 cod. strada) sia ricollegabile all’azione o omissione non solo del conducente – il quale prima di iniziare o proseguire la marcia deve controllare che questa avvenga in conformità delle normali norme di prudenza e sicurezza ma anche del trasportato, il quale ha accettato i rischi della circolazione, si verifica un’ipotesi di cooperazione colposa dei predetti nella condotta causativa del fatto evento dannoso. Pertanto, in caso di danni al trasportato medesimo, sebbene la condotta di quest’ultimo non sia idonea di per sé ad escludere la responsabilità del conducente, né a costituire valido consenso alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili, essa può costituire nondimeno un contributo colposo alla verificazione del danno, la cui quantificazione in misura percentuale è rimessa all’accertamento del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato”; (cfr. anche Cass. n. 11947/2006 e Cass. n. 11698/2014).
3.1. La sentenza va dunque cassata, con rinvio al giudice di merito perché rivaluti la vicenda alla luce dei principi sopra richiamati.
4. Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

la Corte accoglie il primo motivo, dichiarando inammissibile il secondo, cassa e rinvia, anche per le spese di lite, alla Corte di Appello di Lecce, Sez. Dist. di Taranto, in diversa composizione.

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