HOME Articoli

Lo sai che? Finanziamenti dei soci in contanti: accertamento fiscale

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

Servono elementi gravi, precisi e concordanti per accertare che i finanziamenti dei soci siano ricavi non dichiarati: prova contraria in capo al contribuente.

E’ nullo l’avviso di accertamento notificato sulla mera presunzione che i finanziamenti in contanti, effettuati dai soci, siano ricavi non dichiarati. L’Agenzia delle Entrate deve indicare gli elementi gravi, precisi e concordanti in base ai quali ha accertato che i finanziamenti costituiscano ricavi in nero non contabilizzati.

A fronte di tali elementi, spetta poi al contribuente fornire all’Amministrazione finanziaria la prova contraria.

È quanto affermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone [1].

L’ufficio finanziario non può far ricadere direttamente sul contribuente l’onere di provare l’effettività dei finanziamenti dei soci. La Cassazione [2] ha infatti chiarito più volte che il giudice deve valutare la prova contraria offerta dal contribuente solo nel caso in cui l’Ufficio abbia assolto all’onere, sullo stesso incombente in via primaria, di fondare l’accertamento su elementi presuntivi dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza. 

Come noto, l’Agenzia delle Entrate procede all’accertamento del reddito di impresa, attraverso il metodo induttivo, sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili in quanto esistenti e di avvalersi anche di presunzioni [3]:

  • quando il reddito d’impresa non è stato indicato nella dichiarazione;
  • quando dal verbale di ispezione risulta che il contribuente non ha tenuto o ha comunque sottratto all’ispezione una o più delle scritture contabili o quando le scritture medesime non sono disponibili per causa di forza maggiore;
  • quando le omissioni e le false o inesatte indicazioni accertate o le irregolarità formali delle scritture contabili risultanti dal verbale di ispezione sono così gravi, numerose e ripetute da rendere inattendibili nel loro complesso le scritture stesse per mancanza delle garanzie proprie di una contabilità sistematica. Le scritture ausiliarie di magazzino non si considerano irregolari se gli errori e le omissioni sono contenuti entro i normali limiti di tolleranza delle quantità annotate nel carico o nello scarico e dei costi specifici imputati nelle schede di lavorazione;
  • quando il contribuente non ha dato seguito agli inviti disposti dagli uffici;
  • in caso di omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, nonché di infedele compilazione dei predetti modelli che comporti una differenza superiore al 15 per cento, o comunque ad euro 50.000, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione.

Dunque, l’Agenzia delle Entrate ha, per prima, l’onere di fornire gli elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti su cui ha fondato l’accertamento analitico-induttivo dei ricavi non dichiarati.  Tale presunzione può poi essere superata dalla prova contraria offerta dal contribuente.

E’ pertanto nullo l’avviso di accertamento che parte dalla considerazione che i finanziamenti erogati dai soci siano ricavi extracontabili, ribaltando automaticamente sul contribuente l’onere di provare il contrario di tale assunto, senza alcun indizio che avvalori tale presunzione, se non l’esistenza dei finanziamenti stessi così come attinti dalle scritture contabili.

Finanziamenti dei soci in contanti

Secondo la sentenza in questione, i finanziamenti effettuati dai soci non possono essere ritenuti extracontabili dal Fisco solo perché eseguiti in contanti, quindi senza una precisa tracciabilità. Ciò in quanto, in tema di operazioni in contanti, la prova può e deve necessariamente essere indiziaria, non essendo consentito provare (né quindi pretendere) la piena tracciabilità delle somme.

Nel caso di specie il socio ha provato che le somme versate, in contanti, a favore della società erano state anticipate dai genitori. La dimostrazione della provenienza di tali somme è stata  fornita allegando la scrittura privata tra le parti e i conti correnti bancari, su cui giacevano tali disponibilità finanziarie.

note

[1] CTP Frosinone sent. n. 73/04/17.

[2] Cass. sentt. n. 16980/2015, n. 23550/2014 e n. 9784/2010.

[3] Art. 39c c. 2 DPR 600/1973.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI