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Lavoratore reperibile oltre l’orario di lavoro: va pagato

25 Marzo 2017 | Autore:
Lavoratore reperibile oltre l’orario di lavoro: va pagato

Quando il lavoratore è reperibile anche dopo l’orario deve percepire una specifica retribuzione.

Accade spesso che il lavoratore debba essere rintracciabile dal datore anche quando ha terminato l’orario di lavoro: in questi casi – si parla a riguardo di reperibilità –  il dipendente che risponde alla chiamata e si reca sul posto di lavoro per eseguire la prestazione richiestagli dal datore ha diritto ad un compenso aggiuntivo.

La reperibilità del lavoratore

La reperibilità del lavoratore anche dopo l’orario lavorativo deve nascere da un accordo fra il datore di lavoro ed il dipendente: con questa clausola si stabilisce che il lavoratore assume l’impegno ad essere disponibile a recarsi sul posto di lavoro anche dopo la fine del turno per svolgere atti urgenti e non rimandabili che il datore gli indica volta per volta.  In genere è richiesto che la chiamata del datore sia motivata da ragioni di assoluta urgenza.

L’accordo in questione può essere anche orale: tuttavia, la forma scritta è raccomandata al fine di provare la sussistenza del patto.

La reperibilità oltre l’orario lavorativo va retribuita: il compenso per la rintracciabilità del lavoratore si chiama indennità di reperibilità ed è generalmente determinata dai contratti collettivi. Quando il contratto collettivo non prevede la reperibilità, l’accordo fra datore e lavoratore riguarda anche la misura dell’indennità.

Nei casi in cui la reperibilità è prevista dal contratto collettivo ma il datore non la sfrutta e, dunque, non effettua la chiamata del lavoratore, quest’ultimo avrà diritto all’indennità in misura ridotta prevista dalla contrattazione collettiva.

La reperibilità è tipica di alcune categorie professionali: si pensi ai medici, agli infermieri, ai tecnici specializzati, ai Vigili del fuoco.

Differenza con lo straordinario

La reperibilità non è lavoro straordinario: nella prima, infatti, il lavoratore è a disposizione della chiamata del datore di lavoro, ma non è tenuto a rimanere in azienda o nelle sue pertinenze come accade invece per lo straordinario. Nei contratti collettivi, infatti, la reperibilità è considerata un obbligo accessorio rispetto a quello di svolgere le mansioni per cui si è stati assunti.

La reperibilità non può, in ogni caso, escludere il diritto al riposo settimanale del lavoratore.



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