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Lo sai che? Perché il patto commissorio è vietato

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

È nullo il patto con cui le parti stabiliscono che, in caso di inadempimento, i beni dati in garanzia passino direttamente al creditore. Ecco il motivo.

Quando una persona si indebita con un’altra le parti possono convenire che, a garanzia del debito, uno o più beni del debitore siano dati in pegno o ipotecati. Se il debito non è pagato, la legge prevede che le cose date in garanzia siano vendute, con il creditore che si soddisfa sul ricavato della vendita stessa. Al contrario, le parti non possono stabilire che, in caso di mancato adempimento del debito, i beni dati in pegno o ipotecati passino direttamente nella proprietà del creditore. Un patto siffatto (patto commissorio) è infatti espressamente vietato dalla legge. 

Cos’è il patto commissorio

Il nostro codice civile afferma espressamente che «è nullo il patto con il quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore. Il patto è nullo anche se posteriore alla costituzione dell’ipoteca o del pegno» [1]. La norma citata sancisce il cosiddetto divieto di patto commissorio.

Si pensi ad una persona che si indebiti con un’altra e, a garanzia di questo debito, costituisca un pegno o un’ipoteca sui beni di sua proprietà. La legge prevede che, se il debito non viene pagato entro il termine stabilito, il creditore potrà iniziare l’azione esecutiva. In questo modo, i beni dati in pegno o ipotecati verranno venduti e il ricavato della vendita andrà a soddisfare integralmente le ragioni del creditore. Quello descritto è, per sommi capi, il procedimento esecutivo che la legge impone di seguire in caso di inadempimento del debitore.

Il legislatore, vieta, al contrario, il patto commissorio. Con questo accordo, infatti, le parti convengono che, in caso di inadempimento del debitore, il bene concesso in garanzia debba passare direttamente nella proprietà del creditore, anziché seguire la normale procedura esecutiva descritta in precedenza.

Perché il patto commissorio è vietato

Non esiste una sola ragione che abbia indotto il legislatore a prevedere il divieto in parola. Innanzitutto, sulla scia di quanto si è detto in precedenza, la giustificazione del divieto va ricercata nel fatto che il creditore non può farsi giustizia da sé, ma deve necessariamente seguire il meccanismo previsto dalla legge per soddisfare il suo diritto. In pratica, egli non può stipulare un accordo col debitore che gli consenta di recuperare quanto gli spetti senza seguire la procedura esecutiva imposta dalla legge. Il divieto di farsi giustizia da sé è infatti un principio cardine nel nostro ordinamento, teso a consentire una convivenza pacifica e quanto più ordinata.

Un’altra funzione del divieto di patto commissorio viene individuata, dalla giurisprudenza, nella tutela del debitore. Con la pattuizione in esame, infatti, quest’ultimo subirebbe un’ingiusta coazione psicologica da parte del creditore, che lo costringerebbe a stipulare il patto approfittando del suo bisogno immediato di denaro. In pratica, facendo leva sulle difficoltà economiche del debitore, il creditore obbliga quest’ultimo a stipulare un accordo sostanzialmente iniquo. Per dimostrare tale iniquità, la giurisprudenza opera sostanzialmente una comparazione tra il valore del bene dato in garanzia e quello del debito garantito. Se il bene dato in pegno o ipotecato vale molto di più del credito vantato, è chiaro che il debitore è stato vittima di una pattuizione ingiusta e sproporzionata a suo svantaggio, con il creditore che ha approfittato del suo bisogno di liquidità.

Altra ragione giustificativa del divieto di patto commissorio viene individuata nella tutela della cosiddetta «par condicio creditorum». Come si sa, quando viene avviata una procedura esecutiva, esiste il principio per cui tutti i creditori hanno un eguale diritto di soddisfarsi sui beni del debitore, a meno che alcuni di essi non siano in possesso di legittime cause di prelazione (che consentono loro di soddisfarsi prima degli altri). Ebbene, il patto commissorio violerebbe il principio appena esposto, in quanto un creditore sarebbe illegittimamente preferito agli altri, anche al di là di legittime cause di prelazione.

Come può evincersi, dunque, non esiste una sola ragione a giustificazione del divieto di patto commissorio. La giurisprudenza attualmente prevalente, infatti, tende ad individuare il fondamento dell’art. 2744 c.c. nell’insieme di tutte le motivazioni appena descritte.

note

[1] Art. 2744 cod. civ.


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