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Lo sai che? Risarcimento danno alla salute dei congiunti: in quanto si prescrive?

Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2017

 Il diritto al risarcimento in favore delle vittime secondarie del danno alla salute patito dal loro prossimo congiunto si prescrive in 10 o in 5 anni?

La questione della responsabilità del medico può riguardare sia il rapporto diretto medico-paziente sia i rapporti afferenti medico, paziente e struttura, sia pubblica che privata, all’interno della quale il professionista svolge la propria prestazione professionale.

A livello giurisprudenziale e dottrinale si è affermato, almeno inizialmente, in campo medico l’orientamento della cosiddetta doppia responsabilità, vale a dire:

  1. la responsabilità contrattuale della struttura, perché tra l’ente ed il paziente è stato stipulato un contratto avente ad oggetto la prestazione sanitaria di cui il paziente necessita;
  2. la responsabilità extracontrattuale del medico, in quanto il professionista è stato considerato terzo rispetto ai due contraenti.

Per poter garantire ai pazienti un maggior grado di tutela, si è tuttavia successivamente consolidando l’orientamento giurisprudenziale che tende a ricondurre ai principi della responsabilità contrattuale anche l’illecito compiuto dal medico dipendente della struttura sanitaria [1].

Si è, infine, giunti a sostenere il carattere contrattuale della responsabilità del medico in base al fatto che l’obbligazione gravante sul professionista dipendente deriva da un contratto sociale con il paziente, con il conseguente nascere in quest’ultimo di un affidamento nella corretta esecuzione della prestazione professionale [2].

Nel caso in cui siano gli eredi o i famigliari del paziente a dover promuovere un’azione diretta al risarcimento dei danni per responsabilità del medico, la giurisprudenza ha affermato che la natura della pretesa risarcitoria non muta la propria qualificazione giuridica per essere esercitato dagli stessi anziché dal diretto interessato, poiché esso trae fondamento non già da un contratto, ma da un contatto sociale che estende i propri effetti protettivi anche ai terzi [3].

Si può, dunque, affermare che, in linea di principio, gli eredi o i familiari possono far valere una responsabilità di tipo contrattuale nei confronti del medico e della struttura sanitaria indi soggetta al regime di prescrizione ordinaria [4]. È, tuttavia, opportuno segnalare che il dibattito sulla natura della responsabilità medica – contrattuale o extracontrattuale – potrebbe avere un nuovo impulso per effetto dell’introduzione nel nostro ordinamento del cosiddetto Decreto Balduzzi [5] in forza del quale l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di risarcimento [6]. Nei casi, pertanto, di colpa lieve non rilevanti penalmente, per i quali cioè si fa riferimento al comportamento del medico gravato da dolo o dalla colpa grave, il nostro legislatore sembrerebbe voler ricondurre nuovamente la disciplina in oggetto nell’ambito della responsabilità extracontrattuale con conseguente coinvolgimento anche del titolo risarcitorio che gli eredi del de cuius potrebbero far valere in giudizio (fattispecie che avrebbe dunque riflessi anche sul piano del regime della prescrizione applicabile di natura che ritornerebbe quinquiennale [7]. Le pronunce giurisprudenziali sino ad ora formulate sembrano, tuttavia, propendere per il ridimensionamento della portata del Decreto Balduzzi nei confronti del quale è stata, peraltro, sollevata una questione di legittimità costituzionale [8]. La stessa Suprema Corte di Cassazione ha, seppur incidentalmente, affermato la conservazione del regime di responsabilità contrattuale della responsabilità medica avendo enunciato che il Decreto Balduzzi ha depenalizzato la responsabilità medica in caso di colpa lieve, dove l’esercente l’attività sanitaria si sia attenuto a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica. L’esimente penale non elide, però, l’illecito civile e resta fermo l’obbligo di risarcire il danno secondo la clausola generale del neminem laedere, sia nel diritto positivo, sia con riguardo ai diritti umani inviolabili quale è la salute. La materia della responsabilità civile segue, tuttavia, le sue regole consolidate e non solo per la responsabilità aquiliana del medico ma anche la cosiddetta responsabilità contrattuale del medico e della struttura sanitaria da contatto sociale [9].

In termini analoghi si è recentemente espressa anche la giurisprudenza di merito avendo affermato che il Decreto Balduzzi non avrebbe imposto alcun ripensamento dell’attuale inquadramento contrattuale della responsabilità sanitaria, essendosi invero limitato a determinare solamente un’esimente in ambito penale in relazione al quale varrebbe il termine di prescrizione più lungo, se previsto, da applicarsi per l’esercizio dell’azione civile [10] (per completezza, si segnala tuttavia l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in materia, dal momento che altra giurisprudenza di merito ha invece affermato che in seguito all’entrata in vigore del Decreto Balduzzi la responsabilità del medico nei confronti del paziente dovrebbe essere ricondotta a quella aquiliana [11].

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Leonardo Serra

note

[1] Cass. sent. n. 169 del 2006; Cass. sent. n. 39085 del 2006; Cass. sent. n. 10297 del 28.05.2004,; Cass. sent. n. 3492 dell’11.03.2002,;  Cass. sent. n. 11001 del 14.07.2003; Cass. sent. n. 11316 del 21.07.2003; Cass. sent. n. 7336 del 27.07.1998; Cass. sent. n. 2144 dello 01.03.1988.

[2] Cass. sent.  n. 4792 del 26.02.2013; Cass. sent. n. 589 del 22.01.1999; Cass. sent. n. 23564 dell’11.11.2011; Cass. sent. n. 2334 dello 01.02.2011.

[3] In tal senso Cass. sent. n. 9471 del 19.05.2004; Trib. Pordenone sent. n. 174 dello 02.03.2011.

[4] Art. 2946 cod. civ.

[5] Art. 3 d.l. n. 158 del 13.09.2012.

[6] Art. 2043 cod. civ.

[7] Ex art. 2947 cod. civ.

[8] Trib. Milano del 21.03.2012.

[9] Cass. sent. n. 4030 del 19.02.2013.

[10] Trib. Arezzo del 14.2.2013.

[11] Trib. Enna del 18.05.2013.


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