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Lo sai che? Assistenza malato di Alzheimer, cosa paga il servizio sanitario?

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

Quando il malato di Alzheimer è in uno stadio grave ed ha necessità di assistenza continuativa, l’attività infermieristica della casa di cura si considera sanitarie ed è pertanto a carico del servizio sanitario nazionale (Ssn).

Dopo aver letto la nostra guida sul malato di Alzheimer e su cosa è a carico del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), troverai certamente utile anche la sentenza del Tribunale di Monza, pubblicata di recente [1], secondo cui le RSA (ossia le Residenze sanitarie assistenziali) non possono chiedere ai parenti dell’anziano il pagamento di una retta supplementare solo per via dello svolgimento di attività «socio assistenziali» a beneficio del malato di Alzheimer o comunque affetto da grave demenza senile. Tali prestazioni, in quanto di «rilievo sanitario», restano a carico del Ssn.

La tesi, in realtà, è tutt’altro che nuova e, anzi, è stata già espressa dalla Cassazione [2] e da numerosi tribunali di merito. Risultato: la famiglia del malato di Alzheimer può glissare dinanzi alla richiesta di un versamento supplementare avanzata dalla casa di cura e se quest’ultima agisce in tribunale e magari ottiene un decreto ingiuntivo, l’atto è nullo e può essere impugnato.

Alzheimer, cosa prevede la legge?

Già una legge del 1978 – la cosiddetta «riforma sanitaria» – si è preoccupata di disciplinare (indirettamente) il doloroso capito dell’Alzheimer, attribuendo a tutti i cittadini il diritto alla erogazione gratuita delle prestazioni di carattere sanitario. Nel 1983 [3] una legge ha poi stabilito che «sono a carico del fondo sanitario nazionale gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio assistenziali». È su queste basi normative che è intervenuta la Cassazione: i supremi giudici, interpretando tale norma in senso letterale, hanno ritenuto che gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle assistenziali siano a carico del fondo sanitario. In sostanza, «la norma ha assegnato preminente rilievo alla natura sanitaria (di parte) delle prestazioni erogate, tale da assorbire anche le prestazioni meramente di assistenza e di supporto».

Sempre la Corte Suprema chiarisce che «l’attività prestata in favore di soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer ricoverato in istituto di cura è qualificabile come attività sanitaria, quindi di competenza del Ssn, non essendo possibile determinare le quote di natura sanitaria e detrarle da quelle di natura assistenziale, stante la loro stretta correlazione, con netta prevalenza delle prime sulle seconde, in quanto comunque dirette alla tutela della salute del cittadino (…). Ne consegue la non recuperabilità, mediante azione di rivalsa a carico dei parenti del paziente, delle prestazioni di natura assistenziale erogate dal Comune».

Alzheimer, cosa si deve pagare?

Alla luce di ciò, si deve ritenere che tutte le volte in cui il paziente, malato di Alzheimer, sia in uno stadio molto grave tanto da necessitare di continua assistenza infermieristica e monitoraggio, non avendo alcuna autonomia personale (ad esempio, per mangiare, camminare, andare al bagno o anche solo per girarsi sul letto perché pieno di piaghe da decubito), l’attività prestata dalla causa di cura può definirsi come «prestazioni di carattere prevalentemente sanitario e come tali a carico del servizio sanitario».

La sentenza è estremamente importante. Assai di frequente, infatti, succede che le Rsa chiedano al malato o, al suo decesso, agli eredi, il pagamento di una retta “extra” per le prestazioni assistenziali.

note

[1] Trib. Monza, sent. n. 617/2017.

[2] Cass. sent. n. 4558/2012. Cfr. anche Cass. sent. n. 22776/2016: «nel caso in cui oltre alle prestazioni socio-assistenziali siano erogate prestazioni sanitarie, tale attività, in quanto diretta in via prevalente alla tutela della salute, va considerata comunque di rilievo sanitario e, pertanto di competenza del S.S.N».

[3] Art. 30 legge n. 730/1983.


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1 Commento

  1. Ho avuto il padre ricoverato per alcuni mesi nella fase terminale della sua malattia di Alzheimer.
    Secondo voi quindi, con un contributo di 52 euro al giorno, regione Lombardia, la RSA in cui era ricoverato avrebbe dovuto far fronte a tutte le spese? In che mondo vivete? Avrebbe avuto pannolini in cartongesso, una infermiera per 100 persone, una ausiliaria ogni 10, per cena un biscotto e come lavanderia dei 3 cambi al giorno che faceva due teli cerati…per cortesia, siate un poco seri…dove li prendono le risorse per i 130/140 euro al giorno che costa un soggetto così? Dalle tasse che aumenterebbero a carico dei pochi che le pagano? Vivete nel mondo delle favole…pagato e ben contento di aver disdetto sky, rinunciato ai ristoranti e aver affittato casa sua, prendendo la mamma a vivere con me…ma il servizio che ha avuto è stato di grande dignità.

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