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Lo sai che? Cosa è pignorabile col pignoramento presso terzi?

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

Cos’è e come funziona il pignoramento presso terzi dello stipendio, pensione, conto corrente: tutti i beni che il creditore può pignorare.

Attraverso il pignoramento presso terzi è possibile pignorare tutti i crediti che il debitore vanta nei confronti di altre persone e, anche se i casi tipici sono quelli del conto corrente, dello stipendio e della pensione, sono numerosi i beni aggredibili con questa particolare forma di pignoramento. Vediamo quindi, più nel dettaglio, cosa si può pignorare con il pignoramento presso terzi e, fino a quali limiti, è possibile prelevare il denaro che spetta al debitore.

A che serve il pignoramento presso terzi?

Con il pignoramento presso terzi, il creditore pignora beni di proprietà del debitore, ma che non si trovano materialmente nella sua disponibilità; sicché, se anche l’ufficiale giudiziario si recasse presso il suo domicilio non ve li troverebbe. Si tratta, dunque, di beni che – in attesa di tornare nelle mani del legittimo titolare – sono provvisoriamente detenuti da altre persone (ad esempio, la banca che tiene in deposito i soldi del correntista; il datore di lavoro che matura mensilmente l’obbligo di pagare lo stipendio, l’inquilino che è tenuto a versare il canone di locazione, ecc.).

Ebbene, se fosse possibile disfarsi dei propri beni, anche solo per qualche giorno, lasciandoli nelle mani di altri, sarebbe facile evitare il pignoramento. Invece, attraverso il pignoramento presso terzi il creditore può arrivare a raggiungere anche il denaro o i beni mobili che non si trovano materialmente presso il debitore, pur essendone quest’ultimo il titolare.

Vantaggi e svantaggi del pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi ha un fattore di vantaggio rispetto alle altre forme di pignoramento: il soggetto a cui l’ufficiale ingiunge di consegnare il denaro pignorato (o gli altri beni mobili) non ha un proprio interesse alla conservazione di tale ricchezza poiché non gli appartiene; per lui è assolutamente indifferente consegnare i soldi al suo creditore (il debitore cioè che subisce il pignoramento) o al creditore del suo creditore. E questo agevola di molto le operazioni.

Dall’altro lato, però, il problema storico del pignoramento presso terzi è sempre stato quello di individuare quali beni del debitore fossero nel possesso di terzi e quali fossero questi “terzi”. Facciamo un esempio: nel caso del conto corrente, la difficoltà dei creditori era individuare la banca depositaria del denaro, scoprendo magari, solo in un secondo momento, che il conto era “in rosso”. Stesso discorso per il rapporto di lavoro: chi poteva dire dove lavorava il debitore?

Ebbene, tutti questi problemi sono stati risolti da una recente riforma che attribuisce al creditore due potenti armi:

  • la prima è la cosiddetta anagrafe tributaria: autorizzato dal Presidente del Tribunale, il creditore munito di titolo esecutivo (una sentenza, un decreto ingiuntivo, ecc.) può accedere al database utilizzato dall’Agenzia delle Entrate da cui risultano tutti i redditi percepiti dai contribuenti. Il cervellone rivela quindi anche dove lavora il dipendente, quanto guadagna, se percepisce redditi da locazione, dividendi di società o altre forme di ricchezza;
  • la seconda, simile nel funzionamento alla prima, è l’anagrafe dei rapporti tributari (o anche detta anagrafe dei conti correnti). Anche in questo caso si tratta di un archivio a uso e consumo del fisco, ma dove sono indicati tutti i rapporti bancari intrattenuti dai contribuenti. Chi si affaccia a queste informazioni (anche in questo caso, previa autorizzazione del Presidente del Tribunale) può sapere in quale banca il suo debitore deposita i soldi, evitando così i rischi di un pignoramento inutile.

Insomma, grazie alle anagrafi tributarie e dei conti correnti, il creditore può sapere quali beni del debitore sono presso terzi.

Come funziona il pignoramento presso terzi?

Il funzionamento del pignoramento presso terzi è molto semplice, ma è diverso a seconda che il creditore sia un soggetto privato (una banca, un fornitore, un vicino di casa che ha vinto una causa, ecc.) o il fisco.

Pignoramento presso terzi ordinario

Nel caso in cui il creditore sia un soggetto privato, a prescindere che si tratti di società o persona fisica, il pignoramento presso terzi inizia con un’ingiunzione notificata sia al debitore che al debitore del debitore. A entrambi l’ufficiale giudiziario ingiunge di non disporre dei beni pignorati. Si va poi davanti al giudice dell’esecuzione – che è una sezione speciale del tribunale ordinario – che assegna le somme pignorate sempre che il “terzo pignorato” abbia confermato il proprio debito nei confronti del “debitore pignorato” (la conferma va inviata con raccomandata o posta elettronica certificata inviata al creditore procedente).

Pignoramento presso terzi esattoriale

Se il creditore è il fisco, non si passa dal tribunale e l’Agente della Riscossione intima alla banca o al datore di lavoro di versare le somme pignorate entro 60 giorni, salvo pagamento bonario. Nel caso però in cui il bene pignorato sia la pensione, il fisco deve adottare la forma del pignoramento ordinario.

Cosa si può pignorare con il pignoramento presso terzi?

Veniamo ora ai beni che possono essere pignorati con il pignoramento presso terzi.

Lo stipendio e il Tfr

Se il datore di lavoro non lo ha ancora versato al dipendente, il creditore può pignorarlo direttamente presso l’azienda, la quale però dovrà consegnargli solo un quinto al mese, mentre gli altri quattro quinti restano al lavoratore per garantirgli la sopravvivenza. Così vale per ogni mese. Medesimo discorso vale per il Tfr.

Se lo stipendio, però, viene versato sul conto corrente, il creditore può pignorare la provvista presente in banca alla data di notifica del pignoramento solo nella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (ossia 1344,21 euro), mentre le successive somme accreditate vengono pignorate fino a massimo un quinto (come nel caso di pignoramento in azienda).

La pensione

Se l’ente di previdenza non ha ancora versato la pensione all’avente diritto, il creditore può pignorarla (come per lo stipendio) nei limiti di un quinto, ma detratto il minimo vitale che è pari all’assegno sociale aumentato di un mezzo (672,10 euro).

Invece se la pensione viene versata in banca, valgono le stesse regole dello stipendio di cui abbiamo parlato al punto precedente.

L’affitto

Se il debitore ha dato in affitto un appartamento, i canoni versati mensilmente dall’inquilino possono essere pignorati integralmente. Così l’affittuario riceve l’atto di pignoramento da parte del creditore del suo locatore e, da quel momento, dovrà smettere di pagare l’affitto ma attendere l’ordine del giudice che lo autorizza a dare i soldi direttamente al creditore procedente.

Conto corrente bancario o postale

Abbiamo visto prima che il conto corrente (bancario o postale) destinatario di pensione o stipendio può essere pignorato non per intero ma solo per quelle somme che eccedono il triplo dell’assegno sociale (attualmente 1344,21 euro). Invece se sul conto confluiscono altre somme o, a quelle dello stipendio e della pensione, si mischiano altri emolumenti, questo è pignorabile integralmente. Quindi sempre meglio tenere conti differenti.

Libretti di deposito e cassette di sicurezza

In realtà, col pignoramento presso terzi sono pignorabili tutti i rapporti bancari, ivi compresi libretti di deposito e cassette di sicurezza. Ma ci sono anche le azioni e le obbligazioni curate dall’istituto di credito su delega del cliente.

Altri beni pignorabili col pignoramento presso terzi

Ecco altri beni pignorabili con il pignoramento presso terzi:

  • gli straordinari di lavoro (fino a massimo un quinto);
  • il trattamento di fine rapporto (fino a massimo un quinto);
  • i rimborsi spese (fino a massimo un quinto);
  • la pensione di invalidità (fino a massimo un quinto, detratto il minimo vitale);
  • la pensione di reversibilità (fino a massimo un quinto, detratto il minimo vitale);
  • gli altri importi erogati a titolo assistenziale o previdenziale (fino a massimo un quinto, detratto il minimo vitale).

Beni non pignorabili col pignoramento presso terzi

Non possono essere pignorati né col pignoramento presso terzi, né con altre forme di pignoramento:

  • i crediti alimentari;
  • i crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri;
  • i crediti dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, enti di assistenza o istituti di beneficenza;
  • le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario nell’assicurazione sulla vita;
  • i fondi speciali per la previdenza e l’assistenza costituiti dall’imprenditore per i dipendenti;
  • i fondi destinati, mediante aperture di credito a favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della salute, a servizi e finalità di sanità pubblica nonché al pagamento di emolumenti di qualsiasi tipo comunque dovuti al personale amministrato o di spese per servizi e forniture prestati agli uffici medesimi, non sono soggetti ad esecuzione forzata;
  • la quota del socio di società di persone finché dura la società;
  • la quota del socio di cooperativa, finché dura la società;
  • fondo consortile, finché dura il consorzio.

note

Autore immagine: 123ef com


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1 Commento

  1. buongiorno,vorrei un chiarimento riguardo il pignoramento dello stipendio,anche l’eventuale credito dato dal 730 è pignorabile? grazie

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