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Lo sai che? Per chiedere certificati al Comune c’è bisogno dell’avvocato?

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

Devo fare un’istanza di accesso agli atti amministrativi e chiedere un certificato di residenza e uno stato di famiglia di una persona, ma al Comune mi hanno detto che c’è bisogno della lettera dell’avvocato che giustifichi questa richiesta per finalità giudiziarie. Ma non è un mio diritto?

Il lettore ha ragione: il diritto di accesso agli atti amministrativi può essere esercitato autonomamente anche dal cittadino, senza bisogno né dell’avvocato, né che questi espliciti le ragioni del proprio interesse. Insomma, la richiesta da parte del Comune di una lettera legale che giustifichi la domanda con generiche «finalità giudiziarie» è del tutto insensata e non necessaria.

Peraltro, sebbene in passato la questione poteva comunque destare qualche dubbio interpretativo, con la recente riforma che ha introdotto il Foia (ossia il «Freedom Of Information Act», che significa «la legge sulla libertà di informazione»), le cose si sono capovolte. In particolare, prima dell’entrata in vigore della riforma di qualche mese fa, per estrarre copia di documentazione amministrativa riguardante altre persone bisognava dimostrare un interesse concreto e non una mera curiosità; oggi invece la prova dell’interesse non è più necessaria (essendo questo sempre presunto). Risultato: ogni cittadino ha diritto a prendere visione delle informazioni in possesso della pubblica amministrazione senza bisogno di motivazioni. A maggior ragione, l’intervento dell’avvocato è del tutto inutile, né esiste una norma di legge che obblighi gli enti pubblici o le P.A. a garantire il diritto di accesso solo in presenza di una lettera motivata dell’avvocato.

Ciò nonostante, registriamo una perdurante prassi dei Comuni a non rilasciare certificati – come, appunto, quelli di residenza e gli stati di famiglia – salvo che a chiederlo sia un avvocato con carta intestata, il quale motivi detto interesse. Motivazione che, peraltro, è solo di facciata e serve a “mondarsi la coscienza”, perché basta un generico riferimento a «esigenze di carattere giudiziario» per aprire la porta a qualsiasi documentazione, senza che a ciò consegua alcuna verifica o indagine. Insomma, sembra che i nostri Comuni siano ancora vittime di una abitudine del tutto italiana dello “scarica barile” ove nessuno si prende la responsabilità di un’azione, anche quando questa non è che l’adempimento di un diritto legittimo del cittadino.


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