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Gratuito patrocinio anche per accordi e consulenze?

16 marzo 2017


Gratuito patrocinio anche per accordi e consulenze?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2017



Il patrocinio a spese dello stato si può applicare anche quando si raggiunge  un accordo stragiudiziale prima della causa e per tutta la fase di consulenza iniziale?

La legge stabilisce che il gratuito patrocinio – o anche chiamato patrocinio a spese dello Stato – si applichi solo in caso di controversie giudiziarie, ossia deve sorgere una causa (sia essa di natura civile, penale, amministrativa o tributaria). Con la conseguenza che il gratuito patrocinio non è ammesso anche per accordi e consulenze. Ma con alcune importanti precisazioni che, qui di seguito, vedremo.

Chi può ottenere il gratuito patrocinio?

A poter chiedere il gratuito patrocinio è solo chi ha un reddito imponibile (ai fini Irpef, per come risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi), non superiore a 11.528,41 euro (dato così aggiornato al 2017, ma adeguato all’inflazione ogni due anni con decreto del Ministero della giustizia).

In quali casi si può ottenere il gratuito patrocinio?

Per ottenere un avvocato pagato dallo Stato bisogna fare una esplicita richiesta (la domanda viene curata dall’avvocato) che, nel caso del processo civile, viene presentata al locale consiglio dell’ordine mentre, nel caso del processo penale, direttamente al giudice. Nell’istanza bisogna dimostrare di avere un reddito nei limiti fissati dalla legge.

Come abbiamo detto, il gratuito patrocinio si può ottenere solo per l’attività che l’avvocato esplica in un processo di tipo civile, penale, amministrativo o tributario. In ambito civile, poi, si può ottenere «l’avvocato a spese dello Stato» anche per i cosiddetti procedimenti di «volontaria giurisdizione» come quelli in materia di stato e capacità delle persone (ad esempio l’interdizione, l’inabilitazione, la nomina dell’amministratore di sostegno), la separazione personale tra i coniugi, l’affidamento dei figli, provvedimenti in materia di responsabilità genitoriale, ecc.

Se invece l’avvocato si limita a trovare un accordo tra il proprio cliente e l’avversario prima che i due vadano in causa, è legittimato a presentare la parcella e il cliente dovrà pagarla di tasca propria, non potendo valersi del patrocinio a spese dello Stato. Infatti, la Cassazione [1] ha espressamente escluso dall’ambito del gratuito patrocinio tutte le parcelle dell’avvocato presentate per consulenze stragiudiziali, ivi compresa quindi l’attività di redazione di accordi di transazione. Se però alla consulenza fa seguito una causa perché l’accordo non vien trovato e le parti decidono di andare in giudizio, allora il cliente si può giovare del gratuito patrocinio anche per la fase anteriore al giudizio.

Oltre ad accordi transattivi e consulenze che non sfocino in cause, sono esclusi dal gratuito patrocinio le cause per cessioni di crediti e ragioni altrui (salvo che la cessione sia stata effettuata in pagamento di crediti o ragioni preesistenti).

Ultima importante precisazione su una questione che, spesso, crea molta confusione tra i clienti. Il gratuito patrocinio è consentito solo se le ragioni del richiedente non sono manifestamente infondate. Inoltre, se questi perde la causa, è tenuto a pagare l’avvocato di controparte (cosiddetta «condanna alle spese processuali»), senza poter rivendicare il fatto di aver ottenuto il beneficio del patrocinio a spese dello Stato.

Infine, la parte ammessa al gratuito patrocinio in primo grado e rimasta soccombente non può chiedere nuovamente l’ammissione per proporre impugnazione, salvo che per l’azione di risarcimento del danno nel processo penale.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 9529/2013 del 18.04.2013, n. 24723/2011.


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